Isis perde la sua "capitale": Raqqa conquistata dalle milizie curdo siriane
Termina così un'offensiva iniziata a giugno e che ha visto lanciare l'assalto finale contro la città siriana domenica. Come ha spiegato telefonicamente a Efe il portavoce delle Fsd Talal Salu, restano da stanare alcune sacche di jihadisti ancora a Raqqa. "L'operazione militare è terminata, ma adesso portiamo a termine un'operazione di pulizia per porre fine alle cellule dormienti di Daesh, che ci sono ancora". Salu ha anticipato la diffusione di un comunicato ufficiale sulla liberazione di Raqqa dall'Isis. Dopo alcune ore, l'Fsd ha fatto sapere su Telegram che Raqqa è stata definitivamente liberata, senza entrare in dettagli. Secondo il comando Usa, invece, l'operazione "pulizia" non sarebbe ancora terminata, Raqqa è stata ripresa "al 90 per cento" e un "centinaio di uomini dell'Isis sono ancora in città".
Siria, sorrisi e selfie: i soldati festeggiano la liberazione di Raqqa dall'Isis
''La città di Raqqa è stata completamente liberata''. E' l'annuncio dato dalle forze democratiche siriane, un'alleanza curdo-araba siriana sostenuta dagli Stati Uniti che lo scorso giugno avevano lanciato un'offensiva per liberare l'ex capitale dello stato islamico. L'ultimo bastione dell'Isis a cadere sarebbe stato lo stadio della città dove ora sventola la bandiera delle Ygp, le unità di protezione del popolo curdo. Leggi l'articolo
Nessun dubbio che, sostanzialmente, lo Stato Islamico ha perso l'ultima città importante che controllava fra Siria e Iraq ma soprattutto il luogo che aveva eletto a capitale del suo "Califfato". La scorsa estate a cadere nelle mani dell'esercito iracheno, sempre appoggiato dagli Usa, era stata Mosul, l'altra città principale della geografia del Califfato. Ma dal punto di vista simbolico la caduta della città nella zona nord orientale della Siria è ben più significativa: qui infatti si erano concentrati le migliaia di combattenti stranieri accorsi da tutto il mondo per combattere nelle fila dell'Isis e qui lo Stato Islamico aveva costruito una vera e propria amministrazione, con tanto di polizia, documenti e tasse.
Raqqa, l'esercito curdo libera i civili: l'Isis li usava come scudi umani
Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, la battaglia per la liberazione di Raqqa ha avuto un costo altissimo in termini di vite umane: 3.250 morti, di cui 1.130 civili. Un calcolo che l'ong con sede a Londra ha stilato sulla base delle informazioni ricevute dalla sua vasta rete di attivisti in Siria. Secondo l'osservatorio, "altre centinaia di persone mancano ancora all'appello e potrebbero essere rimaste sepolte vive nelle loro case" durante i bombardamenti aerei della Coalizione anti-Isis.
La liberazione di Raqqa ha il volto di una donna in armi: ecco chi è Rojda Felat
Quando a Raqqa l'insopportabile crepitio dei proiettili è finalmente sostituito dalle urla di giubilo, la combattente curdo-siriana impugna la bandiera delle Forze Democratiche Siriane per sventolarla in piazza al Naim, dove i fotografi catturano tutta la sua gioia. Il suo sorriso diventa il simbolo della liberazione della città siriana che lo Stato Islamico aveva eletto a sua capitale. Ma dietro quel sorriso c'è molto di più. Perché Rojda Felat, questo il suo nome, comandante del Ypj (Unità di protezione delle donne), braccio femminile del Ypg, le "unità di protezione curdo-siriane", è soprattutto l'ufficiale che ha guidato le operazioni militari delle Fsd nella riconquista di Raqqa. Prima di lasciarsi andare nel giorno della gioia e dei festeggiamenti, per mesi ha impartito ordini, studiato mappe, discusso con i consiglieri militari statunitensi, affrontato il nemico. Felat si era arruolata nel Ypj nel 2013, per contrastare l'avanzata dell'Isis. Della sua vita precedente si sa poco o nulla, se non che la sua età si aggira tra i 30 e i 40 anni. Da allora, ha scalato la gerarchia militare, nel suo gruppo e nelle Fsd, fino ad assumere il comando delle operazioni nella spallata decisiva a ciò che restava del Califfato. Ha combattuto per la libertà di un popolo dal terrorismo e dalla tirannia avendo ben presente anche la conquista di un'altra libertà: "Quella delle donne curde, e siriane in generale, dai vincoli e dal controllo della società tradizionale", ha detto in passato. Una femminista radicale piantata nell'inferno siriano, Rojda Felat, in prima linea per una mutazione culturale che porti al pieno riconoscimento dei diritti, delle aspirazioni, delle vite delle donne di ogni etnia in Siria. E non solo. Perché, a ben vedere, per Rojda Felat anche le donne d'occidente ne avranno bisogno finché "il sistema capitalistico le considererà come oggetti". Oggetti perfettamente in grado di guidare uomini alla vittoria. "In ambito militare, spesso siamo viste con condiscendenza, ci si crede troppo delicate e prive del coraggio necessario per usare anche solo una pistola o un coltello. Potete vedere da voi che nel Ypj usiamo mitragliatrici e mortai. E conduciamo anche operazioni di sminamento".
Nei giorni scorsi centinaia di miliziani dell'Isis avevano lasciato Raqqa, grazie al salvacondotto garantito loro in cambio della liberazione degli ostaggi civili. Ma molti, soprattutto stranieri, avevano scelto di restare e combattere fino alla morte. Ora l'attenzione si sposta su Deir Ezzor, estremo rifugio dei jihadisti nell'est della Siria, dove pare si siano diretti anche i miliziani partiti da Raqqa. Lì l'assedio è portato dall'esercito regolare del presidente Bashar al Assad col sostegno dell'aviazione russa. Secondo l'Osservatorio siriano, le truppe di Damasco controllano ormai il 92% della città. "Le forze del regime - si legge sul sito dell'ong - sostenute dal cielo da un intenso bombardamento dell'aviazione russa e dell'artiglieria sono riuscite a realizzare una grande avanzata nei quartieri al Rassafah, al Ummal e al Sinàa, riducendo enormemente le aree controllate dall'Isis".