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Il Venezuela di Maduro a un passo dalla bancarotta

L’economia venezuelana rischia la bancarotta. Eroso da una recessione che ha reso carta straccia il bolivar e adesso colpito da una serie di sanzioni americane ed europee che vietano scambi commerciali con le principali società e industrie statali, il paese sudamericano si è visto declassare il rating da CC/C a SD/C (default selettivo) da Standard & Poor’s e Ficht
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L’economia venezuelana rischia la bancarotta. Eroso da una recessione che ha reso carta straccia il bolivar e adesso colpito da una serie di sanzioni usa e europee che vietano scambi commerciali con le principali società e industrie statali, il paese sudamericano si è visto declassare il rating da CC/C a SD/C (default selettivo) da Standard & Poor’s e Ficht. La decisione dei due istituti di valutazione finanziaria è arrivata dopo il mancato pagamento degli interessi dei bond che il Venezuela aveva emesso in scadenza nel 2019 e nel 2024. Questo significa che esiste il 50 per cento di possibilità che nei prossimi tre anni il regime di Nicolas Maduro cessi di pagare le sue obbligazioni. Una decisione catastrofica per la debolissima economia venezuelana sull’orlo del baratro.

Il presidente del Venezuela aveva annunciato proprio due giorni fa una complessa manovra finanziaria che puntava a rassicurare i creditori internazionali. Davanti al…
L’economia venezuelana rischia la bancarotta. Eroso da una recessione che ha reso carta straccia il bolivar e adesso colpito da una serie di sanzioni usa e europee che vietano scambi commerciali con le principali società e industrie statali, il paese sudamericano si è visto declassare il rating da CC/C a SD/C (default selettivo) da Standard & Poor’s e Ficht. La decisione dei due istituti di valutazione finanziaria è arrivata dopo il mancato pagamento degli interessi dei bond che il Venezuela aveva emesso in scadenza nel 2019 e nel 2024. Questo significa che esiste il 50 per cento di possibilità che nei prossimi tre anni il regime di Nicolas Maduro cessi di pagare le sue obbligazioni. Una decisione catastrofica per la debolissima economia venezuelana sull’orlo del baratro.

Il presidente del Venezuela aveva annunciato proprio due giorni fa una complessa manovra finanziaria che puntava a rassicurare i creditori internazionali. Davanti alla stampa aveva spiegato come sarebbe stato ripianato il deficit e aveva garantito il pagamento degli interessi maturati rispettando le scadenze. Una decisione necessaria in vista delle prossime elezioni che si dovrebbero tenere entro la fine del 2018. La caduta del prezzo del petrolio, il blocco delle importazioni, la serie di sanzioni avevano sollevato più di un dubbio sulle reali capacità di Maduro di onorare i suoi debiti. Gli investitori stranieri restano profondamente scettici sul modello di sviluppo del regime. Il declassamento è una conferma.

Il Venezuela può contare, attualmente, su una riserva di 10 mila milioni di dollari (8.748 milioni di euro) forniti soprattutto da Cina e Russia. Ai tempi di Hugo Chavez la riserva era di 30 mila milioni di dollari. All’inizio di novembre il regime aveva annunciato il pagamento di 73 mila milioni di dollari del debito estero accumulato che ammonta a 150 mila milioni. Settanta mila si riferivano a titoli emessi dal governo e della PDVA, la compagnia petrolifera statale. Un impegno che non ha potuto onorare. La Russia, l’unica disposta a concedere ancora credito a Maduro, si era impegnata per 3 mila milioni di dollari in opere di ristrutturazioni. Ma l’accordo non è stato ancora firmato. Senza più cibo e prodotti essenziali, il Venezuela ha finito per stremare il suo popolo. Negli ultimi tre mesi c’è stata una vera fuga nei paesi vicini. Tanto che sia il Brasile sia la Colombia, sopraffatti da un esodo quasi biblico, adesso temono contraccolpi interni e vedono con ansia la probabile implosione del Venezuela.