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Terremoto nel capitalismo cinese: "prelevato" Wu Xiaohui, miliardario amico di Trump

L'inventore del colosso delle assicurazioni Anbang, che dal nulla ha costruito un giro d'affari da 275 miliardi di dollari, preso per essere interrogato dalla polizia del presidente Xi Jinping. Sotto osservazione l'origine della sua ricchezza. Ma l'inchiesta nasconde un regolamento di conti in vista del congresso del partito comunista
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PECHINO - Il potentissimo cinese che faceva affari con la famiglia di Donald Trump adesso è finito nelle mani della polizia di Xi Jinping. Il proprietario del Waldorf Astoria, la "casa" di New York dei presidenti degli Stati Uniti, interrogato in chissà quale segreta stanza per ordine del nuovo Mao. Wu Xiaohui, l'inventore di Anbang, il colosso delle assicurazioni che dal nulla ha costruito un giro d'affari per un totale di 275 miliardi di dollari, sarebbe stato "prelevato dalle autorità" per essere interrogato. È un terremoto: uno dei più grandi scandali politici e finanziari dai tempi di Bo Xilai, il boss di Chongqing che avrebbe potuto sfidare Xi il Grande, e che invece il presidentissimo ha fatto arrestare per corruzione. Da chi? Ma proprio da Wang Qishan, il suo braccio destro, lo zar antimazzette che adesso starebbe liquidando i conti anche con Mister Anbang. È uno scandalo dai contorni ancora poco chiari ma c…
PECHINO - Il potentissimo cinese che faceva affari con la famiglia di Donald Trump adesso è finito nelle mani della polizia di Xi Jinping. Il proprietario del Waldorf Astoria, la "casa" di New York dei presidenti degli Stati Uniti, interrogato in chissà quale segreta stanza per ordine del nuovo Mao. Wu Xiaohui, l'inventore di Anbang, il colosso delle assicurazioni che dal nulla ha costruito un giro d'affari per un totale di 275 miliardi di dollari, sarebbe stato "prelevato dalle autorità" per essere interrogato. È un terremoto: uno dei più grandi scandali politici e finanziari dai tempi di Bo Xilai, il boss di Chongqing che avrebbe potuto sfidare Xi il Grande, e che invece il presidentissimo ha fatto arrestare per corruzione. Da chi? Ma proprio da Wang Qishan, il suo braccio destro, lo zar antimazzette che adesso starebbe liquidando i conti anche con Mister Anbang. È uno scandalo dai contorni ancora poco chiari ma con una certezza: è il regolamento finale tra i poteri forti di qui alla vigilia del congresso del partito che quest'autunno incoronerà Xi per (almeno) altri cinque anni.

Le notizie sono ancora frammentarie ma la bomba l'ha fatta esplodere Caixin, il giornale economico d'inchiesta che per primo aveva alzato il velo sui misteri di Anbang, la società fondata da questo ex venditore di auto usate che ha costruito il suo potere all'ombra ovviamente del partito, grazie anche al matrimonio combinatissimo con Zhuo Ran, la nipote di Deng Xiaoping, l'uomo che aprì la Cina al capitalismo. Da dove viene il tesoro che ha permesso a Anbang di costruire 275 miliardi di dollari di asset, dove porta il "labirinto" di più di cento società? Così è partita l'inchiesta voluta da Hu Shuli, la signora grande firma del giornalismo cinese e fondatrice appunto di Caixin, studi in America e solidissime amicizie, anche lei, nel partito: a cominciare proprio da quel Wang Qishan che fa tremare tutti i potenti. Un'amicizia "sospetta", secondo il capo di Anbang, che nei giorni scorsi ha replicato alle accuse prima denunciando il giornale e poi alludendo proprio a Wang in una lettera alla direttrice: "Stai cercando per caso di coinvolgere qualche pezzo grosso per colpirci prima ancora che il nostro caso finisca in tribunale?". Mossa arditissima. Subito dopo s'è prima sparsa la voce che all'imprenditore era stato impedito di lasciare il paese. E ora addirittura la notizia del suo "prelevamento" che, secondo Caixin, sarebbe avvenuto venerdì scorso, ed è rilanciata anche da Global Times, la voce in inglese del partito, che però riporta anche la versione di un portavoce dell'azienda: "È solo una voce":

E pensare che fino a ieri Anbang era l'orgoglio del capitalismo cinese: con tanto di applausi quando sborsava 2 miliardi per comprare il Waldorf Astoria, l'hotel dove a settembre il premier Li Keqiang veniva omaggiato da Henry Kissinger e dove a novembre, in piene elezioni, il Genero in Capo Jared Kushner faceva affari con Pechino. Obiettivo: fare entrare proprio Wu, previo pagamento di 400 milioni, nella torre di famiglia al 666 - numero diabolico - della Quinta Avenue. Com'è allora che questa stessa Anbang oggi sia diventata, improvvisamente, il diavolo?

L'affare con i Kushner è sfumato guarda caso alla vigilia del vertice a Mar-a-Lago tra Donald Trump e Xi Jinping: solo per evitare conflitti di interessi, come si sussurra in America? Ancora un particolare. Dall'ottobre 2014 Anbang spende 16 miliardi in acquisizioni all'estero: ma quando prova a prendersi per 14 miliardi gli Starwood Hotels perfino Pechino intima lo stop. Motivo ufficiale: la fuoriuscita di capitali che indebolisce lo yuan e mette a rischio la stabilità finanziaria. Solo quello?

Come se non bastasse, la caduta di Anbang incrocia un altro scandalo: e incrocia ancora una volta l'America. Perché lo zar potentissimo e immacolato che Wu evoca dietro all'inchiesta di Caixin è stato macchiato negli ultimi tempi anche dalle accuse infamanti di Guo Wengui, il discusso miliardario fuggito negli Usa e ospite, fra l'altro, del riservatissimo club di Mar-a-Lago, la "Casa Bianca invernale" laggiù in Florida dove Donald Trump ha ricevuto a febbraio Xi Jinping. Vedete come la cronaca supera la fantasia? Perché Guo, dall'estero, con in tasca la tessera del club lussuosissimo dei Trump, sta cercando di picconare disperatamente il sistema di potere di quello Xi che in questo momento sembra diventato il miglior amico di The Donald: insinuando via Twitter accuse senza prove. Che il nipote dello zar Wu, per esempio, avrebbe strani interessi in HNA, cioè l'impero di Chen Feng che va dalla compagnia aerea Hainian Airlines nata con i contributi dello stato comunista (e di cui si è chiacchierato in questi giorni per un presunto interesse alla vicenda Alitalia) e arriva fino agli Hotel Hilton.

Un pasticciaccio. Guo ha lanciato accuse anche contro Caixin. E per colpire chi? Ma sempre lo zar anticorruzione: cioè l'esecutore di quella campagna che ha ripulito certamente la Cina di mazzette e tangentari ma è anche servita a Super Xi per liberarsi dei suoi nemici. È un terremoto: e siamo ancora alla prima scossa.