Zbigniew Brzezinski, figura chiave dell'amministrazione del presidente americano Jimmy Carter, di cui fu consigliere per la sicurezza nazionale negli anni della crisi degli ostaggi in Iran e dell'invasione sovietica dell'Afghanistan alla fine degli anni Settanta, è morto ieri all'età di 89 anni. A darne notizia è stata la figlia Mika - una delle conduttrici di 'Morning Joe' su MSNBC - su Instagram. Il decesso, scrive il New York Times, è avvenuto all'Inova Fairfax Hospital di Falls Church, Virginia.
Accademico di origini polacche, per gli amici era solo "zbig", per i nipoti "il capo", ma per la casa bianca è stato un consigliere molto ascoltato: c'era lui dietro il tentato blitz durante la crisi degli ostaggi nell'ambasciata americana a teheran, prigionieri per 444 giorni tra il novembre del 1979 e il gennaio 1981. Il fallimento della missione lo portò alle dimissioni.
Ferocemente antisovietico, ufficialmente era un democratico, ma le sue posizioni in questioni di sicurezza erano piuttosto conservatrici. Attivo ancora di recente - ha criticato l'elezione di Donald Trump alla presidenza, definendo la sua politica estera troppo vaga - nel 2011 Brzezinski teorizzò la necessità di una linea americana dura all'estero come chiave per la stabilità globale. Una dottrina intitolata "visione strategica: America e la crisi del potere globale" che rifletteva le sue convinzioni di una vita. Ovvero: se l'America si ritrae, altri paesi prenderanno il sopravvento e il mondo entrerà in una fase di incertezza dalle conseguenze devastanti.
Accademico di origini polacche, per gli amici era solo "zbig", per i nipoti "il capo", ma per la casa bianca è stato un consigliere molto ascoltato: c'era lui dietro il tentato blitz durante la crisi degli ostaggi nell'ambasciata americana a teheran, prigionieri per 444 giorni tra il novembre del 1979 e il gennaio 1981. Il fallimento della missione lo portò alle dimissioni.
Ferocemente antisovietico, ufficialmente era un democratico, ma le sue posizioni in questioni di sicurezza erano piuttosto conservatrici. Attivo ancora di recente - ha criticato l'elezione di Donald Trump alla presidenza, definendo la sua politica estera troppo vaga - nel 2011 Brzezinski teorizzò la necessità di una linea americana dura all'estero come chiave per la stabilità globale. Una dottrina intitolata "visione strategica: America e la crisi del potere globale" che rifletteva le sue convinzioni di una vita. Ovvero: se l'America si ritrae, altri paesi prenderanno il sopravvento e il mondo entrerà in una fase di incertezza dalle conseguenze devastanti.