NEW YORK - "Non sono colluso, non ho avuto incontri impropri, state perdendo tempo". Jared Kushner, consigliere e genero del presidente americano Donald Trump, nega tutto. Lo ha fatto prima diffondendo un documento in cui ha sì ammesso, ma anche ricostruito e circostanziato i contatti avuti con alti esponenti russi. Poi, in audizione davanti alla Commissione Intelligence del Senato americano, a Washington, per l'inchiesta Russiagate.
"Non sono colluso con la Russia, non ho avuto contatti impropri e non sono al corrente di qualcuno che lo sia" in seno al team elettorale del presidente Donald Trump, ha ribadito Kushner in una dichiarazione letta nel giardino della Casa Bianca dopo essere stato ascoltato a porte chiuse dalla commissione. Kushner ha dunque osservato di aver "volontariamente fornito" ogni informazione sul suo ruolo e di non aver mai contato su fondi russi per il suo business. "Prima nei miei affari e ora nel servizio pubblico, non ho mai cercato i riflettori. Mi sono sempre concentrato su fissare e raggiungere obiettivi e ho lasciato agli altri il lavoro sulla percezione dei media".
Ma prima di andare a deporre, a porte chiuse, Kushner ha passato ai media la sua difesa, in un documento di 11 pagine. In cui, dal suo punto di vista, ha smontato pezzo per pezzo le accuse nei suoi confronti. E ha parlato di quattro incontri con rappresentanti russi. Uno di questi, sinora inedito e da lui mai ammesso.
Innanzitutto, Kushner ha sminuito l'incontro con l'avvocatessa russa e l'ex spia sovietica lo scorso giugno cui era presente insieme al figlio del presidente, Donald Jr., e all'ex capo della campagna elettorale Paul Manafort (già implicato in una storiaccia di fondi oscuri con alcuni ucraini filo-Mosca). Il genero di The Donald ha spiegato come sia arrivato in ritardo a quell'incontro, che non voleva neanche andarci e ha mostrato alle autorità una email in cui chiedeva, durante la riunione, di chiamarlo per avere una scusa e scappare. E soprattutto, ha assicurato Kushner, non sapeva che il motivo di quel meeting fosse infangare Hillary Clinton, come invece è accertato dalle email tra Donald Jr. e un controverso promoter inglese, Bob Goldstone.
Kushner ha minimizzato anche i suoi incontri con l'ambasciatore russo in America Sergej Kislyak, proprio ieri richiamato a Mosca. Che avrebbe incontrato due volte. Una lo scorso novembre, subito dopo l'elezione di suo suocero alla Casa Bianca. Kushner ha scritto che si è trattato di un normale incontro diplomatico, "per stabilire un rapporto", e ha smentito ogni tentativo di instaurare un canale di comunicazione segreto tra lo staff di Donald e il Cremlino. Non solo. Kushner ha smentito due telefonate che secondo la Reuters avrebbe avuto con Kislyak durante la campagna elettorale ("non ricordo, parlo con tanta gente").
Attenzione però, perché qui Kushner ha ammesso di aver incontrato casualmente Kislyak a un ricevimento, nell'aprile 2016 (prima delle elezioni), al Mayflower hotel di Washington. Cosa che lui aveva sempre negato in precedenza. Ma ha sottolineato come si sia trattato di un saluto cordiale, con susseguente conversazione di un minuto circa, non di un vero faccia a faccia. Troppo poco per stabilire una qualsiasi strategia, ha scritto Kushner. Che, a sostegno della sua tesi e del rapporto molto occasionale con Kislyak, ha citato una recente mail a un intermediario in cui gli chiede come si chiama l'ambasciatore russo. Ma questo di aprile è lo stesso evento cui partecipò anche il ministro della giustizia Sessions (un uomo definito "tormentato" oggi da Trump che gli fa la guerra da settimane) e che Sessions ha negato fino a poco tempo fa. Incontro in cui sarebbe stato presente anche Donald Trump, poco prima di essere nominato candidato repubblicano per le presidenziali.
Il quarto incontro con i russi (oltre ai due con Kislyak e quello con Donald Jr. e l'avvocatessa), Kushner ha scritto di averlo avuto, dopo la vittoria del suocero, con Sergey Gorkov. Si tratta di un banchiere "con un filo diretto col Cremlino", che, ha spiegato Kushner, "poteva farmi capire la posizione di Mosca nei confronti della nuova amministrazione americana e consigli su come lavorare al meglio insieme". Il genero del presidente ha assicurato che con Gorkov avrebbe parlato di come migliorare i rapporti tra i due paesi dopo le sanzioni di Obama ma di nessuna misura specifica. Gorkov, per l'occasione, gli ha portato due regali: un'opera d'arte e una borsa piena di terra provenienti da Nvgorod, Bielorussia, il paese d'origine dei nonni di Kushner.
Ma perché Kushner non ha mai segnalato alle autorità e a tempo debito questi incontri? Lui fa mea culpa e si difende così: c'è stato un problema formale, anche altri meeting con personaggi stranieri non sono stati riportati. Domani Kushner dirà le stesse cose alla Camera, mercoledì dovrebbero essere ascoltati anche Donald Jr e Manafort. Trump intanto è una furia su Twitter, attacca i democratici e anche i repubblicani per il poco supporto e per il dietrofront sulla riforma sanitaria. E umilia di nuovo il ministro della giustizia Jeff Sessions, già scaricato pubblicamente per essersi ricusato dall'inchiesta Russiagate a causa del suo stesso coinvolgimento. Per Trump è un uomo "tormentato", oltre che poco efficiente. Vuole "dimetterlo" quanto prima, ma gli converrà in questo difficile momento? Sessions, un'altra colonna dell'amministrazione Trump, potrebbe crollare a breve. E nel tonfo chissà cosa porterà giù insieme a lui.
"Non sono colluso con la Russia, non ho avuto contatti impropri e non sono al corrente di qualcuno che lo sia" in seno al team elettorale del presidente Donald Trump, ha ribadito Kushner in una dichiarazione letta nel giardino della Casa Bianca dopo essere stato ascoltato a porte chiuse dalla commissione. Kushner ha dunque osservato di aver "volontariamente fornito" ogni informazione sul suo ruolo e di non aver mai contato su fondi russi per il suo business. "Prima nei miei affari e ora nel servizio pubblico, non ho mai cercato i riflettori. Mi sono sempre concentrato su fissare e raggiungere obiettivi e ho lasciato agli altri il lavoro sulla percezione dei media".
Ma prima di andare a deporre, a porte chiuse, Kushner ha passato ai media la sua difesa, in un documento di 11 pagine. In cui, dal suo punto di vista, ha smontato pezzo per pezzo le accuse nei suoi confronti. E ha parlato di quattro incontri con rappresentanti russi. Uno di questi, sinora inedito e da lui mai ammesso.
Innanzitutto, Kushner ha sminuito l'incontro con l'avvocatessa russa e l'ex spia sovietica lo scorso giugno cui era presente insieme al figlio del presidente, Donald Jr., e all'ex capo della campagna elettorale Paul Manafort (già implicato in una storiaccia di fondi oscuri con alcuni ucraini filo-Mosca). Il genero di The Donald ha spiegato come sia arrivato in ritardo a quell'incontro, che non voleva neanche andarci e ha mostrato alle autorità una email in cui chiedeva, durante la riunione, di chiamarlo per avere una scusa e scappare. E soprattutto, ha assicurato Kushner, non sapeva che il motivo di quel meeting fosse infangare Hillary Clinton, come invece è accertato dalle email tra Donald Jr. e un controverso promoter inglese, Bob Goldstone.
Kushner ha minimizzato anche i suoi incontri con l'ambasciatore russo in America Sergej Kislyak, proprio ieri richiamato a Mosca. Che avrebbe incontrato due volte. Una lo scorso novembre, subito dopo l'elezione di suo suocero alla Casa Bianca. Kushner ha scritto che si è trattato di un normale incontro diplomatico, "per stabilire un rapporto", e ha smentito ogni tentativo di instaurare un canale di comunicazione segreto tra lo staff di Donald e il Cremlino. Non solo. Kushner ha smentito due telefonate che secondo la Reuters avrebbe avuto con Kislyak durante la campagna elettorale ("non ricordo, parlo con tanta gente").
Attenzione però, perché qui Kushner ha ammesso di aver incontrato casualmente Kislyak a un ricevimento, nell'aprile 2016 (prima delle elezioni), al Mayflower hotel di Washington. Cosa che lui aveva sempre negato in precedenza. Ma ha sottolineato come si sia trattato di un saluto cordiale, con susseguente conversazione di un minuto circa, non di un vero faccia a faccia. Troppo poco per stabilire una qualsiasi strategia, ha scritto Kushner. Che, a sostegno della sua tesi e del rapporto molto occasionale con Kislyak, ha citato una recente mail a un intermediario in cui gli chiede come si chiama l'ambasciatore russo. Ma questo di aprile è lo stesso evento cui partecipò anche il ministro della giustizia Sessions (un uomo definito "tormentato" oggi da Trump che gli fa la guerra da settimane) e che Sessions ha negato fino a poco tempo fa. Incontro in cui sarebbe stato presente anche Donald Trump, poco prima di essere nominato candidato repubblicano per le presidenziali.
Il quarto incontro con i russi (oltre ai due con Kislyak e quello con Donald Jr. e l'avvocatessa), Kushner ha scritto di averlo avuto, dopo la vittoria del suocero, con Sergey Gorkov. Si tratta di un banchiere "con un filo diretto col Cremlino", che, ha spiegato Kushner, "poteva farmi capire la posizione di Mosca nei confronti della nuova amministrazione americana e consigli su come lavorare al meglio insieme". Il genero del presidente ha assicurato che con Gorkov avrebbe parlato di come migliorare i rapporti tra i due paesi dopo le sanzioni di Obama ma di nessuna misura specifica. Gorkov, per l'occasione, gli ha portato due regali: un'opera d'arte e una borsa piena di terra provenienti da Nvgorod, Bielorussia, il paese d'origine dei nonni di Kushner.
Ma perché Kushner non ha mai segnalato alle autorità e a tempo debito questi incontri? Lui fa mea culpa e si difende così: c'è stato un problema formale, anche altri meeting con personaggi stranieri non sono stati riportati. Domani Kushner dirà le stesse cose alla Camera, mercoledì dovrebbero essere ascoltati anche Donald Jr e Manafort. Trump intanto è una furia su Twitter, attacca i democratici e anche i repubblicani per il poco supporto e per il dietrofront sulla riforma sanitaria. E umilia di nuovo il ministro della giustizia Jeff Sessions, già scaricato pubblicamente per essersi ricusato dall'inchiesta Russiagate a causa del suo stesso coinvolgimento. Per Trump è un uomo "tormentato", oltre che poco efficiente. Vuole "dimetterlo" quanto prima, ma gli converrà in questo difficile momento? Sessions, un'altra colonna dell'amministrazione Trump, potrebbe crollare a breve. E nel tonfo chissà cosa porterà giù insieme a lui.