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Grace Mugabe con il vicepresidente Emmerson Mnangagwa (reuters)

Zimbabwe, per il dopo Mugabe è sfida a due

Il capo dei golpisti contro la first lady Grace. Ma sul primo, ex numero uno dei Servizi, c'è l'ombra delle torture
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HARARE. Nel corso della sua lunga reggenza, Robert Mugabe ha commesso pochi errori politici, ai quali ha quasi sempre posto rimedio con la violenza. Ma l'ultimo, quello di aver sottovalutato l'impopolarità della sua seconda moglie Grace, gli sarà verosimilmente fatale. "I militari sono intervenuti per evitare che con la sua benedizione lei gli succedesse al potere", dice lo scrittore Daniel Ndebele, che incontriamo alla University of Zimbabwe, la stessa che pochi anni fa suscitò un mare di polemiche per aver conferito un immeritato PhD alla consorte dell'anziano despota. "Siamo un popolo fin troppo paziente, prima sfruttato dai coloni britannici, poi per decenni derubato da politici inetti quanto rapaci che hanno spinto il Paese in una gravissima crisi economica. Ma Grace significherebbe la fine di ogni speranza, perché il suo arrivo alla presidenza non farebbe che accelerare il declino del Paese".

Ad Harare, la parola d'…
HARARE. Nel corso della sua lunga reggenza, Robert Mugabe ha commesso pochi errori politici, ai quali ha quasi sempre posto rimedio con la violenza. Ma l'ultimo, quello di aver sottovalutato l'impopolarità della sua seconda moglie Grace, gli sarà verosimilmente fatale. "I militari sono intervenuti per evitare che con la sua benedizione lei gli succedesse al potere", dice lo scrittore Daniel Ndebele, che incontriamo alla University of Zimbabwe, la stessa che pochi anni fa suscitò un mare di polemiche per aver conferito un immeritato PhD alla consorte dell'anziano despota. "Siamo un popolo fin troppo paziente, prima sfruttato dai coloni britannici, poi per decenni derubato da politici inetti quanto rapaci che hanno spinto il Paese in una gravissima crisi economica. Ma Grace significherebbe la fine di ogni speranza, perché il suo arrivo alla presidenza non farebbe che accelerare il declino del Paese".

Ad Harare, la parola d'ordine sulle bocche di tutti è "business as usual", al lavoro come sempre, e cioè come se non fosse accaduto nulla. Intanto, lo svolgimento del golpe che qui nessuno ha il coraggio di chiamare tale è stato lodato perfino dai vertici del partito di governo, lo Zanu-Pf, perché realizzato in modo incruento. Un colpo di stato soft, meticolosamente preparato, in cui l'unica incognita era la polizia. Con il preventivo arresto del suo capo, i militari hanno scongiurato anche il rischio di una reazione interna, quindi quello di spargimenti di sangue. Oltre a mettere agli arresti domiciliari Lady Mugabe, i golpisti hanno anche fermato i suoi più stretti sodali, tra i quali il ministro delle Finanze, Ignacius Chombo. Quando sono andati a prelevarlo a casa i soldati hanno trovato, nascosti sotto al suo letto, dieci milioni di dollari in banconote. È difficile stabilire se si tratti o meno di una trovata propagandistica destinata a ingraziarsi la popolazione, ma in un Paese dove in banca non si possono ritirare più di 20 dollari per volta la notizia ha fatto scalpore. Fatto sta che oggi, quattro giorni dopo l'arrivo dei carri armati nella capitale è finalmente prevista una manifestazione di sostegno al cambiamento.

Quanto all'ex vice-presidente Emmerson Mnangagwa, destituito la settimana scorsa e costretto a rifugiarsi all'estero perché era il solo ostacolo sul cammino di Grace verso la massima carica dello Stato, ieri ha fatto ritorno ad Harare. È lui l'uomo forte del momento, sia pure con diversi handicap, a cominciare dal suo passato di torturatore quando era capo dei servizi segreti e che gli è valso il soprannome di "Coccodrillo", dell'appartenere a una tribù fortemente minoritaria o di essere stato per decenni il più stretto collaboratore del dittatore.

Il 21 febbraio scorso Mugabe ha compiuto 93 anni, 37 dei quali trascorsi alla testa del Paese, il che significa che la maggioranza degli zimbabwani è nata quando lui era già presidente. Ieri mattina, scortato da una falange di soldati in mimetica, il "compagno Bob" ha lasciato il palazzo presidenziale per assistere a una cerimonia di laurea. "Si è trattato di una sceneggiata organizzata dall'esercito per dimostrare al mondo che in Zimbabwe non c'è nessun colpo di stato e che il presidente è ancora libero di muoversi", ci spiega una fonte diplomatica. "In questo Paese c'è un rispetto molto profondo delle istituzioni il che può spiegare la lungaggine delle trattative per spingere Mugabe alle dimissioni con dignità. In altri Paesi africani si sarebbe andati più per le spicce".