L’attacco. Il raid ha distrutto una rete di bunker costruita dall’Isis intorno all’aeroporto e a una base accerchiata dall’aprile 2014. Martedì l’esercito siriano era riuscito a rompere l’assedio e a ricongiungersi con le forze governative presenti in città. Il raid è stato condotto giovedì da Su-34 e Su-35 dopo che l’intelligence aveva saputo di un incontro dei vertici dell’Isis nella base sotterranea. L’obiettivo ora è riconquistare l’aeroporto. A guidare l’offensiva sono il generale Hassan “Nimr” (Tigre) Saleh, già a capo della riconquista di Aleppo Est, e Mohamed Khadour.
Siria, Raqqa ostaggio dell'Isis e dell'esercito: prima e dopo della città che intrappola i suoi abitanti
Nella battaglia per Raqqa, città roccaforte dei militanti del Daesh, a pagare il prezzo più alto sono i civili. Come denunciato da Amnesty International, la popolazione al momento è stritolata da tre fronti: da un lato i miliziani del sedicente Stato Islamico, dall'altra le armate fedeli ad Assad assieme all'alleato russo e le forze di coalizione guidate dagli Stati Uniti. Quest'ultime il 6 giugno 2017 hanno lanciato l'offensiva finale per riconquistare la città con attacco via terra e aria. Sopravvissuti e testimoni hanno riferito ad Amnesty International della presenza di trappole esplosive e di cecchini che prendono di mira chiunque cerchi di fuggire, così come dei costanti colpi d'artiglieria e bombardamenti della coalizione a guida Usa che combatte accanto alle Forze democratiche siriane. A loro volta, le forze del governo di Damasco appoggiate dalla Russia hanno bombardato i civili nei villaggi e nei campi a sud del fiume Eufrate, impiegando anche le bombe a grappolo, vietate a livello internazionale. Non è chiaro quanti siano i civili intrappolati ancora a Raqqa. Secondo le Nazioni Unite, sarebbero da 10.000 a 50.000, molti dei quali - se non addirittura la maggior parte - usati come scudi umani nella città vecchia e in altre parti di Raqqa controllate dallo Stato islamico.
Il responsabile dei “foreign fighter”. Classe 1979, nazionalità saudita, Abu Muhammad al-Shimali, era il responsabile della supervisione dei combattenti stranieri dell’Isis, oltre ad avere alcune mansioni finanziarie. Era entrato a far parte di Al Qaeda nel 2005 per poi unirsi allo Stato islamico. Sarebbe stato anche lui ad addestrare in Siria i kamikaze responsabili degli attentati terroristici del 13 novembre 2015 a Parigi. Su di lui pendeva una taglia da cinque milioni di dollari.
La bomba. Il ministro russo della Difesa non ha ancora confermato l’impiego della bomba Foab a Deir el-Zor, ma è molto probabile. La Russia sta usando la Siria come terreno di prova per i suoi nuovi armamenti. Soprannominato “Father of all bombs”, Foab, ma noto ufficialmente come “Aviation Thermobaric Bomb of Increased Power”, Atbip, il nuovo ordigno usa un potente esplosivo potenziato con una mistura di polvere di alluminio e di ossido di etilene, componenti usati in altre note armi termobariche, in modo da creare un’esplosione fortissima con una potente onda d’urto. La bomba pesa oltre 6300 chilogrammi e ha una potenza da 44 tonnellate di Tnt. Più leggera, ma più devastante della cosiddetta “madre di tutte le bombe”, impiegata dagli Stati Uniti in Afghanistan lo scorso aprile.