Esteri

Catalogna, emesso mandato d'arresto europeo per Puigdemont

(reuters)
La decisione del giudice spagnolo contro il deposto leader di Barcellona. Che da parte sua si dice pronto a candidarsi alle elezioni di dicembre
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Carles Puigdemont è ufficialmente ricercato. È stato emesso il mandato di arresto europeo per il presidente catalano destituito e per i quattro ex ministri del suo governo (Antoni Comin, Clara Ponsatì, Meritxell Serret e Lluis Puig) che sono con lui a Bruxelles e non sono rientrati in Spagna per presentarsi davanti al giudice.

Sono tutti accusati di ribellione, sedizione, malversazione, abuso di potere e disobbedienza. La magistrata spagnola Carmen Lamela ha inoltre respinto la richiesta del leader indipendentista di testimoniare in videoconferenza. E la giustizia belga ha fatto sapere che esaminerà il caso in tempi rapidi.

· L'INTERVISTA DI PUIGDEMONT
Poche ore prima che da Madrid arrivasse la notizia del mandato d'arresto, Puigdemont aveva detto in una lunga intervista alla tv belga Rtbf di essere pronto a negoziare con il premier spagnolo Mariano Rajoy: "L'unica soluzione è il dialogo, quello che Rajoy non ha mai fatto. Lui usa il procuratore generale, i tribunali, anche gli imprenditori, dovrebbe riconoscere che c'è un problema politico, non imprigionare chi la pensa diversamente. Io sono pronto, dove vuole lui, non ho paura di parlare con Rajoy. Gliel'ho chiesto più volte".

Puigdemont è pronto inoltre a candidarsi alle elezioni del 21 dicembre prossimo, anche da quello che da giorni definisce "l'esilio". "Posso fare campagna da qualunque parte, visto che viviamo in una società globalizzata", aveva affermato aggiungendo che la Catalogna deve avere "un governo legittimo che sia al riparo dai rischi della giustizia spagnola, che non può garantire niente". "C'è bisogno di continuità" nel governo catalano, e le elezioni "devono svolgersi nel modo più normale possibile". Ma "non è con un governo in prigione che queste elezioni saranno indipendenti, neutrali, normali".

Nella stessa intervista, anticipata da Rtbf rispetto alla messa in onda, Puidgemont si era detto disposto a consegnarsi "alla vera giustizia (quella belga), ma non alla giustizia spagnola". E ancora: "Non sono fuggito, ma è impossibile prepararsi bene (alla difesa)" in quel clima di violenza che a suo avviso si sarebbe creato a Barcellona se vi fosse rimasto.

Puigdemont e gli altri dirigenti catalani incriminati possono effettivamente candidarsi, come ha chiarito il portavoce del governo spagnolo Inigo Mendez de Vigo: "Finché non c'è condanna definitiva chiunque abbia i diritti civili intatti può presentarsi alle elezioni", ha affermato rispondendo alle domande specifiche dei giornalisti.

· MANIFESTAZIONI PER I "DETENUTI POLITICI"
Il braccio di ferro tra Madrid e Barcellona passa anche per le piazze. In serata decine di migliaia di persone sono scese in piazza in molte città della Catalogna gridando "Llibertat!" per chiedere il rilascio immediato dei "detenuti politici", il vicepresidente e i sette ministri arrestati ieri, oltre ai due leader della società civile in carcere da settimane. E le due organizzazioni Asamblea Nacional Catalana e Omnium Cultural hanno indetto uno sciopero generale per l'8 novembre e una grande manifestazione a Barcellona per l'11.
 

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