MANCHESTER. Tim Parks vive da anni in Veneto ma è nato qui, a Manchester, sessantatré anni fa. E non ha dimenticato la sua città, quella che lui chiama "il centro del calore umano inglese". Così, senza esitazioni. Il celebre scrittore italo-inglese, traduttore di Calvino, Moravia e Tabucchi e autore dei romanzi "Europa", "An Italian education" e l'ultimo "Morte in mostra" (edizione Bompiani) non ha potuto partecipare al denso silenzio del cordoglio di questi giorni. Troppi i chilometri nel mezzo. Anche ieri ci sono state veglie, fiumi di fiori, foto, poesie e biglietti struggenti lasciati da migliaia di persone nel centro di Manchester. Spoon River a cielo aperto, come quelle di Albert Street e St. Ann sotto un sole prepotente, che ieri baluginavano nelle piazzette della città. Ma, con il pensiero comunque vicino, Parks pensa che questa assurda strage di lunedì sera a un concerto pop di ragazzini innocenti non cambierà l'anima di Manchester. "L'importante è rimanere se stessi".
Che cosa intende, Parks?
"C'è chi dice che dobbiamo far finta che non sia successo niente per non darla vinta ai terroristi. Io non la penso così. Certo, prima o poi ritroveremo la normalità. L'Arena era proprio il simbolo dell'apertura della città al mondo, dopo la depressione degli anni Sessanta e Settanta. Ma non dobbiamo dare altri significati a una cosa mostruosa e insensata. Non dobbiamo farci contagiare dalla retorica, di qualsiasi tipo. Altrimenti non saremmo più noi stessi".
Che cosa ha Manchester di così speciale?
"Un'attitudine alla vita molto aperta, serena e rilassata. Per raccontare questo aspetto gli inglesi citano spesso la storiella di "sondaggio" a Manchester nel 1800, in un sabato a mezzanotte: metà della popolazione era felicemente ubriaca. Ma al di là di questi flashback controversi, mio padre mi raccontava sempre di quanto è brava la gente di Manchester".
Perché secondo lei?
"Per via dell'industrializzione che c'è stata oltremanica e anche dello spirito comunitario della chiesa metodista e anglicana del Nord. In Inghilterra è capitato il contrario dell'Italia: nelle città industriali settentrionali, l'umore e approccio delle persone è molto più solare e aperto rispetto a Londra e altre città del Sud con molte meno fabbriche. Il lavoro duro, il senso di classe, ha creato un inscalfibile senso della comunità a Manchester, che sopravvive ancora oggi nonostante momenti difficili come il massacro alle manifestazioni di Peterloo nel 1819, le proteste operaie soffocate nel sangue, la depressione post industriiale, la rinascita negli anni Ottant. E sull'integrazione poi: credo che Manchester sia una delle poche città che non abbia avuto tensioni in questi anni. I londinesi spesso dicono che i Mancunians, gli abitanti di Manchester, sono grezzi. Ma forse nella capitale sono solo un po' invidiosi".
Che cosa intende, Parks?
"C'è chi dice che dobbiamo far finta che non sia successo niente per non darla vinta ai terroristi. Io non la penso così. Certo, prima o poi ritroveremo la normalità. L'Arena era proprio il simbolo dell'apertura della città al mondo, dopo la depressione degli anni Sessanta e Settanta. Ma non dobbiamo dare altri significati a una cosa mostruosa e insensata. Non dobbiamo farci contagiare dalla retorica, di qualsiasi tipo. Altrimenti non saremmo più noi stessi".
Che cosa ha Manchester di così speciale?
"Un'attitudine alla vita molto aperta, serena e rilassata. Per raccontare questo aspetto gli inglesi citano spesso la storiella di "sondaggio" a Manchester nel 1800, in un sabato a mezzanotte: metà della popolazione era felicemente ubriaca. Ma al di là di questi flashback controversi, mio padre mi raccontava sempre di quanto è brava la gente di Manchester".
Perché secondo lei?
"Per via dell'industrializzione che c'è stata oltremanica e anche dello spirito comunitario della chiesa metodista e anglicana del Nord. In Inghilterra è capitato il contrario dell'Italia: nelle città industriali settentrionali, l'umore e approccio delle persone è molto più solare e aperto rispetto a Londra e altre città del Sud con molte meno fabbriche. Il lavoro duro, il senso di classe, ha creato un inscalfibile senso della comunità a Manchester, che sopravvive ancora oggi nonostante momenti difficili come il massacro alle manifestazioni di Peterloo nel 1819, le proteste operaie soffocate nel sangue, la depressione post industriiale, la rinascita negli anni Ottant. E sull'integrazione poi: credo che Manchester sia una delle poche città che non abbia avuto tensioni in questi anni. I londinesi spesso dicono che i Mancunians, gli abitanti di Manchester, sono grezzi. Ma forse nella capitale sono solo un po' invidiosi".