PARIGI – Alla fine Francois Bayrou ha dovuto rassegnarsi, dimettersi dal Governo francese portandosi dietro il suo braccio destro, la ministra degli Affari europei Marielle de Sarnez. Il MoDem, il Movimento democratico alleato del partito del presidente Macron nella straordinaria vittoria elettorale di domenica scorsa, ritira i suoi ministri dal governo, in attesa che questa sera venga annunciato un nuovo governo con i loro possibili sostituti.
Il motivo è uno scandalo che fino a qualche anno fa non sarebbe stato neppure uno scandalo: il MoDem nella scorsa legislatura non aveva deputati nazionali, ma solo eurodeputati. Per cui gli assistenti parlamentati pagati dal parlamento europeo venivano sistematicamente fatti lavorare a Parigi, per il partito. Tollerabile negli anni passati, assolutamente intollerabile (e ormai anche illegale) negli anni in cui la poltiica anche in Francia ha deciso di recuperare credibilità con gli elettori.
Ieri mattina la prima ad ammettere che l’inchiesta giudiziaria era arrivata fino ai nuovi ministri, era stata la responsabile della Difesa. Sylvie Goulard si era dimessa dicendo di non voler ostacolare l’azione politica del presidente Emmanuel Macron che vuole rinnovare immagine e sostanza della politica in Francia. Anche lei europarlamentare del MoDem, europeista convinta e impegnata, collaboratrice di Romano Prodi ai tempi della presidenza della Commissione Ue, la Goulard aveva annunciato le dimissioni per non danneggiare Macron.
Grazie all’alleanza con Macron, il MoDem nelle elezioni di domenica adesso ha conquistato 42 seggi. Ma nei precedenti 5 anni questo movimento centrista da sempre alleato con la destra dei Républicains non aveva avuto deputati. Quindi nessun finanziamento pubblico, nessun sostegno, nessun aiuto per assumere personale. Il MoDem però alle europee aveva eletto 19 parlamentari, fra cui la Goulard e Bayrou. Per questo il partito aveva messo a lavorare a Parigi alcuni assistenti parlamentari che erano destinati a Bruxelles.La storia è stata rivelata da una ex europarlamentare del partito, Corinne Lapage, confermata ai giudici da un dipendente del MoDem licenziato. Da allora l’inchiesta ha toccato prima Bayrou, che nel frattempo era stato nominato ministro della Giustizia. E poi deve essere arrivata a coinvolgere tutti gli eurodeputati, fra cui adesso la Goulard.
Ieri Bayrou aveva reagito alle dimissioni della Goulard dicendo che "le sue dimissioni sono una decisione personale", come dire, 'sono fatti della Goulard, io non mi dimetterò'. Oggi è stato costretto da Macron a rendersi conto che l’inchiesta sul comportamento di tutto il partito poteva essere un problema serio, e ha accettato di uscire dal governo.
I numeri della maggioranza di En Marche (306 deputati senza il MoDem) permettono al presidente Macron di andare avanti anche senza di loro. Ma prevedibilmente i deputati MoDem rimarranno in maggioranza.
Il motivo è uno scandalo che fino a qualche anno fa non sarebbe stato neppure uno scandalo: il MoDem nella scorsa legislatura non aveva deputati nazionali, ma solo eurodeputati. Per cui gli assistenti parlamentati pagati dal parlamento europeo venivano sistematicamente fatti lavorare a Parigi, per il partito. Tollerabile negli anni passati, assolutamente intollerabile (e ormai anche illegale) negli anni in cui la poltiica anche in Francia ha deciso di recuperare credibilità con gli elettori.
Ieri mattina la prima ad ammettere che l’inchiesta giudiziaria era arrivata fino ai nuovi ministri, era stata la responsabile della Difesa. Sylvie Goulard si era dimessa dicendo di non voler ostacolare l’azione politica del presidente Emmanuel Macron che vuole rinnovare immagine e sostanza della politica in Francia. Anche lei europarlamentare del MoDem, europeista convinta e impegnata, collaboratrice di Romano Prodi ai tempi della presidenza della Commissione Ue, la Goulard aveva annunciato le dimissioni per non danneggiare Macron.
Grazie all’alleanza con Macron, il MoDem nelle elezioni di domenica adesso ha conquistato 42 seggi. Ma nei precedenti 5 anni questo movimento centrista da sempre alleato con la destra dei Républicains non aveva avuto deputati. Quindi nessun finanziamento pubblico, nessun sostegno, nessun aiuto per assumere personale. Il MoDem però alle europee aveva eletto 19 parlamentari, fra cui la Goulard e Bayrou. Per questo il partito aveva messo a lavorare a Parigi alcuni assistenti parlamentari che erano destinati a Bruxelles.La storia è stata rivelata da una ex europarlamentare del partito, Corinne Lapage, confermata ai giudici da un dipendente del MoDem licenziato. Da allora l’inchiesta ha toccato prima Bayrou, che nel frattempo era stato nominato ministro della Giustizia. E poi deve essere arrivata a coinvolgere tutti gli eurodeputati, fra cui adesso la Goulard.
Ieri Bayrou aveva reagito alle dimissioni della Goulard dicendo che "le sue dimissioni sono una decisione personale", come dire, 'sono fatti della Goulard, io non mi dimetterò'. Oggi è stato costretto da Macron a rendersi conto che l’inchiesta sul comportamento di tutto il partito poteva essere un problema serio, e ha accettato di uscire dal governo.
I numeri della maggioranza di En Marche (306 deputati senza il MoDem) permettono al presidente Macron di andare avanti anche senza di loro. Ma prevedibilmente i deputati MoDem rimarranno in maggioranza.