LONDRA. "La fonte della soffiata potrebbe essere alla Casa Bianca. Ma la relazione speciale fra Londra e Washington è troppo importante perché sia compromessa da un incidente come questo". È il parere di Frederick Forsyth, maestro dei thriller di spionaggio, autore di best-seller internazionali, da Il giorno dello sciacallo a Il vendicatore, e lui stesso 007 part-time come ha rivelato nel suo ultimo libro, l'autobiografia L'outsider, il romanzo di una vita.
È scoppiata una guerra di spie, signor Forsyth?
"C'è stato un incidente. È giusto definirlo irritante, come ha detto la nostra ministra degli Interni. Ma non è una guerra".
Da chi può essere arrivata la soffiata?
"L'ipotesi più probabile è un funzionario della Casa Bianca. Ma sono possibili altri scenari. Trump si è fatto molti nemici, nel proprio staff, al Congresso, all'Fbi e nella Cia".
È verosimile che sia una ritorsione della Casa Bianca per le rivelazioni sul dossier, preparato da un ex-007 britannico, su Trump filmato dai servizi segreti russi con prostitute in un albergo di Mosca per poterlo poi ricattare?
"È uno scenario da romanzo. Beninteso, queste cose accadono anchenella realtà. Ma per me stavolta le motivazioni sono più semplici".
A che cosa pensa?
"Le soffiate si fanno per due ragioni: il desiderio di mettersi in vista agli occhi di che ne beneficia, per dimostrare la propria importanza; oppure uno scopo personale, l'intento di imbarazzare una persona, un'agenzia o uno Stato".
Sapremo mai chi è stato?
"L'opinione pubblica forse no: il New York Times non rivelerà chi gli ha dato le foto. Ma non è escluso che l'Fbi lo scopra da altri canali e che il responsabile finisca per pagare".
May è sembrata adiratissima.
"È in campagna elettorale. Vuole apparire forte. E deve difendere il lavoro dei propri servizi segreti".
Dunque la "relazione speciale" Londra-Washington non rischia?
"Non credo proprio. Al massimo si può parlare di un singolo problema che non mette a repentaglio la solidità del rapporto. La Gran Bretagna trae molti più benefici dalla collaborazione con l'intelligence americana di quanti gli Usa ne ricevano da noi. Il 90 per cento dello spionaggio moderno è elettronico e nessuno ha i droni, i satelliti-spia, i mezzi degli Stati Uniti in questo campo".
I servizi britannici hanno colpe per l'attentato di Manchester?
"È innegabile che hanno commesso un errore, non prestando abbastanza attenzione a quel giovane di origine libica a dispetto di vari campanelli d'allarme. Ma è inevitabile che ogni tanto l'intelligence sbagli. Non dimentichiamo che l'ultimo attentato riuscito con esplosivi era stato
quello di Londra nel 2005. Da allora
sono stati sventati innumerevoli
complotti. Con i terroristi il problema
è questo: a noi non basta fare tutto
bene il 99,9 per cento delle volte,
a loro basta avere successo 1 volta"
È scoppiata una guerra di spie, signor Forsyth?
"C'è stato un incidente. È giusto definirlo irritante, come ha detto la nostra ministra degli Interni. Ma non è una guerra".
Da chi può essere arrivata la soffiata?
"L'ipotesi più probabile è un funzionario della Casa Bianca. Ma sono possibili altri scenari. Trump si è fatto molti nemici, nel proprio staff, al Congresso, all'Fbi e nella Cia".
È verosimile che sia una ritorsione della Casa Bianca per le rivelazioni sul dossier, preparato da un ex-007 britannico, su Trump filmato dai servizi segreti russi con prostitute in un albergo di Mosca per poterlo poi ricattare?
"È uno scenario da romanzo. Beninteso, queste cose accadono anchenella realtà. Ma per me stavolta le motivazioni sono più semplici".
A che cosa pensa?
"Le soffiate si fanno per due ragioni: il desiderio di mettersi in vista agli occhi di che ne beneficia, per dimostrare la propria importanza; oppure uno scopo personale, l'intento di imbarazzare una persona, un'agenzia o uno Stato".
Sapremo mai chi è stato?
"L'opinione pubblica forse no: il New York Times non rivelerà chi gli ha dato le foto. Ma non è escluso che l'Fbi lo scopra da altri canali e che il responsabile finisca per pagare".
May è sembrata adiratissima.
"È in campagna elettorale. Vuole apparire forte. E deve difendere il lavoro dei propri servizi segreti".
Dunque la "relazione speciale" Londra-Washington non rischia?
"Non credo proprio. Al massimo si può parlare di un singolo problema che non mette a repentaglio la solidità del rapporto. La Gran Bretagna trae molti più benefici dalla collaborazione con l'intelligence americana di quanti gli Usa ne ricevano da noi. Il 90 per cento dello spionaggio moderno è elettronico e nessuno ha i droni, i satelliti-spia, i mezzi degli Stati Uniti in questo campo".
I servizi britannici hanno colpe per l'attentato di Manchester?
"È innegabile che hanno commesso un errore, non prestando abbastanza attenzione a quel giovane di origine libica a dispetto di vari campanelli d'allarme. Ma è inevitabile che ogni tanto l'intelligence sbagli. Non dimentichiamo che l'ultimo attentato riuscito con esplosivi era stato
quello di Londra nel 2005. Da allora
sono stati sventati innumerevoli
complotti. Con i terroristi il problema
è questo: a noi non basta fare tutto
bene il 99,9 per cento delle volte,
a loro basta avere successo 1 volta"