Scintille nell'Ue. Ungheria accusa l'Olanda per frase ambasciatore. E Macron fa infuriare la Polonia
di ANDREA TARQUINIGajus Scheltema: "Orban come estremisti islamici". E il ministro degli Esteri ungherese richiama il suo ambasciatore all'Aja: "Ora scuse pubbliche". Tensione anche tra il presidente francese e Varsavia
Una crisi diplomatica tra paesi membri sia dell'Unione europea sia della Nato, crisi probabilmente senza precedenti nel dopo-guerra fredda, è esplosa tra l'Ungheria e l'Olanda. La crisi esplode sullo sfondo generale di polemiche dissensi e malumori tra i paesi fondatori dell'Unione e i suoi membri orientali. Il governo ungherese, ha annunciato il ministro degli Esteri Péter Szíjjárto, ha richiamato in patria per consultazioni l'ambasciatore magiaro all'Aja, ed esige immediate spiegazioni e scuse pubbliche per le controverse dichiarazioni rese a media critici ungheresi dal capo della missione diplomatica dei Paesi Bassi. Poche ore dopo la premier polacca Beata Szydlo definiva "arrogante" il presidente francese Emmanuel Macron, secondo il quale "la Polonia si pone ai margini dell´Europa su molti punti": per il no di Varsavia a nuove regole sui lavoratori stagionali (in gran parte del centroest occupati all'…
Una crisi diplomatica tra paesi membri sia dell'Unione europea sia della Nato, crisi probabilmente senza precedenti nel dopo-guerra fredda, è esplosa tra l'Ungheria e l'Olanda. La crisi esplode sullo sfondo generale di polemiche dissensi e malumori tra i paesi fondatori dell'Unione e i suoi membri orientali. Il governo ungherese, ha annunciato il ministro degli Esteri Péter Szíjjárto, ha richiamato in patria per consultazioni l'ambasciatore magiaro all'Aja, ed esige immediate spiegazioni e scuse pubbliche per le controverse dichiarazioni rese a media critici ungheresi dal capo della missione diplomatica dei Paesi Bassi. Poche ore dopo la premier polacca Beata Szydlo definiva "arrogante" il presidente francese Emmanuel Macron, secondo il quale "la Polonia si pone ai margini dell´Europa su molti punti": per il no di Varsavia a nuove regole sui lavoratori stagionali (in gran parte del centroest occupati all'ovest) ma anche su diritti civili e indipendenza dei poteri e dei media.
Gajus Scheltema, ambasciatore olandese a Budapest in fine missione, aveva concesso un'intervista al media critico 168 ore, denunciando certe pratiche di governo e di polizia magiare in modo insolitamente duro: in sostanza, ha paragonato il governo di maggioranza due volte liberamente eletto (2010 e 2014) in Ungheria agli ultrà islamisti. In particolare, l'ambasciatore Scheltema aveva attaccato la linea dura e, secondo lui, senza distinzioni di Budapest verso i migranti, e il fatto che il popolare premier Viktor Orbán abbia parlato delle ondate migratorie asserendo che possono portare in Europa anche terroristi.
Come è noto Budapest ha ermeticamente chiuso la sua frontiera sud e sudest con una doppia, invalicabile barriera in filo spinato. Il governo ritiene che l'ondata dei clandestini sia una minaccia alla sicurezza interna e all'identità culturale e religiosa dell'Europa. Piú volte Ue e Corte europea lo avevano criticato, ma le parole dell'ambasciatore Scheltema vanno ben oltre, per il paragone appunto tra un governo eletto e gli ultrà islamisti. "Quando è troppo è troppo, vogliamo scuse pubbliche, non ci accontenteremo di scuse private", ha sottolineato il ministro Szíjjárto, capo della diplomazia ungherese.
All'Aja il ministro degli Esteri olandese ha detto che l'incidente "è quantomeno fastidioso", perché "almeno per me è chiaro che non esiste alcun nesso tra il terrorismo e la condotta del governo ungherese, per quanto spesso Olanda e altri Paesi Ue l'abbiano criticata. Non capisco cosa l'ambasciatore abbia voluto dire". Olanda, Commissione europea, singoli Stati dell'Ovest della Ue hanno piú volte criticato sia la linea dura sui migranti sia la stretta sull´operato di ong straniere in Ungheria, obbligate a dichiararsi "finanziate dallo straniero" se operano con aiuti internazionali, come è ovvio per Medici senza frontiere e altre ong simili. Ma un accostamento tra la politica di Orbán e il Califfato davvero non si era mai udito finora. Resta da vedere se e come la crisi possa essere risolta, e se l´escalation dei toni tra i due governi non minacci di salire.
Il secondo scontro minaccia di divenire piú pericoloso del primo. Nel corso della sua tournée all'est (che non a caso aveva lasciato fuori dal programma di viaggio Varsavia e Budapest, le capitali capofila del confronto deciso con Bruxelles in nome delle posizioni nazionali) ha detto che la Polonia si è messa ai margini dell´Europa. Immediata appunto la risposta della premier Szydlo e del ministro degli Esteri Waszczykowski: "Noi non siamo isolati, non abbiamo scontri con nessuno, ma come gli altri membri della Ue siamo sovrani, contiamo nella Ue quanto Parigi o qualsiasi altro paese. Le decisioni nella Ue si prendono insieme, non le assumono la sola Francia o solo pochi paesi contro gli altri".
Gajus Scheltema, ambasciatore olandese a Budapest in fine missione, aveva concesso un'intervista al media critico 168 ore, denunciando certe pratiche di governo e di polizia magiare in modo insolitamente duro: in sostanza, ha paragonato il governo di maggioranza due volte liberamente eletto (2010 e 2014) in Ungheria agli ultrà islamisti. In particolare, l'ambasciatore Scheltema aveva attaccato la linea dura e, secondo lui, senza distinzioni di Budapest verso i migranti, e il fatto che il popolare premier Viktor Orbán abbia parlato delle ondate migratorie asserendo che possono portare in Europa anche terroristi.
Come è noto Budapest ha ermeticamente chiuso la sua frontiera sud e sudest con una doppia, invalicabile barriera in filo spinato. Il governo ritiene che l'ondata dei clandestini sia una minaccia alla sicurezza interna e all'identità culturale e religiosa dell'Europa. Piú volte Ue e Corte europea lo avevano criticato, ma le parole dell'ambasciatore Scheltema vanno ben oltre, per il paragone appunto tra un governo eletto e gli ultrà islamisti. "Quando è troppo è troppo, vogliamo scuse pubbliche, non ci accontenteremo di scuse private", ha sottolineato il ministro Szíjjárto, capo della diplomazia ungherese.
All'Aja il ministro degli Esteri olandese ha detto che l'incidente "è quantomeno fastidioso", perché "almeno per me è chiaro che non esiste alcun nesso tra il terrorismo e la condotta del governo ungherese, per quanto spesso Olanda e altri Paesi Ue l'abbiano criticata. Non capisco cosa l'ambasciatore abbia voluto dire". Olanda, Commissione europea, singoli Stati dell'Ovest della Ue hanno piú volte criticato sia la linea dura sui migranti sia la stretta sull´operato di ong straniere in Ungheria, obbligate a dichiararsi "finanziate dallo straniero" se operano con aiuti internazionali, come è ovvio per Medici senza frontiere e altre ong simili. Ma un accostamento tra la politica di Orbán e il Califfato davvero non si era mai udito finora. Resta da vedere se e come la crisi possa essere risolta, e se l´escalation dei toni tra i due governi non minacci di salire.
Il secondo scontro minaccia di divenire piú pericoloso del primo. Nel corso della sua tournée all'est (che non a caso aveva lasciato fuori dal programma di viaggio Varsavia e Budapest, le capitali capofila del confronto deciso con Bruxelles in nome delle posizioni nazionali) ha detto che la Polonia si è messa ai margini dell´Europa. Immediata appunto la risposta della premier Szydlo e del ministro degli Esteri Waszczykowski: "Noi non siamo isolati, non abbiamo scontri con nessuno, ma come gli altri membri della Ue siamo sovrani, contiamo nella Ue quanto Parigi o qualsiasi altro paese. Le decisioni nella Ue si prendono insieme, non le assumono la sola Francia o solo pochi paesi contro gli altri".