Proteste in Russia per il film "La morte di Stalin", rischio censura
dalla nostra corrispondente ROSALBA CASTELLETTI
La satira del regista scozzese, e di origine italiana, Armando Iannucci rischia di essere bloccata a Mosca per "prevenire episodi di violenza": "Disgustoso, getta fango" sul dittatore sovietico. Che, secondo un sondaggio, è ancora oggi il più amato dai russi davanti al presidente Putin e al poeta Pushkin
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MOSCA - I santi re non possono innamorarsi, i dittatori non possono morire. Dopo “Matilda” di Aleksej Ucitel sull’amore giovanile del re Nicola II, l’ultimo zar canonizzato martire, un altro film desta scalpore in Russia. Si tratta di “The Death of Stalin”, la satira del regista scozzese Armando Iannucci che si ispira all’omonima graphic novel. Nessuno in Russia ha ancora visto né l’una né l’altra pellicola, eppure già si paventa la censura.
La locandina del film
Il Consiglio pubblico del ministero della Cultura russo ha annunciato che esaminerà il lungometraggio di Iannucci per decidere se bloccarne la distribuzione o meno. Motivo ufficiale: prevenire episodi di violenza. “Se il film su Stalin è provocatorio quanto “Matilda”, allora non verrà proiettato”, ha detto alla stazione radio “Govorit Moskva” Pavel Pozhigailo, vicepresidente del Consiglio. Secondo Pozhigailo, la produzione francobritannica sarebbe una “provocazione pianificata” mirata a destabilizzare il Paese. I comunisti offesi, ha aggiunto, potrebbero ricorrere alla violenza come hanno già fatto gli ultraortodossi oltraggiati dal film “Matilda”, pur non ancora uscito nelle sale, incendiando auto e cinema.
Vari esponenti del Partito comunista russo, dal portavoce al segretario del Comitato centrale, hanno in effetti già invocato la censura. C’è chi ha detto che il film di Iannucci è “disgustoso” e “getta fango” sul dittatore sovietico Josif Stalin e chi lo ha definito “un’altra forma di guerra psicologica” contro la Russia e un tentativo di “screditare i leader del Paese”.
Dal 1990 a oggi la popolarità di Stalin in Russia è triplicata tanto che, secondo un sondaggio del Centro Levada dello scorso giugno, sarebbe il “russo più amato” davanti al presidente Vladimir Putin e al sommo poeta Aleksandr Pushkin. Le reazioni, dunque, non stupiscono. Poco importa che, a dispetto del titolo del film, Stalin non ne sia il protagonista.
Proiettata in anteprima al Festival di Toronto, la black comedy di Iannucci (papà napoletano, già autore della serie tv “Veep”) racconta le vicende che seguono la morte del dittatore nel 1953. Vede Steve Buscemi nei panni di Nikita Krusciov, successore di Stalin, e Michael Palin in quelli di Vjaceslav Molotov, l’allora ministro degli Esteri. Arriverà nei cinema europei e statunitensi il prossimo mese. In Russia verrà distribuito da “Volga”. Sempre che non venga bloccato.
Da mesi è già in corso una crociata contro il film “Matilda” del regista russo Aleksej Ucitel. Racconta la relazione che Nicolaj Romanov ebbe tra il 1892 e il 1894 con la ballerina di teatro Matilda Kshesinskaja. Per i nostalgici dell’Impero e gli ultraortodossi il film profanerebbe la memoria dell’ultimo zar, canonizzato dalla Chiesa ortodossa russa nel 2000. Per di più nel centenario della Rivoluzione che lo depose. Dalle minacce, i nuovi crociati sono passati ai fatti incendiando due auto nel centro di Mosca e una sala a Ekaterinburg. La maggiore catena di distribuzione ha rinunciato a proiettare il film per non mettere a rischio gli spettatori. La stessa sorte ora attende “The Death of Stalin”.