Esteri

Venezuela, lascia il carcere Leopoldo López

Dopo 40 mesi di prigione a Ramo Verde, il governo di Maduro concede gli arresti domiciliari alla figura più di spicco dell'opposizione. Il fondatore e leader di Voluntad Popular era stato condannato a 13 anni e 9 mesi nel 2015 perchè ritenuto organizzatore delle proteste che hanno sconvolto il Paese

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RIO DE JANIERO - Dopo 40 mesi di dura prigionia, lascia il carcere Leopoldo López. Con una mossa che tende ad allentare le pressioni interne e l’isolamento internazionale, il regime di Nicólas Maduro ha deciso di concedere gli arresti domiciliari alla figura più nota dell’opposizione venezuelana. Il dirigente e fondatore di Voluntad Popular, partito di centro destra, una delle 22 sigle che compongono il blocco della Mud ha potuto lasciare il carcere speciale di Ramo Verde dove era rinchiuso dal febbraio del 2014. Un gruppo di agenti e funzionari dei Servizi lo ha prelevato dalla sua cella e lo ha accompagnato a casa dove l’ex sindaco di Chacao ha potuto così riabbracciare i due figli e la moglie Lilian Tintori.

La scarcerazione ha sorpreso un po’ tutti. Dai familiari al suo avvocato, Javier Cremades, che ha confermato la notizia. La misura – che in Venezuela si chiama “casa invece del carcere” – non è legata ad alcuna condizione, ha voluto precisare il legale. Arriva alla fine di tre durissimi mesi di protesta contro il governo del presidente Maduro che hanno finora provocato 89 morti e centinaia di feriti, oltre a 500 arresti.

Per López si tratta di un obiettivo insperato che si trasforma in una grande vittoria. Arriva dopo 90 giorni durante i quali il leader politico non aveva potuto vedere i suoi legali e 32 in cui era stato sottoposto a totale isolamento. Solo 48 ore fa, la moglie era riuscita ad ottenere il permesso di incontrarlo e di restare con lui un’ora di fila. Nelle ultime settimane si erano inseguite voci e indiscrezioni che denunciavano le pessime condizioni di salute del dirigente di VP. Tanto che la stessa Lilian Tintori aveva sostenuto che potesse essere stato trasferito in un luogo segreto. Poi una settimana fa aveva postato un breve video sul suo account di twitter nel quale si sentiva López mentre gridava dalla sua cella che lo stavano torturando.

La ridda di ipotesi e di messaggi contrastanti scandivano una serie di trattative che i dirigenti di Voluntad Popular avevano avviato con le autorità venezuelane per fissare i termini di una eventuale scarcerazione. López, sempre tramite la moglie Lilian, aveva ribadito che avrebbe accettato di lasciare la prigione di Ramo Verde solo se fossero stati rilasciati tutti gli altri prigionieri politici. Ma non è stato così.  “Mantengo ferma la mia opposizione a questo regime”, ha sostenuto l’ex sindaco in un messaggio letto da Freddy Guevara, dirigente del suo partito. Il leader dell’opposizione era stato condannato nel 2015 a 11 anni, 9 mesi, 7 giorni e 12 ore di carcere. La giudice Susana Barreiros lo aveva giudicato responsabile di aver partecipato e istigato la serie di manifestazioni che nel 2014 avevano scosso tutto il Venezuela e provocato la morte di 43 persone oltre al ferimento di diverse centinaia.

Lopéz venne trasferito a Ramo Verde dopo un processo che molti avevano considerato una vera farsa; era privo delle più elementari garanzie per la difesa e basato su una perizia fonica in cui si stabiliva la sua responsabilità per i toni e i timbri della voce usati durante i comizi che precedevano le manifestazioni di protesta.

“La liberazione”, ha sostenuto l’avvocato Cremades, “conferma il ruolo dirigente di Leopoldo López che si prepara a dirigere di nuovo l’alternativa al regime di Maduro”. Le autorità venezuelane hanno affermato che si tratta di un gesto umanitario legato alle sue condizioni di salute.

Negli ultimi due mesi si erano infittite le trattative tra il sindaco di Libertador (centro ovest di Caracas), sua sorella Delcy, ex ministro degli Esteri di Maduro e lo stesso López. In diverse occasioni erano andati nel carcere di Ramo Verde e avevano spiegato quali erano le offerte del governo per ottenere la liberazione. Il negoziato era proseguito a tal punto che all’inizio di giugno sembrava imminente la sua scarcerazione. Ma poi tutto era tornato in alto mare. Fino a ieri mattina. Poco prima dell’alba gli uomini dei Servizi si sono presentati in cella e lo hanno trasferito a casa dove al fondatore di VP è stato applicato il braccialetto elettronico.