Turchia, maxi operazione contro Isis: arrestati oltre cento sospetti
dal nostro corrispondente MARCO ANSALDO
Forze di polizia turche
foto da Anadolu
A riferirlo è stata l'agenzia turca Anadolu, secondo cui le operazioni di polizia sarebbero ancora in corso in tutta la provincia di Ankara. Emesso mandato di cattura per 245 sospetti
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ISTANBUL – Se la repressione contro i seguaci di Fethullah Gulen (l’imam accusato di avere organizzato il golpe dello scorso anno) non si ferma nemmeno per un giorno in Turchia, anche la caccia ai militanti del Califfato nero sembra continuare senza sosta. La polizia turca ha infatti arrestato 101 persone sospettate di avere legami con il sedicente Stato Islamico, emettendo mandati di cattura per un totale di 245 sospetti nella sola Ankara. Le operazioni di polizia sono in corso in tutta la provincia della capitale, con l’impiego di 1500 agenti impegnati a perquisire più di 250 abitazioni.
La maxi-operazione contro le cellule dell'Isis in Turchia è scattata contro i presunti jihadisti, tutti ricercati, con blitz ordinati all’alba dalla Procura di Ankara ed effettuati nei quartieri periferici di Sincan, Etimesgut e Cubuk. Nelle retate sono stati sequestrati materiale digitale, armi, munizioni, documenti cartacei organizzativi dell'Isis e di un gruppo jihadista locale. Le retate sono state effettuate per sgominare una cellula chiamata "Tatlibal". Fra loro gli arrestati sono sia cittadini turchi sia 'foreign fighters' stranieri.
Tuttora, in Turchia, le organizzazioni che si richiamano al terrorismo estremista sono molte. Il Paese della Mezzaluna è un territorio naturale di attraversamento, in entrambi i sensi, per coloro che intendono arrivare in Siria dall’Europa, oppure dal Medio Oriente fare ritorno nei vari Paesi dell’Unione. Da qualche anno, dopo forti critiche giunte soprattutto dagli Stati Uniti, Ankara è tornata a essere molto attiva nella caccia ai jihadisti. E il Presidente Recep Tayyip Erdogan non manca di rimarcare l’impegno del suo Paese nella battaglia contro il terrorismo, di qualsiasi forma. Non si ferma perciò nemmeno la caccia anche ai “gulenisti”, i fedelissimi di Fethullah Gulen. L’altro ieri 88 mandati di cattura sono stati emessi contro ufficiali e sottufficiali dell'esercito, decine dei quali tuttora in servizio. I blitz per catturarli sono stati avviati in 26 province.
L'operazione più grande è stata coordinata nel nord della Turchia, dalla procura di Merzifon, sul Mar Nero, dove ha sede il Comando della 5° base aerea. Dei 53 ricercati, almeno 20 sono finiti in manette. Gli altri mandati di cattura sono stati emessi dalla procura di Mugla, sulla costa egea, nei confronti di 35 militari, ricercati in 14 province, fra cui Ankara e Istanbul. Più di 50 mila persone sono state arrestate dal fallito golpe dello scorso anno, e migliaia sono i membri delle forze armate e della sicurezza. Oltre 150 mila quelle sono poi quelle licenziate perché considerate legate al movimento.
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Negli anni passati Erdogan e Gulen erano considerati addirittura alleati nella lotta per estromettere i militari turchi dalle alte sfere del potere. Alcune fotografie li ritraggono insieme, come ad esempio all’Hilton di Istanbul al matrimonio del calciatore della Nazionale e del Galatasaray (oltre che di Torino, Inter e Parma), Hakan Sukur (oggi ricercato da Ankara in quanto “gulenista” e rifugiatosi negli Usa). Ampie divergenze hanno poi diviso i due leader, entrambi fortemente attenti all’ambito religioso. Erdogan da premier è diventato Capo dello Stato. Gulen si è autoesiliato, fin dal 1999, in Pennsylvania. Ankara lo considera la mente del fallito golpe del 15 luglio 2016, in combutta con la Cia.
Di Fethullah Gulen ha parlato adesso anche il premier turco Binali Yildirim, attualmente in visita a Washington. La sua rete – ha detto il primo ministro del governo monocolore guidato dai conservatori di ispirazione religiosa – “viola i valori sacri dell’Islam” assieme ai miliziani del sedicente Stato Islamico. Non ci sono differenze tra l'Isis e il network di Fethullah Gulen (chiamato Feto, ndr), ha aggiunto Yildirim, entrambi considerate da Ankara come organizzazioni terroristiche. ''Il leader di Feto non è un imam, è un terrorista sanguinario'', ha aggiunto il primo ministro turco parlando al Diyanet Center of America, cioè il Centro della comunità turco-americana e alla moschea di Lanham, nel Maryland. Il premier di Ankara ha criticato Gulen per avere ''corrotto e deviato molti musulmani''.