Il monastero, costruito nel X secolo, appartiene all'Ordine antoniano di sant'Ormista dei caldei. Dopo la sua conquista, i miliziani decisero di usarono come prigione. Nel dicembre 2015, vi portarono almeno 150 prigionieri, compresi alcuni capi tribù sunniti che si erano opposti alla presenza dello Stato Islamico, ed ex membri degli apparati di sicurezza iracheni, detenuti in precedenza nella prigione di Badush.
Tra gli scatti diffusi su Facebook ce n'è uno che immortala due giovani mentre ergono, sul tetto dello stabile, un grande crocifisso. Lo stesso che nel marzo di due prima gli jihadisti avevano buttato giù, non paghi di aver devastato già la facciata della struttura, rinomata per la sua configurazione architettonica in cui mattoni e aperture sono disposti per disegnare una grande croce.
Sorte, quella della devastazione e del saccheggio, condivisa anche da altre chiese irachene, soprattutto quelle dei territori finiti sotto il controllo dello Stato Islamico. Un esempio tra tutti è Qaraqosh, città da sempre punto di riferimento dei cristiani iracheni, liberata a ottobre 2016. Dove quest'anno, per la prima volta dal 2014, i cristiani hanno potuto nuovamente celebrare il Natale e la Pasqua.
Mosul, solidarietà oltre la fede: ragazzi musulmani aiutano a ricostruire la chiesa rovinata dall'Isis
A Mosul, in Iraq, un gruppo di ragazzi musulmani ha deciso di aiutare la comunità cristiana a ricostruire il monastero di San Giorgio. L'antica struttura era stata distrutta dall'Isis nel marzo del 2015 e trasformata in una prigione. Insieme, fedeli cristiani e islamici, hanno così ripulito alcuni locali interni dello stabile e riposizionato il grande crocifisso che, fino a prima dell'arrivo dei miliziani, campeggiava sul tetto della struttura. I giovani si sono mobilitati dopo che in città si era diffusa la voce che una famiglia cristiana era stata importunata da alcuni musulmani residenti nel quartiere Al Arabi, lo stesso dove sorge il monastero. A riportare la storia è stata la pagina Facebook "This is Christian Iraq" . (Foto Facebook / This is Christian Iraq, Mohammed Al-Zakaria)