Compulsando i telefoni, è chiaro che la violentissima tempesta Xavier ha già paralizzato i cieli del nord della Germania, gli ultimi aerei sono atterrati a fatica tra raffiche di vento a 120 km orari, e il mostro si sta spostando a est, ha già travolto il Brandeburgo e Berlino, viaggia in direzione Polonia. Nel tardo pomeriggio i primi alberi sono caduti sulle macchine e sui passanti, ci sono testimonianze di macchine cappottate in piena autostrada, di gru rovesciate, di tetti divelti, di passeggeri bloccati sui binari e negli aeroporti. Le cronache narrano di 35mila persone senza elettricità, attualmente sono ancora 10mila. Alla fine della prima, lunghissima giornata del passaggio di Xavier, il bilancio sarà tragico: sette morti - colpiti dagli alberi - e danni per centinaia di milioni in sei Land diversi.
Germania, tempesta al Nord: sette morti
Sette persone hanno perso la vita a causa della tempesta che ha flagellato il nord della Germania. Tutte sono rimaste uccisi dalla caduta di alberi o rami che si sono schiantati sulle loro auto. La perturbazione, denominata Xavier, con raffiche di vento che hanno toccato i 140 chilometri orari, ha provocato problemi pesanti al traffico ferroviario in otto regioni, con forti ritardi e in alcuni casi l'interruzione del servizio. Ad Amburgo, dove le autorità hanno consigliato agli abitanti di rimanere in casa, due donne sono morte quando un albero è crollato sul veicolo su cui viaggiavano. Un altro automobilista è stato ucciso dalla caduta di un albero su una strada nazionale nel Neu-Karstat, nel land del Meclenburgo-Pomerania. Nello stesso modo hanno trovato la morte quattro persone nella regione di Brandeburgo e a Berlino. Nella capitale è stato sospeso anche il servizio della metropolitana di superficie. Disagi anche per i passeggeri in partenza o in arrivo agli aeroporti di Tegel e Schoenefeld. Nel porto di Wilhelmshaven una gru da mille tonnellate è stata abbattuta dal vento.
Ci mettiamo anche noi in fila, nel silenzio surreale qualcuno comincia a urlare nomi di città: Amburgo, Hannover, Francoforte. E' spuntata un'alternativa, offerta dalle ferrovie tedesche: il taxi. La nostra destinazione è Dresda ma ci infiliamo in un gruppetto che va a Lipsia. Prima del viaggio di 200 km, un ultimo sguardo al tabellone conferma: tutti i treni cancellati. E non uno che protesti o perda la calma. Raggiungiamo Lipsia due ore e mezza dopo, lì i treni per Dresda sono regolari. Un capostazione ci dice, sorridendo, che siamo stati fortunati: in molte stazioni stanno mettendo a disposizione le carrozze: "Stanotte tantissima gente dormirà lì dentro, non ci sono alternative". Anche gli autonoleggi della stazione di Berlino, alle sette di sera, avevano già un cartello appeso all'ingresso: "Niente più macchine - in tutta la città".
Molti i binari danneggiati, tanto che i pompieri passano la notte a sgomberarli dagli alberi e da altri oggetti che li hanno intasati - saranno duemila gli interventi nelle aree colpite - ma le interruzioni e i treni cancellati continuano anche il giorno dopo. Per il viaggio di ritorno siamo costretti, da Dresda, a prendere di nuovo un treno per Lipsia, il diretto per Berlino è soppresso. In quell'ultimo viaggio, l'unico momento di tensione.
Tutti i vagoni sono talmente pieni che centinaia di persone sono schiacciate nei corridoi, in piedi, sfinite. Ma passano dieci minuti e il treno non parte. Un'anziana americana dai capelli vagamente lillà e con gli occhi ancora rossi dal jet lag - è atterrata il giorno prima - ridacchia: "Ma i tedeschi non sono sempre puntuali?". A un certo punto una voce dall'altoparlante annuncia che il treno è troppo pieno, che qualcuno deve scendere, altrimenti loro non partono e fanno sgomberare i corridoi dalla polizia.
Qualcuno sospira, ma nessuno dice una parola. Solo una signora con un vistoso cappotto rosso aggredisce una ragazza: "Siete un gruppo, siete giovani, non potete prendere il prossimo?". La ragazza risponde lentamente: "Forse non l'ha notato, ma sto accompagnando un gruppo di non vedenti. No, non possiamo scendere". Tra gli altri passeggeri attorno a noi, scambi di sguardi, intese implicite, chiarissime. Nessuno si muove, nessuno scende. La tensione è altissima, in attesa del minacciato sgombero. Ma dopo un po', lentissimamente, il treno parte. Qualcuno abbozza un applauso. Qualcun altro, un sorriso. Sul caos, ha vinto la calma. Anche stavolta.