Esteri

"Alle origini dei Rohingya", oggi su Repubblica in edicola lo speciale Super 8

Chi sono? Da dove vengono? Otto pagine dedicate alla persecuzione della minoranza musulmana in fuga dalla Birmania del premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi. Intervista all'esperto Josh Kurlantzick: "Aung non ha il controllo dei militari. Ma il suo silenzio non aiuta"

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Com'è possibile che una Premio Nobel della Pace stimata e lodata in tutto il mondo ora venga accusata di essere perlomeno complice di una "vergognosa pulizia etnica" contro la minoranza musulmana dei Royingha? E' il tema dello speciale Super 8 in edicola oggi con Repubblica, che racconta la storia, la persecuzione e l'esodo dei Royingha, sin dagli inizi.

Secondo Josh Kurlantzick, storico dell'Asia e studioso del think tank Council of Foreign Relations, il suo silenzio è inaccettabile, ma allo stesso tempo Aung San Suu Kyi, leader de facto della Birmania dopo tanti anni di dissidenza e prigionia, non ha molto raggio di azione. 

Kurlantzick, cosa ne pensa del comportamento di Aung San Suu Kyi verso i Rohingya? 
"Credo che San Suu Kyi non abbia mai avuto molto interesse nella vicenda di questa minoranza musulmana, sin dagli inizi della crisi, nel 2010. Chiedere più diritti per i Royingha non è un tema molto popolare nella popolazione birmana, e sono sicuro che Aung lo sa bene. Ma secondo me lei sa bene anche che può fare poco contro la loro persecuzione. I militari hanno tuttora grande controllo sui ministeri, soprattutto quelli di pubblica sicurezza. E probabilmente Aung ha altre priorità, come il processo di pace in altre parti del paese" 

Quali errori ha commesso? 
"Aung non ha il controllo dei militari, questo è evidente. Ma, allo stesso tempo, non dire nulla o difendere le loro azioni aumenta il clima di impunità per l'esercito" 

Cosa ha fatto di buono la premio Nobel per la Pace da quando guida, più o meno formalmente, il governo birmano?
"E' passato circa un anno, quindi poco per dare giudizi. Al di là del grave caso dei Rohingya, ha provato a promuovere un processo nazionale di pace con altri gruppi insurrezionalisti nel nord e nel nord est del paese. E poi un nuovo piano di sviluppo economico. Non molto, sinora".

C'è chi dice che c'è un piano dei militari per screditarla a livello pubblico e riprendere così il potere. 
"Difficile dirlo. A un certo punto però Aung dovrà scegliere e lì ci sarà lo scontro: deve cambiare la costituzione e quindi ridurre il peso dei militari oppure non sarà in grado di esercitare un vero controllo "civile" del governo".