Brasile, nelle miniere illegali dell'Amazzonia: viaggio tra i cercatori d'oro
Lavorano con pale rudimentali e secchielli, ricoperti di fango e terra. A volte utilizzano fortissimi getti d'acqua che succhiano il fango dal letto del fiume. Sono i cercatori illegali d'oro brasiliani, i ''garimpeiros''. Anche se l'oro trovato, molto puro, vale milioni di dollari sul mercato, ai minatori spetta ben poco e vivono in povertà, in capanne fatiscenti di legno e plastica. L'estrazione illegale ha un impatto ambientale devastante: le acque dei fiumi vengono contaminate mettendo a rischio le tribù che vivono sul territorio. E' di pochi giorni fa la notizia di dieci indios, appartenenti a una delle ultime tribù incontattate del mondo, che sarebbero stati uccisi da alcuni cercatori nella riserva della Vale do Javari. ''Cercare l'oro è come andare al casinò - spiega un minatore 48enne all'agenzia Reuters - io ho cominciato quando ero solo un ragazzino, insieme alla mia famiglia''. E il dibattito nel Paese è sempre più incandescente, soprattutto dopo che il presidente Michel Temer ha firmato un decreto che prevede l’abolizione del titolo di “riserva naturale” per una vastissima area della foresta amazzonica, denominata National Reserve of Copper and Associates (Renca). Molti sostengono che il presidente abbia agito in seguito alle pressioni delle società minerarie interessate allo sfruttamento della zona: l’area, che copre circa 4.6 milioni di ettari (circa 46mila chilometri quadrati) e si trova tra gli stati di Amapa e Para, è ricca di minerali come l’oro, lo zinco, il fosfato, il rame e il manganese. Nel reportage gli scatti realizzati in un piccolo villaggio vicino a Crepurizao, nello stato di Parà