Esteri

Germania-Turchia ai ferri corti, Erdogan: "Berlino non è così forte da spaventarci"

Le tensioni diplomatiche potrebbero avere conseguenze negative sul piano economico. E la Ue teme di perdere l'appoggio di Ankara nell'azione di contrasto all'immigrazione

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BERLINO - Dietro le quinte, sotto pressione Ue e con un occhio agli affari, si cerca di raffreddare gli animi. Germania e Turchia restano però al livello più basso delle relazioni dal dopoguerra e dopo una giornata di tentativi di ricucitura il presidente turco Recep Tayyp Erdogan è tornato a gettare benzina sul fuoco dello scontro diplomatico tra Ankara e Berlino, scoppiato dopo l'arresto degli attivisti per i diritti umani sull'isola di Buyukada, tra cui uno di nazionalità tedesca.

"Voglio dire ai miei amici tedeschi e al mondo intero - ha scandito il leader turco - che non sono abbastanza forti per diffamare la Turchia e che non saranno mai abbastanza forti per spaventarci". Erdogan ha definito "false" le notizie secondo cui alcune imprese tedesche, tra cui i colossi Daimler e Basf, sarebbero sotto inchiesta in Turchia per sospetti legami con il "terrorismo", ossia con i seguaci dell'organizzazione "Feto" del "golpista" Fethullah Gulen.

"Condanno con forza - ha detto Erdogan - le dichiarazioni che mirano a spaventare le aziende che investono nel nostro Paese. La giustizia turca è più indipendente di quella germanica. E anche l'allarme sui rischi corsi qui dai turisti tedeschi è privo di fondamento".

A smentirlo subito, la Corte di Istanbul che ha accolto l'appello della Procura contro il rilascio di quattro dei dieci attivisti arrestati. Emesso un nuovo ordine di cattura, non è chiaro se già eseguito, con l'accusa vaga di "aver compiuto reati per conto di un'organizzazione terroristica senza esserne membri".

Dietro l'aggressività traspare però la preoccupazione di Ankara di non rompere i rapporti con il primo partner commerciale europeo, alleato Nato. Erdogan non può bruciare a riflettori accesi i giudici che hanno messo in carcere attivisti e vertici di Amnesty International e così a Berlino e Bruxelles cresce il timore che il "riorientamento" obbligato della politica tedesca verso la Turchia si trasformi in un costoso "processo di lungo periodo". Il ministro delle Finanze Wolfgang Scheuble si è spinto a paragonare la Turchia di oggi alla Ddr dell'era sovietica. "Compie arresti illegali - ha detto - e non mantiene gli standard minimi consolari. Per i turisti tedeschi non ci sono più le garanzie di sicurezza: se succede qualcosa, nessuno può aiutarli".

Una doccia gelata per migliaia di imprese e milioni di persone che scelgono la Turchia per le vacanze. Le tensioni di questi giorni hanno già modificato la percezione dell'opinione pubblica: secondo un sondaggio il 73,9% dei tedeschi considera oggi "in ogni caso pericoloso" andare nella nazione della mezzaluna, che nel 2016 ha già perso 10 milioni di turisti, circa un terzo del totale. Per la cancelliera Angela Merkel, a due mesi dalle elezioni, il problema è non poter accettare che i propri connazionali siano presi come "ostaggi politici" da Erdogan, con l'intento di "scambiarli" con i generali turchi riparati in Germania dopo il tentato golpe di un anno fa.

Il braccio di ferro coinvolge anche la Ue. Berlino preme per congelare i negoziati di adesione della Turchia, a partire da 4,45 miliardi di fondi. Bruxelles teme invece di "spingere definitivamente la Turchia verso Asia e autoritarismo", ma soprattutto di perdere il sostegno di Ankara "nella lotta alle migrazioni illegali verso l'Europa". "Non ci lasceremo ricattare - ha detto il commissario Johannes Hahn - perché la situazione sulla rotta balcanica e nell'Egeo non è più quella del 2015". Berlino però non si fida e insiste: pronto il blocco "di tutte le consegne di armi tedesche" ad Ankara, preludio di "ulteriori misure".