La mobilitazione era stata generale per salvare "quell'ultima bambina" rimasta intrappolata tra i muri crollati della scuola. Il soccorritore Raúl Rodrigo Hernández Ayala, per esempio, aveva detto ieri ai giornalisti che "sì, la bimba è viva, da segni di vita". Altri hanno addirittura dichiarato di averla sfamata con un po' di latte. Altri ancora giuravano di aver parlato con lei.
Terremoto in Messico, il sisma distrugge una scuola: l'edificio prima e dopo il crollo
Il violentissimo sisma di magnitudo 7.1 che ha colpito il Messico ha distrutto la scuola "Enrique Rebsamen", a Città del Messico. Al momento del crollo, riportano i media locali, molti bambini si trovavano all'interno dell'edificio. Vigili del Fuoco e volontari scavano senza sosta nella speranza di estrarre vivi dalle macerie gli alunni. Le immagini mostrano l'istituto prima e dopo che il violento sisma lo radesse al suolo
Gli alti vertici della Marina messicana poche ore fa hanno pronunciato alla nazione un mea culpa istituzionale: "Non volevamo diffondere false aspettative". "Abbiamo svolto un conteggio esaustivo con i direttori della scuola", ha aggiunto Angel Sarmiento, ufficiale della Marina, "e siamo certi che tutti i bambini siano sicuri a casa, o in ospedale o purtroppo siano morti. Ci sono indicazioni che ci possa essere una persona adulta tra le macerie". Ma non Frida Sofia.
Messico, braccia alzate per chiedere silenzio: il gesto dei soccorritori
Qualsiasi rumore può essere di vitale importanza per salvare quante più vite umane sia possibile. Così i soccorritori che scavano tra le macerie del terremoto che ha colpito il Messico alzano i pugni al cielo per chiedere silenzio. E la richiesta rimbalza anche sui social network, dove si chiede di collaborare restando appunto in silenzio, per permettere le operazioni di salvataggio
Ma l'incredibile caso di Frida in Messico ha un precedente, altrettanto incredibile. Nel catastrofico terremoto del 1985 (oltre 10mila vittime), ci fu una storia molto simile. Allora il Paese si fermò per seguire la storia di Monchito, un bambino di 9 anni, anche lui "intrappolato sotto le macerie" che mobilitò il Messico intero per il suo salvataggio. Allora si scavò addirittura per quasi una settimana. "E' lì, lo sentite, batte i colpi al muro crollato", diceva chi gli stava intorno. Anche allora, Monchito non era mai esistito. Anche allora, la storia di un bambino mai nato.
Messico, braccia alzate per chiedere silenzio: il gesto dei soccorritori
Qualsiasi rumore può essere di vitale importanza per salvare quante più vite umane sia possibile. Così i soccorritori che scavano tra le macerie del terremoto che ha colpito il Messico alzano i pugni al cielo per chiedere silenzio. E la richiesta rimbalza anche sui social network, dove si chiede di collaborare restando appunto in silenzio, per permettere le operazioni di salvataggio