ISTANBUL – La repressione non si ferma in Turchia, dove lo stato di emergenza è stato appena approvato per la sesta volta dopo il mancato golpe del 15 luglio 2016. A essere arrestati ora sono 110 dirigenti e lavoratori del gruppo Kaynak, una holding sospettata di avere legami finanziari con l’organizzazione di Fethullah Gulen, l’imam considerato da Ankara come l’ispiratore del putsch costato la morte quella notte a 290 persone. La procura di Istanbul ha emesso i mandati d'arresto e la polizia ha proceduto a portarli a termine in 24 province del Paese. Le maggiori città coinvolte sono Istanbul, Ankara, Smirne e Bursa. Per tutti i fermati l’accusa è di avere collaborato con il gruppo di Gulen, predicatore turco in autoesilio in Pennsylvania dal 1999, da dove però gli Stati Uniti non intendono procedere alla richiesta di estradizione avanzata da Ankara in quanto apparentemente non convinti dalle prove finora mostrate dalle autorità turche.
Questa è la seconda ondata contro il gruppo di imprenditori della Kaynak. Ma non c’è praticamente categoria sociale esclusa o sinora non toccata dalla purga adottata dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, principale obiettivo del colpo di Stato, come ha appurato il processo contro i militari golpisti che intendevano eliminarlo mentre si trovava in vacanza nella località turistica di Marmaris. Dal tentativo di putsch ad ora sono 51 mila le persone finite in carcere, mentre poco meno di 160 mila sono state licenziate con l'accusa di avere legami con l'organizzazione di Fethullah. Un repulisti avvenuto in tutti i settori, dai militari ai magistrati, dagli insegnanti ai diplomatici, dagli impiegati agli operai, fino agli alti ranghi governativi, come dimostrano le dimissioni avvenute ieri del consigliere economico di Erdogan nel suo partito conservatore, Saban Disli, fratello di un militare sospettato di essere coinvolto nel putsch.
Il gruppo imprenditoriale Kaynak – ora commissariato - controlla 23 compagnie in diversi settori, dai media, all'istruzione, da turismo, alla logistica. I 110 sospetti sono accusati di “appartenenza a organizzazione terroristica, finanziamento del terrorismo, frode aggravata e violazione della legge sulle donazioni caritatevoli”.
Nelle ultime 24 ore è stato anche fermato un noto imprenditore, editore e attivista della società civile in Turchia, Osman Kavala. Gli agenti lo hanno preso in custodia all’aeroporto Ataturk di Istanbul mentre si trovava ancora sul volo appena atterrato da Gaziantep, nel sud-est del Paese, dove era impegnato in una riunione per un progetto con il Goethe Institut. Non si conoscono ancora le accuse nei suoi confronti. Kavala è il co-fondatore di una notissima casa editrice, la Iletisim, e presidente dell'associazione Anadolu Kultur. E’ un attivista molto noto, spesso impegnato in progetti nel sud-est della Turchia a maggioranza curda. Numerosi appelli si sono subito levati per chiederne il rilascio. Come in Francia, ad esempio, che si è detta "preoccupata" per il suo fermo. In una nota, il ministero degli Esteri di Parigi afferma che si tratta di "un regolare interlocutore della nostra ambasciata", che ora seguirà con "molta attenzione gli sviluppi di questa vicenda". "Il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, in particolare, la libertà di espressione, nel quadro dello Stato di diritto, è indispensabile all'esercizio democratico. Rappresenta la base essenziale degli impegni europei e internazionali assunti dalla Turchia", aggiunge la diplomazia francese. La relatrice per la Turchia dell'Unione europea, Kati Piri, ha definito attraverso il proprio profilo Twitter "fastidiosa" la notizia dell'arresto di Kavala, lanciando un appello per la sua "immediata" liberazione. Kavala ha collaborato con l'Ue attraverso il proprio impegno con il Center for Democracy in Southeastern Europe, ed è stato collaboratore del finanziere George Soros.
Questa è la seconda ondata contro il gruppo di imprenditori della Kaynak. Ma non c’è praticamente categoria sociale esclusa o sinora non toccata dalla purga adottata dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, principale obiettivo del colpo di Stato, come ha appurato il processo contro i militari golpisti che intendevano eliminarlo mentre si trovava in vacanza nella località turistica di Marmaris. Dal tentativo di putsch ad ora sono 51 mila le persone finite in carcere, mentre poco meno di 160 mila sono state licenziate con l'accusa di avere legami con l'organizzazione di Fethullah. Un repulisti avvenuto in tutti i settori, dai militari ai magistrati, dagli insegnanti ai diplomatici, dagli impiegati agli operai, fino agli alti ranghi governativi, come dimostrano le dimissioni avvenute ieri del consigliere economico di Erdogan nel suo partito conservatore, Saban Disli, fratello di un militare sospettato di essere coinvolto nel putsch.
Il gruppo imprenditoriale Kaynak – ora commissariato - controlla 23 compagnie in diversi settori, dai media, all'istruzione, da turismo, alla logistica. I 110 sospetti sono accusati di “appartenenza a organizzazione terroristica, finanziamento del terrorismo, frode aggravata e violazione della legge sulle donazioni caritatevoli”.
Nelle ultime 24 ore è stato anche fermato un noto imprenditore, editore e attivista della società civile in Turchia, Osman Kavala. Gli agenti lo hanno preso in custodia all’aeroporto Ataturk di Istanbul mentre si trovava ancora sul volo appena atterrato da Gaziantep, nel sud-est del Paese, dove era impegnato in una riunione per un progetto con il Goethe Institut. Non si conoscono ancora le accuse nei suoi confronti. Kavala è il co-fondatore di una notissima casa editrice, la Iletisim, e presidente dell'associazione Anadolu Kultur. E’ un attivista molto noto, spesso impegnato in progetti nel sud-est della Turchia a maggioranza curda. Numerosi appelli si sono subito levati per chiederne il rilascio. Come in Francia, ad esempio, che si è detta "preoccupata" per il suo fermo. In una nota, il ministero degli Esteri di Parigi afferma che si tratta di "un regolare interlocutore della nostra ambasciata", che ora seguirà con "molta attenzione gli sviluppi di questa vicenda". "Il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, in particolare, la libertà di espressione, nel quadro dello Stato di diritto, è indispensabile all'esercizio democratico. Rappresenta la base essenziale degli impegni europei e internazionali assunti dalla Turchia", aggiunge la diplomazia francese. La relatrice per la Turchia dell'Unione europea, Kati Piri, ha definito attraverso il proprio profilo Twitter "fastidiosa" la notizia dell'arresto di Kavala, lanciando un appello per la sua "immediata" liberazione. Kavala ha collaborato con l'Ue attraverso il proprio impegno con il Center for Democracy in Southeastern Europe, ed è stato collaboratore del finanziere George Soros.