Kiev, scontri alla manifestazione organizzata da Saakashvili
dalla nostra corrispondente ROSALBA CASTELLETTI
MOSCA. È sfociata in scontri tra polizia e manifestanti la manifestazione indetta a Kiev dall’ex presidente georgiano ed ex governatore di Odessa Mikhail Saakashvili. Obiettivo: chiedere la revoca dell’immunità parlamentare e l’istituzione di un tribunale speciale anti-corruzione. Gli scontri si sono verificati quando un gruppo di persone a volto coperto ha cercato di rompere con la forza il blocco della polizia che impediva l’accesso alla strada che conduce alla Rada, il Parlamento ucraino. Almeno un dimostrante e un poliziotto sarebbero rimasti feriti.
Circa tremila ucraini avevano risposto all’appello di vari gruppi riformisti, tra cui il Movimento delle Nuove Forze fondato da Saakashvili. “Le nostre richieste sono semplici: creare un tribunale anti-corruzione e abolire l’immunità parlamentare”, si legge in un comunicato del neo-partito. La lotta contro la corruzione al potere era stata una delle rivendicazioni d…
Circa tremila ucraini avevano risposto all’appello di vari gruppi riformisti, tra cui il Movimento delle Nuove Forze fondato da Saakashvili. “Le nostre richieste sono semplici: creare un tribunale anti-corruzione e abolire l’immunità parlamentare”, si legge in un comunicato del neo-partito. La lotta contro la corruzione al potere era stata una delle rivendicazioni d…
MOSCA. È sfociata in scontri tra polizia e manifestanti la manifestazione indetta a Kiev dall’ex presidente georgiano ed ex governatore di Odessa Mikhail Saakashvili. Obiettivo: chiedere la revoca dell’immunità parlamentare e l’istituzione di un tribunale speciale anti-corruzione. Gli scontri si sono verificati quando un gruppo di persone a volto coperto ha cercato di rompere con la forza il blocco della polizia che impediva l’accesso alla strada che conduce alla Rada, il Parlamento ucraino. Almeno un dimostrante e un poliziotto sarebbero rimasti feriti.
Circa tremila ucraini avevano risposto all’appello di vari gruppi riformisti, tra cui il Movimento delle Nuove Forze fondato da Saakashvili. “Le nostre richieste sono semplici: creare un tribunale anti-corruzione e abolire l’immunità parlamentare”, si legge in un comunicato del neo-partito. La lotta contro la corruzione al potere era stata una delle rivendicazioni della rivolta filo-europea in Piazza Majdan tra il 2013 e il 2014. Nonostante le promesse del nuovo governo guidato dal presidente Petro Poroshenko, resta però un male endemico a tutti dello Stato.
Alcuni alti responsabili non sono stati condannati nonostante gli arresti pubblicizzati con clamore dai media dopo la caduta dell’ex presidente filorusso Viktor Janukovitch. Secondo gli attivisti ucraini, i tribunali ordinari sono essi stessi corretti. Da qui la richiesta di una Corte speciale. Sulla revoca dell’immunità parlamentare, è stato invece appena presentato un progetto di legge che ne prevede l’entrata in vigore dal 2020, ma i manifestanti chiedono che venga anticipata al 2018.
L’ex presidente della Georgia dal 2004 al 2013, a capo della Rivoluzione delle Rose, Mikhail Saakashvili era stato nominato da Kiev governatore della Regione ucraina d’Odessa nel 2015. Aveva però rassegnato le dimissioni lo scorso novembre dopo appena 18 mesi in carica denunciando che la corruzione al potere era così radicata da non riuscire a lavorare con efficacia. Il presidente Poroshenko gli aveva perciò revocato la cittadinanza. Privato già di quella georgiana quando aveva prestato fedeltà all’Ucraina, Saakashvili si era perciò ritrovato di colpo apolide.
Il 10 settembre, dopo una serie di peregrinazioni rocambolesche, era però riuscito a rientrare in Ucraina e aveva subito lanciato la sfida al suo ex patrocinatore Poroshenko promettendo di unire l’opposizione in vista delle presidenziali del 2019. Secondo i sondaggi, il suo seguito però sarebbe esiguo. A beneficiare dello scontro tra i due ex amici potrebbe perciò essere l’ex primo ministro Julija Tymoshenko, la pasionaria di un’altra “rivolta colorata”, la Rivoluzione arancione. Ha da poco annunciato che correrà alle presidenziali e può già contare su un consenso di circa il 13,5%, appena sotto al 17% di Poroshenko.
Circa tremila ucraini avevano risposto all’appello di vari gruppi riformisti, tra cui il Movimento delle Nuove Forze fondato da Saakashvili. “Le nostre richieste sono semplici: creare un tribunale anti-corruzione e abolire l’immunità parlamentare”, si legge in un comunicato del neo-partito. La lotta contro la corruzione al potere era stata una delle rivendicazioni della rivolta filo-europea in Piazza Majdan tra il 2013 e il 2014. Nonostante le promesse del nuovo governo guidato dal presidente Petro Poroshenko, resta però un male endemico a tutti dello Stato.
Alcuni alti responsabili non sono stati condannati nonostante gli arresti pubblicizzati con clamore dai media dopo la caduta dell’ex presidente filorusso Viktor Janukovitch. Secondo gli attivisti ucraini, i tribunali ordinari sono essi stessi corretti. Da qui la richiesta di una Corte speciale. Sulla revoca dell’immunità parlamentare, è stato invece appena presentato un progetto di legge che ne prevede l’entrata in vigore dal 2020, ma i manifestanti chiedono che venga anticipata al 2018.
L’ex presidente della Georgia dal 2004 al 2013, a capo della Rivoluzione delle Rose, Mikhail Saakashvili era stato nominato da Kiev governatore della Regione ucraina d’Odessa nel 2015. Aveva però rassegnato le dimissioni lo scorso novembre dopo appena 18 mesi in carica denunciando che la corruzione al potere era così radicata da non riuscire a lavorare con efficacia. Il presidente Poroshenko gli aveva perciò revocato la cittadinanza. Privato già di quella georgiana quando aveva prestato fedeltà all’Ucraina, Saakashvili si era perciò ritrovato di colpo apolide.
Il 10 settembre, dopo una serie di peregrinazioni rocambolesche, era però riuscito a rientrare in Ucraina e aveva subito lanciato la sfida al suo ex patrocinatore Poroshenko promettendo di unire l’opposizione in vista delle presidenziali del 2019. Secondo i sondaggi, il suo seguito però sarebbe esiguo. A beneficiare dello scontro tra i due ex amici potrebbe perciò essere l’ex primo ministro Julija Tymoshenko, la pasionaria di un’altra “rivolta colorata”, la Rivoluzione arancione. Ha da poco annunciato che correrà alle presidenziali e può già contare su un consenso di circa il 13,5%, appena sotto al 17% di Poroshenko.