KABUL - Sono oltre 150 le persone che hanno perso la vita nell'attentato di mercoledì scorso a Kabul, quando un camion cisterna guidato da un kamikaze è esploso nella zona delle ambasciate, vicino al palazzo presidenziale. Il bilancio delle vittime fornito in precedenza era di 90 morti per l'attacco terroristico più sanguinoso compiuto nella capitale afgana da 15 anni a questa parte.
"Oltre 150 figli e figlie innocenti sono morti e più di 300 feriti sono stati portati negli ospedali con ustioni e amputazioni", ha detto il presidente afgano, Ashraf Ghani, durante la conferenza internazionale di pace che si svolge in una città blindata. Dinanzi ai presenti, tra i quali i rappresentanti di 23 Paesi e organismi internazionali, il presidente ha aggiunto che l'obiettivo dei terroristi era "tutto il quartiere diplomatico" e che solo "l'eroismo di 13 poliziotti afgani" ha consentito di evitare la morte di stranieri.
Denominato 'Processo di Kabul', l'incontro aperto da Ghani ha lo scopo di costruire una piattaforma per un piano - ideato, guidato e gestito dal governo afgano - per riportare la pace nel Paese e permettere la partenza dei militari della coalizione internazionale, giunti nel 2001. Nel suo discorso, il presidente ha lanciato un ultimatum ai Talebani: "Stiamo offrendo una possibilità per la pace, ma questa non è un'offerta aperta. Il tempo si sta esaurendo (...) Questa è l'ultima possibilità, prenderla o affrontare le conseguenze".
L'attentato di mercoledì scorso ha riacceso i contrasti politici ed etnici che indeboliscono il governo afgano. Da allora nell'area in cui è avvenuta l'esplosione c'è un sit-in di persone che vogliono le dimissioni del consigliere per la sicurazza nazionale Hanif Atmar. Venerdì alcuni dei manifestanti sono stati uccisi in scontri con la polizia e il giorno dopo, al funerale di uno di loro, sei persone sono morte in un altro attentato. Alle esequie era presente anche il premier Abdullah Abdullah, rimasto illeso. Con quanti chiedono le dimissioni di Atmar si è schierato il ministro degli Esteri Salahuddin Rabbani, leader del partito a maggioranza tagika Jamiat. Ma il presidente Ghani, rappresentante dell'etnia pashtun, si oppone fermamente.
"Oltre 150 figli e figlie innocenti sono morti e più di 300 feriti sono stati portati negli ospedali con ustioni e amputazioni", ha detto il presidente afgano, Ashraf Ghani, durante la conferenza internazionale di pace che si svolge in una città blindata. Dinanzi ai presenti, tra i quali i rappresentanti di 23 Paesi e organismi internazionali, il presidente ha aggiunto che l'obiettivo dei terroristi era "tutto il quartiere diplomatico" e che solo "l'eroismo di 13 poliziotti afgani" ha consentito di evitare la morte di stranieri.
Denominato 'Processo di Kabul', l'incontro aperto da Ghani ha lo scopo di costruire una piattaforma per un piano - ideato, guidato e gestito dal governo afgano - per riportare la pace nel Paese e permettere la partenza dei militari della coalizione internazionale, giunti nel 2001. Nel suo discorso, il presidente ha lanciato un ultimatum ai Talebani: "Stiamo offrendo una possibilità per la pace, ma questa non è un'offerta aperta. Il tempo si sta esaurendo (...) Questa è l'ultima possibilità, prenderla o affrontare le conseguenze".
L'attentato di mercoledì scorso ha riacceso i contrasti politici ed etnici che indeboliscono il governo afgano. Da allora nell'area in cui è avvenuta l'esplosione c'è un sit-in di persone che vogliono le dimissioni del consigliere per la sicurazza nazionale Hanif Atmar. Venerdì alcuni dei manifestanti sono stati uccisi in scontri con la polizia e il giorno dopo, al funerale di uno di loro, sei persone sono morte in un altro attentato. Alle esequie era presente anche il premier Abdullah Abdullah, rimasto illeso. Con quanti chiedono le dimissioni di Atmar si è schierato il ministro degli Esteri Salahuddin Rabbani, leader del partito a maggioranza tagika Jamiat. Ma il presidente Ghani, rappresentante dell'etnia pashtun, si oppone fermamente.