Venezuela, "Io protesto perché": storie e speranze dei manifestanti prima degli scontri
"Protesto per la libertà". "Protesto perché i miei figli possano avere un futuro migliore". "Protesto perché stiamo morendo di fame". Sono le voci senza volto di alcuni manifestanti venezuelani, immortalati dal fotografo Reuters Carlos Garcia Rawlins poco prima di scendere in piazza per l'ennesima protesta contro il governo. I soggetti di Rawlins sono tutti ritratti a volto coperto perché di questi tempi, in Venezuela, esprimere apertamente il proprio dissenso nei confronti di Maduro e del suo entourage può essere molto pericoloso. Da aprile ad oggi sono più di 80 le vittime degli scontri con le forze dell'ordine. Tutte le persone ritratte hanno uno scudo realizzato con materiali di fortuna: legno, coperchi, barili o qualsiasi pezzo di metallo siano riusciti a a recuperare. "Non fermano i proiettili ma ci proteggono dal gas lacrimogeno, dai proiettili di gomma e dalle pietre", afferma Brian Suarez, studente di legge di appena 20 anni. Gli scudi vengono usati durante le manifestazioni per creare una barriera contro le forze dell'ordine o fare rumore prima degli scontri, come facevano gli antichi romani prima di una battaglia. L'idea di scendere in piazza "armati" di scudi non è nuova: i contestatori di Maduro l'hanno ripresa da un documentario disponibile su Netflix, "Winter on Fire" , che racconta la sollevazione degli ucraini contro l'allora presidente Viktor Yanukovic nel 2013-2014. Il documentario sta avendo grande successo nel Paese, tra gli oppositori di Maduro, ed è stato proiettato in numerose librerie, università, cinema e piazze.