TAORMINA - Paolo Gentiloni ha il senso dell’umorismo. Ce ne vuole per descrivere Donald Trump come “dialogante e curioso”, dopo che gli ha sabotato il G7. Ma il premier italiano ha ragione. Se uno ti taglia la strada e sei un galantuomo, non scendi dall’auto con la mazza da baseball per fracassargli il finestrino. Se poi tu guidi una Cinquecento e lui un Tir, il gioco delle ritorsioni è fuori dalla tua portata. Che Trump sia un tanghero e un cafone, gli americani lo sapevano da tempo. In campagna elettorale arrivò al punto di scimmiottare un giornalista disabile per umiliarlo in pubblico. In altra occasione (precedente) disse che lui le donne le afferra dalle parti intime. A Gentiloni è andata di lusso, al confronto.
In quanto a strappi contro il galateo dei vertici, Trump è stato imitato da Angela Merkel quando ambedue hanno lasciato frettolosamente Taormina senza neppure fare la conferenza stampa finale. La conferenza stampa conclusiva è un’usanza probabilmente inutile come tanta parte di questi vertici. Ma tagliar corto in quel modo senza neppure dare all’opinione pubblica la propria versione sul contenuto del summit, è una conferma crudele della sua irrilevanza.
La Merkel ha lasciato l’Italia con un commento secco, dicendosi “molto insoddisfatta”. Nello specifico lei si riferiva al mancato accordo sul cambiamento climatico, ma il giudizio si può estendere a tutto il G7. Emmanuel Macron ha fatto un esercizio di alta ipocrisia esortando all’ottimismo perché “Trump può ancora essere convinto a rispettare gli accordi di Parigi”. E’ comprensibile che un francese sia l’ultimo a voler ammettere che quegli accordi sono stati affondati dalla superpotenza mondiale; ma comunque è questa la realtà. Se anche domani in una delle sue piroette Trump dovesse decidere che l’America non si ritira ufficialmente dagli accordi di Parigi, nei fatti questo è già accaduto perché tutte le scelte energetiche e ambientali che lui ha compiuto dal suo arrivo alla Casa Bianca sono un rilancio delle energie fossili e un via libera all’inquinamento.
In America è stato notato che quella scelta di Trump di voler mantenere il “suspense”, rinviando la decisione sul clima, è tale quale il modo in cui lui alzava la tensione fra i concorrenti nel reality-tv show The Apprentice. Questo è l’uomo, questo è il metodo. Se Macron lo prende sul serio, c’è da preoccuparsi per la sua ingenuità.
Ma ingenui lo sono anche quegli europei che al termine del summit di Taormina vagheggiano di un risultato “sei contro uno”. Come se la governance globale potesse ripartire da lì: isolare l’America visto che rema contro, e andare avanti lo stesso, senza di lei. Andare dove? Intanto la rappresentazione del “sei contro uno” è falsa perché su molte cose Theresa May cerca un asse preferenziale con Washington. Per non parlare di Shinzo Abe che ha tutt’altri problemi (la Cina, la Corea del Nord). Ma soprattutto il miraggio del “sei contro uno” presuppone una Unione europea compatta, decisionista, solidale e funzionante. Dal terrorismo alle migrazioni, per non parlare dell’austerity e della crescita economica, non è certo il solo Trump a impedire di marciare uniti verso un futuro migliore.
In quanto a strappi contro il galateo dei vertici, Trump è stato imitato da Angela Merkel quando ambedue hanno lasciato frettolosamente Taormina senza neppure fare la conferenza stampa finale. La conferenza stampa conclusiva è un’usanza probabilmente inutile come tanta parte di questi vertici. Ma tagliar corto in quel modo senza neppure dare all’opinione pubblica la propria versione sul contenuto del summit, è una conferma crudele della sua irrilevanza.
La Merkel ha lasciato l’Italia con un commento secco, dicendosi “molto insoddisfatta”. Nello specifico lei si riferiva al mancato accordo sul cambiamento climatico, ma il giudizio si può estendere a tutto il G7. Emmanuel Macron ha fatto un esercizio di alta ipocrisia esortando all’ottimismo perché “Trump può ancora essere convinto a rispettare gli accordi di Parigi”. E’ comprensibile che un francese sia l’ultimo a voler ammettere che quegli accordi sono stati affondati dalla superpotenza mondiale; ma comunque è questa la realtà. Se anche domani in una delle sue piroette Trump dovesse decidere che l’America non si ritira ufficialmente dagli accordi di Parigi, nei fatti questo è già accaduto perché tutte le scelte energetiche e ambientali che lui ha compiuto dal suo arrivo alla Casa Bianca sono un rilancio delle energie fossili e un via libera all’inquinamento.
In America è stato notato che quella scelta di Trump di voler mantenere il “suspense”, rinviando la decisione sul clima, è tale quale il modo in cui lui alzava la tensione fra i concorrenti nel reality-tv show The Apprentice. Questo è l’uomo, questo è il metodo. Se Macron lo prende sul serio, c’è da preoccuparsi per la sua ingenuità.
Ma ingenui lo sono anche quegli europei che al termine del summit di Taormina vagheggiano di un risultato “sei contro uno”. Come se la governance globale potesse ripartire da lì: isolare l’America visto che rema contro, e andare avanti lo stesso, senza di lei. Andare dove? Intanto la rappresentazione del “sei contro uno” è falsa perché su molte cose Theresa May cerca un asse preferenziale con Washington. Per non parlare di Shinzo Abe che ha tutt’altri problemi (la Cina, la Corea del Nord). Ma soprattutto il miraggio del “sei contro uno” presuppone una Unione europea compatta, decisionista, solidale e funzionante. Dal terrorismo alle migrazioni, per non parlare dell’austerity e della crescita economica, non è certo il solo Trump a impedire di marciare uniti verso un futuro migliore.