Eisenberg nominato ambasciatore degli Stati Uniti in Italia
Antonello Guerrera
Tesoriere del Partito repubblicano ed ex partner di Goldman Sachs, Einsenberg ha gestito la raccolta fondi del comitato nazionale repubblicano per le presidenziali di Trump
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NEW YORK. Dopo mesi di attesa, finalmente è arrivata l'ufficialità. Lewis Michael Eisenberg, ma tutti lo chiamano "Lew", sarà il nuovo ambasciatore americano in Italia. "Lew" ha 75 anni, tre figli e soprattutto molto vicino a Donald Trump. Non a caso, era da mesi il favorito per il "seggio" di via Veneto. Ora si attende, come da prassi, la conferma del Senato americano, che, come con tutti gli ambasciatori, ne testerà le competenze.
Ma chi è Eisenberg? Un repubblicano, storico ma moderato, e per questo non amato dall'ala oltranzista del Grand Old Party, e cioè quella contro l'aborto e gran parte delle libertà civili. Non a caso, in passato, Eisenberg, fondatore della misurata associazione "Republican leadership Council" all'interno del suo partito, si è spesso definito "un Thomas Jefferson repubblicano", per far capire subito a tutti da che parte stava. La sua carriera politica non ha mai ingranato, ma "Lew" ha spesso agito dietro le quinte, soprattutto come filantropo e fundraiser. I soldi e le donazioni raccolte da Eisenberg sono state decisive nella campagna elettorale di Donald Trump e, soprattutto nel ruolo di connessione tra il tycoon e il partito, visto che "Lew" è il Financial Chairman del Repubblican National Committee, cioè tesoriere del "Gop". E il presidente non lo ha dimenticato.
Eppure, non ditelo a Trump, anche i nonni di Eisenberg, di famiglia ebraica, erano dei migranti, da Germania e Polonia. Il padre lavorava invece in un negozio di abbigliamento e ha risparmiato fino all'ultimo centesimo per mandare il figlio all'università, quello che Lew ha sempre chiamato "il suo colpo di fortuna, perché io non sono uno nato con la camicia". Così il giovane Lew va a studiare legge. Ma poi molla tutto per economia e un master in business administration nel 1966 che lo porta tra le braccia della banca Goldman Sachs: "Avere il denaro ti da la fiducia per compiere cose che altrimenti non faresti", diceva.
Eisenberg scala molte posizioni in Goldman Sachs, diventa uno dei dirigenti più importanti. Ma nel 1989, a sorpresa, si dimette. La vicenda è ancora molto oscura, ma molti giornali americani, tra cui il New York Times, scrivono di una oscura relazione extraconiugale con una sua assistente, Kathy Abraham, con il ragazzo di lei, un poliziotto ultraortodosso ebreo, che spiatella tutto al New York Magazine. Lei denuncia Lew per molestie sessuali, lui si dimette, e dunque lei ritira tutto. Fine della storia, anche se in Goldman Sachs non ci sarà più spazio per Lew.
Ma la vita, e la carriera, va avanti. Nel 1990 Eisenberg fonda la sua compagnia di investimenti, la Granite Capital International, e negli anni successivi ricopre diverse cariche nel settore pubblico, tra cui, anche durante gli attacchi dell'11 settembre, quella di presidente della Port Authority di New York e New Jersey, l'agenzia pubblica che controlla le infrastrutture tra i due stati e, all'epoca anche il World Trade center. L'anno successivo viene nominato direttore della Lower Manhattan Development Corporation che gestisce la ricostruzione del World Trade Center. Poi la politica, tra i repubblicani, alle spalle di Bush figlio, John McCain e ora Donald Trump. L'amico che l'ha portato, una sera di luglio, a Via Veneto.