India, viaggio lungo il Gange: il fiume che muore nei detriti
''Ganga Mata'', ''Madre Gange''. E' questo il nome con cui milioni di indiani chiamano il fiume a loro sacro, sfruttato da oltre un terzo della popolazione per uso domestico, agricolo e rituale. Lungo i suoi 2500 chilometri, l'acqua cristallina del ghiacciaio dell'Himalaya centrale si trasforma al suo sbocco nel Golfo del Bengala in un fango tossico. Le sue acque sono tra le più inquinate al mondo, con migliaia di liquami - 4800 litri - riversati al suo interno ogni giorno. Il colore cambia costantemente, in lunghi tratti la schiuma galleggia in superficie, rendendo le sue acque inutilizzabili. Nel reportage firmato dall'agenzia Reuters, gli scatti raccontano il corso del fiume e il suo inquinamento crescente, nonostante gli sforzi governativi di implementarenuove politiche ambientali. ''Mi sento triste per quello che sta succedendo intorno a noi - ha spiegato il sacerdote Ashok Kumar in Mirzapur di Mirzapur, UJttar Pradesh - il fiume peggiora ogni giorno e non importa più a nessuno. Ma il Gange è nostra madre e se muore non ci sarà alcun futuro''. ''Mi ricordo che prima l'acqua era pulitissima e potevamo berla - ha raccontato Anil Shani, barcaiolo di 58 anni di Varanasi - adesso immergersi è pericoloso''.