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Libia, Serraj accetta l’invito di Macron a Parigi. "Ma incontrerà Haftar solo a titolo personale"

Il presidente libico non si fida del generale della Cirenaica e non ha avuto un mandato negoziale dal Consiglio presidenziale di Tripoli: “Deve accettare il principio che il potere militare è sottoposto a quello politico”. Una fonte di Tripoli: il premier ha accettato solo per riguardo nei confronti del leader francese
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 A TRE MESI dal primo, inutile faccia a faccia di Abu Dhabi fra il presidente libico Fayez Serraj e il generale ex gheddafiano Khalifa Haftar, domani a Parigi i due leader dovrebbero incontrarsi di nuovo grazie all’invito di Emmanuel Macron. Da un paio di settimane infatti il neo-presidente francese aveva invitato in Francia i due libici, sperando di riattivare un processo negoziale fra le due parti che non è mai partito seriamente.
 
Fonti del Consiglio presidenziale di Tripoli rivelano però a Repubblica che «il presidente Serraj ha deciso di volare a Tripoli per rispetto nei confronti del presidente Macron, ma incontrerà Haftar solo a titolo personale, e non per un negoziato che per il momento non può partire». Serraj non si fida di Haftar: crede che i francesi abbiano fatto uno sbaglio nel dare spazio a un rivale che controlla il suo territorio soltanto grazie alla sua milizia, senza aver rispettato nessuna forma di processo p…
 A TRE MESI dal primo, inutile faccia a faccia di Abu Dhabi fra il presidente libico Fayez Serraj e il generale ex gheddafiano Khalifa Haftar, domani a Parigi i due leader dovrebbero incontrarsi di nuovo grazie all’invito di Emmanuel Macron. Da un paio di settimane infatti il neo-presidente francese aveva invitato in Francia i due libici, sperando di riattivare un processo negoziale fra le due parti che non è mai partito seriamente.
 
Fonti del Consiglio presidenziale di Tripoli rivelano però a Repubblica che «il presidente Serraj ha deciso di volare a Tripoli per rispetto nei confronti del presidente Macron, ma incontrerà Haftar solo a titolo personale, e non per un negoziato che per il momento non può partire». Serraj non si fida di Haftar: crede che i francesi abbiano fatto uno sbaglio nel dare spazio a un rivale che controlla il suo territorio soltanto grazie alla sua milizia, senza aver rispettato nessuna forma di processo politico, di designazione elettorale. Dice uno dei collaboratori del presidente libico: «Haftar crede che poco alla volta riuscirà a conquistare militarmente nuove posizioni, fa dire dai suoi uomini che vuole attaccare militarmente Tripoli, non crede nel confronto politico, nel processo democratico, nella sottomissione del potere militare al potere politico. Adesso la Francia gli fa questa apertura, ma per prima l’ambasciatrice francese che lo ha incontrato più volte conosce benissimo l’uomo, sa molto bene cosa pensa e come vorrebbe comportarsi. Per noi a Tripoli non va bene».
 
Tra l’altro il governo libico di Tripoli riconosciuto dall’Onu ha come suo vertice politico non il singolo presidente Serraj, ma un “Consiglio presidenziale” composto da 9 membri. Un membro (Musa al Koni) si è dimesso e i 2 membri vicini ad Haftar da tempo non partecipano alle riunioni: tutti gli altri hanno chiesto a Serraj di non negoziare con Haftar, hanno acconsentito soltanto a questo incontro personale del presidente con il generale capo della milizia che controlla Tobruk e adesso quasi tutta Bengasi.
 
Sembrava che l’incontro organizzato dalla diplomazia francese potesse riservare un ruolo anche a quella britannica, ma alla fine Macron ha gestito in prima persona (con la cellula diplomatica dell’Eliseo) gli inviti e l’organizzazione del meeting. Fra l’altro marginalizzando perfino a “cellula Libia” del ministero degli Esteri francese, i cui funzionari fra l’altro nelle scorse settimane hanno iniziato ad essere avvicendati dopo l’arrivo al ministero del nuovi ministro Le Drian.
A Parigi quindi l’unico invitato internazionale sarà l’inviato Onu per la Libia Gassami Salamè, l’ex ministro libanese che da poco è stato desiganto dal segretario dell’Onu Antonio Guterres