Cile, il 'condannato' Mike Tyson respinto all'aeroporto di Santiago. La rete insorge: "E i narcos? E Pinochet?"
di PAOLO GALLORI
L'ex campione dei massimi imbarcato sul primo volo per gli Usa a causa della condanna per stupro del 1992. Sui social prevale l'indignazione: "Ora la polizia sia così rigorosa anche con i delinquenti e non solo con chi è famoso per farsi pubblicità"
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SANTIAGO - La foto è impietosa. Mike Tyson, invecchiato e trascurato, sguardo basso ed espressione rassegnata, scortato da due agenti della polizia cilena negli ambienti dell'aeroporto di Santiago. L'ex pugile, dominatore assoluto dei pesi massimi a cavallo tra anni Ottanta e Novanta, non è in arresto. Viene 'cortesemente' accompagnato agli imbarchi perché salga sul primo volo per gli Usa e torni a casa.
Oggi 51enne, l'ormai ex 'Iron Mike' era arrivato nella capitale cilena per partecipare alla cerimonia di un premio dedicato ai film d'azione, ma non gli hanno neanche dato il tempo di guardarsi attorno e firmare qualche autografo. Gli agenti gli hanno notificato il suo status di "indesiderabile" sulla base delle leggi cilene sull'immigrazione. Inizialmente la Pdi, la polizia investigativa cilena, non ha precisato quali aspetti del profilo di Tyson non si conformasse alla legislazione. I media avevano dato per scontato che, come in altre circostanze, sul capo di Mike pesasse ancora quella condanna del 1992 per violenza sessuale, lo stupro della miss Desirée Washington per il quale scontò tre dei sei anni di carcere che gli furono inflitti dalla corte.
Era andata proprio così nel 2012, quando Tyson si recò in Nuova Zelanda per presenziare a un evento di beneficenza e dovette fare anche in quel caso dietro front. E' il destino di un campione controverso e contraddittorio, tanto grande sul ring quanto imprevedibile e istintivo al limite dell'autolesionismo fuori del quadrato. Il destino di vedere sempre la parte migliore di sè condannata all'oblio dal male arrecato dal suo lato oscuro.
Mike Tyson
Come quando, uscito di galera e tornato sul ring nel 1996 per la grande sfida al campione Evander Holyfield, finì battuto per ko tecnico all'11ma ripresa. Mike non si era ripreso il titolo, ma almeno la boxe lo aveva ritrovato, pensarono gli appassionati. Invece Iron Mike rovinò tutto nell'attesissima rivincita, un anno dopo, quando alla terza ripresa addentò l'orecchio dell'avversario strappandone un brandello: squalificato e ingloriosa fine del sogno di rinascita pugilistica.
Tyson: "Quella notte volevo uccidere Holyfield"
Solo qualche giorno fa, parlando del nuovo libro sulla sua vita e dei progetti teatrali in chiave autobiografica, Mike chiedeva di non essere ricordato come un mostro. Oggi la nuova disavventura cilena, che ha inevitabilmente viaggiato su social. Raccogliendo, a parziale consolazione per Tyson, commenti particolarmente critici con le autorità. "Se Pinochet è potuto entrare in Cile con tutto il male che ha fatto, perché non può entrare Mike Tyson?" è uno dei commenti. E ancora: "Ora spero che la Pdi sia altrettanto rigorosa nei riguardi dei narcos, dei truffatori e dei delinquenti che arrivano in Cile. E' ovvio che la legge va fatta rispettare, ma non solo a chi è famoso. Altrimenti sembrerebbe che la Pdi fosse in cerca di pubblicità".
Qualcuno si chiede: "Ma quel funzionario dove avrà trovato il coraggio di dire a Tyson che non poteva entrare in Cile?". Ahoras Noticiasattribuisce allo stesso Tyson un amaro commento che necessita di doverosa verifica: "In Cile mi hanno impedito di entrare per cose accadute 30 anni fa, però in Cile stanno per eleggere un delinquente corrotto come presidente (il miliardario conservatore Sebastián Piñera, ndr)".
La protesta montante in Rete e la notorietà del personaggio alla fine hanno indotto la funzionaria della Pdi Natalia Alvadaro a motivare pubblicamente l'accaduto. "Essere condannati o essere indagati per un qualsiasi delitto autorizza i servizi della polizia cilena Pdi a vietare l'ingresso in Cile. E' in questo contesto che il signor Tyson, condannato più volte, è stato respinto". Ma il brusio sui social, in sottofondo, continua.