Le 'confessioni' di Hillary Clinton: "Nei dibattiti Trump mi stava incollato"
dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI
La descrizione, nel libro dell'ex candidata democratica alla Casa Bianca, delle difficoltà di confrontarsi con il sessismo dell'attuale presidente Usa. Che anche fisicamente cercava di 'sconfiggere' l'avversaria
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NEW YORK - "Mi stava incollato dietro, col fiato sul collo, non sapevo come reagire". È uno dei passaggi più intimi e piccanti nel diario di campagna elettorale di Hillary Clinton, in uscita fra 20 giorni. Un resoconto molto dettagliato, insolitamente crudo, dei dibattiti televisivi come li ha vissuti lei. Quasi uno scontro fisico. Del resto molti osservatori all'epoca notarono che The Donald negli studi televisivi aveva una tattica da belva che prende possesso del suo territorio, si allarga fino a dominare lo spazio, intimidisce gli avversari.
Ne avevano già fatto le spese durante le primarie repubblicane Marco Rubio, Jeb Bush. Ma nei duelli finali c'era una variante aggiuntiva, la differenza di sesso. L'eterno bullismo del capo-branco maschile, l'arroganza del "macho".
Usa 2016: nessuna stretta di mano al terzo dibattito tv
Oggi lei confessa che fu una sofferenza, e anche un dilemma. A viva voce, leggendo per il pubblico la versione audiolibro delle sue memorie elettorali, Hillary racconta in questi termini il duello tv alla Washington University di Saint Louis: "Era incredibilmente sgradevole. Lui si era piazzato alle mie spalle, mi respirava letteralmente sul collo. La mia pelle rabbrividiva. Era uno di quei momenti in cui vorresti poter schiacciare il pusante-pausa e chiedere in diretta a tutti gli spettatori: voi che cosa fareste?"
Chissà, forse sarebbe andata meglio, se Hillary avesse avuto un simile impulso di spontaneità? Avrebbe messo in difficoltà il bullo, esponendo le sue tattiche d'intimidazione fisica in diretta tv? Avrebbe forse fatto scattare quella benedetta solidarietà femminile che le mancò alle urne l'8 novembre (quando le donne bianche votarono a maggioranza per Trump)? Tanto più che il momento era delicato, era uscita da poco la rivelazione sulle frasi indecenti di Trump a proposito dei suoi rapporti con attricette e aspiranti miss, che lui si vantava di afferrare per le parti intime.
Impossibile scrivere la storia con i se. Sappiamo che lei scelse la tattica opposta: fingere indifferenza, tenere duro, andare avanti come nulla fosse. Forse obbedendo a un automatismo, a una lunga disciplina. Forse perché in quel momento le sembrava prioritario irradiare l'immagine della donna forte e pacata, autorevole e decisionista, all'altezza del mestiere di presidente. Lamentarsi per la prepotenza fisica dell'avversario poteva sembrare una tattica perdente. Di Hillary abbiamo capito una cosa: passò la sua vita a "disimparare la spontaneità", a costruirsi un personaggio. Giusto o sbagliato che fosse, è difficile reinventarsi a 69 anni.
Lei qualche rincrescimento ce l'ha, però. Il libro è pieno di rimpianti. Spiega tutto ciò che farebbe diversamente, se potesse ritornare indietro a quella infausta campagna elettorale del 2016. Il titolo del libro è fatto per stuzzicare la curiosità: "What Happened" cioè cosa successe. Uscirà il 12 settembre. L'anticipazione sul "fiato sul collo" l'ha data il talkshow televisivo "Morning Joe" della Msnbc.