Esteri

Mosca, condannati cinque ceceni per l'omicidio Nemtsov. La famiglia: "Un fiasco"

L'omicidio Nemtsov, nel febbraio 2015, a poca distanza dal Cremlino  
La giuria del tribunale militare di Mosca ha espresso, non all'unanimità, un verdetto di colpevolezza per tutti i cinque imputati al processo per l'uccisione, nel febbraio del 2015, del leader d'opposizione a Putin a poche centinaia di metri dal Cremlino. Ma non è stato trovato il mandante
1 minuti di lettura
MOSCA - Tutti colpevoli i cinque ceceni imputati per l’assassinio dell’oppositore ed ex vicepremier russo Boris Nemtsov, ucciso su un ponte di fronte al Cremlino nel febbraio del 2015, ma mandante e organizzatore restano latitanti. "Un fiasco totale" per la famiglia.
 
Dopo otto mesi di udienze e tre giorni di deliberazioni, la giuria del tribunale militare di Mosca ha così espresso un verdetto, non unanime, di colpevolezza contro Zaur Dadaev, l’ex vicecomandante del famigerato battaglione "Sever" (Nord) del ministero dell’Interno della Cecenia, considerato l’esecutore materiale dell'assassinio, e i suoi quattro complici, i fratelli Anzor e Shagid Gubashev, Ramzan Bakhaev e Tamerlan Eskerkhanov. La pena verrà emessa più in là, ma la giuria si è detta contraria a un eventuale alleviamento, il che potrebbe comportare l’ergastolo. 
 
Una manifestazione in ricordo di Boris Nemtsov 
Per familiari e sostenitori di Nemtsov, il verdetto è solo una mezza vittoria: Dadaev e i quattro complici non sono altro che agenti di basso livello, mentre chi ha ordinato, finanziato e organizzato l’assassinio resta impunito. "È stato il più grande crimine del secolo e tuttavia non sono stati identificati i reali organizzatori o mandanti", ha commentato Vadim Prokhorov, uno degli avvocati della famiglia, definendo il processo "un fiasco totale". "Il governo russo – ha aggiunto – non era pronto a indagare sull’entourage del leader ceceno Ramzan Kadyrov".
 
Lo stesso processo contro i cinque ceceni è stato pieno di punti deboli: non si sono mai visti i nastri delle telecamere a circuito chiuso che puntavano sul luogo del delitto, benché all’ombra delle mura del Cremlino; l’arma del delitto non è stata mai recuperata e molti testimoni non sono mai stati ascoltati. Zhanna Nemtsova, la figlia del politico assassinato, aveva più volte chiesto che Kadyrov venisse interrogato, ma non è mai stato sentito dalla Corte. Infine un sesto sospettato, Beslan Shabanov, era morto, in circostanze poco chiare, dopo essere stato arrestato in Cecenia.
 
Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha commentato che spetta agli inquirenti decidere se saranno necessarie ulteriori indagini. Poche ore prima della sentenza, aveva affermato che si tratta di un "caso straordinariamente complesso" e che dunque potrebbero volerci anni per arrivare alla mente del delitto.

Boris Nemtsov, vicepremier sotto Boris Eltsin negli Anni Novanta, era uno dei più critici oppositori del presidente Vladimir Putin. È stato ucciso all’età di 55 anni il 27 febbraio 2015 mentre, insieme alla compagna, attraversava il ponte sulla Moscova all’ombra del Cremlino per rientrare a casa.