Regeni, Al Sisi a Parigi: "L'Egitto non pratica torture". La cautela di Macron: "La vostra sfida è la lotta al terrorismo"
Pietro Del Re
Il presidente francese accoglie l'omologo egiziano. Ma non condanna le violazioni di diritti umani come chiesto da alcune ong. "Non impartisco lezioni agli altri leader, credo nella svoranità degli Stati"
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PARIGI – «L’Egitto non pratica tortura». Risponde così il presidente egiziano, Abdel Fatah Al Sisi, alla prima domanda sul caso Regeni che gli viene posta durante la conferenza stampa assieme al suo omologo Emmanuel Macron nei saloni dell’Eliseo. Per poi aggiungere: «Noi egiziani non accetteremmo nessuna forma di pratica violenta o dittatura o violazione dei diritti umani».
Negli ultimi giorni diverse ong, tra cui l’attendibilissima Human Rights Watch, avevano chiesto a Macron di condannare pubblicamente la situazione “catastrofica” dei diritti umani in Egitto. Ma per questo primo incontro con Al Sisi a Parigi il presidente francese si è mostrato molto prudente. Alla domanda di un cronista che ha evocato la questione delle violazioni, citando tra gli altri anche Regeni, Macron ha risposto: «Come non accetto che altri leader mi impartiscano lezioni sul modo di governare il mio Paese, non impartisco lezioni agli altri leader, credo nella sovranità degli Stati. Il presidente Al Sisi ha una sfida, la stabilità del Paese, la lotta ai movimenti terroristici, questo è il contesto in cui è chiamato a governare, non possiamo non tenerne conto».
Quanto ad Al Sisi, ha assicurato che il Paese che si trova a dirigere «non è Parigi» ma un territorio in preda a gravi problemi di sicurezza. «Sono responsabile di 100 milioni di persone in una regione in cui l’estremismo ha rischiato di trasformarci in un luogo di esportazione del terrorismo in tutto il mondo. Siamo contro la violenza e con i diritti».
Il presidente egiziano a Parigi (ansa)
In Egitto prosegue intanto la detenzione dell’avvocato attivista Metwaly, che due giorni fa ha ricevuto in carcere la visita del sottosegretario agli Esteri, Vincenzo Amendola. L’uomo era stato arrestato il 10 settembre all’aeroporto della capitale egiziana mentre si recava a Ginevra per partecipare a una sessione del Consiglio dei diritti umani dell’Onu. Metwaly è consulente dell’ong i cui legali prestano assistenza alla famiglia del ricercatore friulano, fermato il 25 gennaio 2016 e poi barbaramente ucciso. Quella sera Claudio Regeni fu infatti prelevato da qualcuno, probabilmente uomini degli apparati di sicurezza egiziani. Nove giorni dopo, il suo cadavere fu ritrovato con segni di efferate torture.
E il grido d’allarme lanciato dalle ong per la visita di Al Sisi a Macron è proprio su questo tema. «Il presidente francese non dovrebbe continuare la scandalosa politica di tolleranza nei confronti del governo repressivo egiziano», dice Human Right Watch. «Le forze di sicurezza egiziane fanno ricorso alla tortura in modo sistematico». L’Eliseo aveva promesso che accanto a questioni regionali e a una nutrita serie di trattative su contratti per armamenti avrebbe anche affrontato «la situazione dei diritti umani alla quale la Francia è particolarmente attenta». Promessa al momento non mantenuta.