"Gli attacchi di ieri a Teheran non semplificano le cose in una regione che è sempre più nel caos. Dopo la presa di posizione di Donald Trump in favore dell'Arabia Saudita, la percezione degli iraniani è che se pure gli attentati portano la firma dell'Isis, dietro c'è la mano di Riad: li considerano due facce della stessa medaglia". Gary Sick, professore della Columbia University, è l'ex consigliere alla Sicurezza nazionale che fu uomo di punta della Casa Bianca di Jimmy Carter durante la crisi degli ostaggi all'ambasciata Usa di Teheran. "Non credo ci sarà una guerra. Ma la situazione è seria. E il buonsenso scarseggia".
Perché colpire l'Iran in questo momento?
"L'attacco lanciato martedì su Raqqa, capitale del Califfato, potrebbe essere uno dei motivi: le milizie iraniane hanno un ruolo importante e dunque è probabile che lo Stato Islamico voglia colpire i suoi nemici come già fatto altrove. Ma è difficile per un'organizzazione sunnita creare un network, procurarsi materiali e persone in un paese sciita. Per questo molti puntano il dito verso i sauditi, che, dopo aver isolato il Qatar stanno portando avanti un'offensiva per il controllo della regione".
Lei cosa ne pensa?
"È presto per capirci qualcosa: quel che sta accadendo è nuovo, siamo davanti a un totale riposizionamento dei Paesi del Golfo. Le loro relazioni si stanno modificando e naturalmente la presa di posizione di Donald Trump qualche settimana fa in favore dei sunniti ha un ruolo centrale".
Il ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel ha parlato di "trumpizzazione" del Medio Oriente. Davvero la regione si sta trasformando secondo i criteri del presidente?
"Siamo davanti a una rottura degli equilibri. Ma le affermazioni di Trump non hanno nessun criterio strategico. La più grande base aerea americana è in Qatar, è da lì che partono gli attacchi contro l'Isis. Tant'è che il primo viaggio ufficiale del segretario alla Difesa James Mattis era stato proprio a Doha per congratularsi con gli alleati. L'idea di Trump che l'America deve stare con i sauditi qualunque cosa facciano è personale. Sostenerli a prescindere è pericoloso: guardate cosa hanno fatto in Siria, in Yemen, veri disastri umanitari".
Cosa accadrà ora in Iran?
"Temo ci sarà una stretta, come in altri Paesi colpiti dal terrorismo. Peccato che in Iran le libertà civili già scarseggiavano. È un paradosso: alle ultime elezioni il numero di iraniani che ha votato il moderato Rouhani è superiore a quello dei cittadini dell'intera area del Golfo. Non tenerne conto è il frutto di una politica cieca e umorale. Un vero passo indietro".
Perché colpire l'Iran in questo momento?
"L'attacco lanciato martedì su Raqqa, capitale del Califfato, potrebbe essere uno dei motivi: le milizie iraniane hanno un ruolo importante e dunque è probabile che lo Stato Islamico voglia colpire i suoi nemici come già fatto altrove. Ma è difficile per un'organizzazione sunnita creare un network, procurarsi materiali e persone in un paese sciita. Per questo molti puntano il dito verso i sauditi, che, dopo aver isolato il Qatar stanno portando avanti un'offensiva per il controllo della regione".
Lei cosa ne pensa?
"È presto per capirci qualcosa: quel che sta accadendo è nuovo, siamo davanti a un totale riposizionamento dei Paesi del Golfo. Le loro relazioni si stanno modificando e naturalmente la presa di posizione di Donald Trump qualche settimana fa in favore dei sunniti ha un ruolo centrale".
Il ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel ha parlato di "trumpizzazione" del Medio Oriente. Davvero la regione si sta trasformando secondo i criteri del presidente?
"Siamo davanti a una rottura degli equilibri. Ma le affermazioni di Trump non hanno nessun criterio strategico. La più grande base aerea americana è in Qatar, è da lì che partono gli attacchi contro l'Isis. Tant'è che il primo viaggio ufficiale del segretario alla Difesa James Mattis era stato proprio a Doha per congratularsi con gli alleati. L'idea di Trump che l'America deve stare con i sauditi qualunque cosa facciano è personale. Sostenerli a prescindere è pericoloso: guardate cosa hanno fatto in Siria, in Yemen, veri disastri umanitari".
Cosa accadrà ora in Iran?
"Temo ci sarà una stretta, come in altri Paesi colpiti dal terrorismo. Peccato che in Iran le libertà civili già scarseggiavano. È un paradosso: alle ultime elezioni il numero di iraniani che ha votato il moderato Rouhani è superiore a quello dei cittadini dell'intera area del Golfo. Non tenerne conto è il frutto di una politica cieca e umorale. Un vero passo indietro".