#Ihave, la risposta degli uomini alla campagna #MeToo. Così confessano i loro errori
I have, "Io ho", o meglio "l'ho fatto". È l'hashtag che sui social - da Twitter a Facebook - gli uomini stanno usando per auto-denunciare tutte le volte che - volontariamente o involontariamente - hanno trattato male una donna, contribuendo a perpetrare la cultura del maschilismo e della violenza sia verbale che fisica. Con centinaia di tweet e post, #IHave costruisce una narrazione maschile dell'abuso che s'inserisce in quella già realizzata dalle donne grazie agli hashtag #quellavolta (italiano), #balancetonporc (francese) e #metoo (internazionale). Grazie al loro coraggio, gli hashtag sono diventati delle pagine di un diario non più segreto in cui chi ha voluto ha potuto confessare gli abusi subiti e mai denunciati. Campagne social nate in risposta a quanti hanno criticato le attrici per aver denunciato troppo tardi le molestie subite dal produttore Harvey Weinstein. In molte nelle ultime 24 ore avevano chiesto agli uomini di venire allo scoperto, notando che per ciascuna di loro che denunciavano l'abuso dove pur esserci un uomo che lo aveva compiuto. Alcuni hanno cominciato a rispondere, ammettendo anche solo il proprio silenzio, e segnando un po' una svolta tra le molte campagne di autocoscienza che in questi anni hanno disseminato i social.
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