Esteri

Angola, licenziata la "principessa" del petrolio Isabel dos Santos

 Isabel dos Santos, ex capo della Sonangol e donna più ricca d'Africa secondo Forbes (afp)
La primogenita dell'ex presidente José Eduardo dos Santos, donna più ricca d'Africa, è stata rimossa dal vertice della Sonangol, compagnia petrolifera statale da cui dipende l'economia del Paese. A metterla alla porta, il nuovo leader Lourenço, ex delfino del padre che ha regnato per 38 anni
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COLPO di scena nell’Angola che tenta il "cambio di passo", dove a cadere è la “testa coronata” di Isabel dos Santos: la donna più ricca d’Africa non guiderà più la compagnia petrolifera nazionale Sonangol, rimpiazzata dall'ex segretario di Stato con delega al petrolio, Carlos Saturnino. A darle il benservito, è il neo presidente João Lourenço, ex ministro della Difesa e delfino del padre José Eduardo dos Santos, rimasto al potere per 38 anni fino al voto dell’agosto scorso. 

Nota anche come “principessa”, nel 2016 la 44enne Isabel era stata nominata dal padre al vertice del colosso, da cui deriva oltre il 70% delle entrate del Paese, lacerato negli anni da guerre civili, povertà e corruzione: con un patrimonio personale stimato di 3,3 miliardi di dollari, dos Santos dirige un impero finanziario che in buona parte sconfina in Portogallo, l’ex madrepatria con cui l’Angola, nel suo momento di crescita a doppia cifra, ha rovesciato i rapporti di forza attraverso una serie di investimenti bancari, immobiliari e calcistici.

La figlia dell'ex presidente vanta anche una sfilza di azioni nella Galp energia e nel gruppo di telecomunicazioni Nos, entrambi portoghesi, nel cementificio angolano Nova Cimangola e in aziende produttrici di diamanti, altro grande tesoro dell'Angola insieme all'oro nero. L’ultimo "regalo" del padre alla primogenita? Quasi 2 milioni di dollari, soldi pubblici destinati a un consorzio di imprese di cui fanno parte anche due società riconducibili alla figlia per la costruzione di una delle dighe più grandi del continente.

Nata in Azerbaijan, al tempo parte dell'Unione Sovietica, Isabel è cosmopolita e si divide fra le sue tre residenze di Luanda, Londra e Lisbona. Ma guai a chiamarla "figlia di papà". Da sempre si professa self-made woman: dopo gli studi in ingegneria al King’s College di Londra, è tornata in Angola e ha aperto un piccolo bar e ristorante, il Miami Beach, fino alla svolta del 1999, quando è riuscita a mettere le mani sul primo operatore di telefonia del Paese, Unitel. Per lei anche un matrimonio da sogno, nel giardino della residenza presidenziale dove nel 2002 ha sposato il più grande collezionista d'arte africano e uomo d'affari congolese Sindika Dokolo, in una cerimonia costata 4 milioni di dollari. 

La sua nomina a capo della Sonangol, nel giugno dello scorso anno, aveva scatenato un’ondata di proteste e accuse di nepotismo nel Paese, dove a beneficiare della crescita economica, con picchi del 22% nel primo decennio del nuovo millennio, è stata soprattutto una ristretta cerchia nell'apparato statale e nella famiglia dos Santos. Ma il calo del prezzo del petrolio, di cui l’ex colonia portoghese è tra i maggiori esportatori mondiali - si contende il ruolo di primo produttore del continente con la Nigeria - ha messo a dura prova l’Angola. Una crisi aggravata anche da uno dei livelli di disuguaglianza più alti del globo: basti pensare che nella capitale Luanda - città più cara al mondo, dove un tappeto di baraccopoli si estende all'ombra dei grattacieli - l'affitto di un bilocale tocca quota 5.400 euro al mese, mentre un terzo dei 27 milioni di angolani vive con meno di 2 dollari al giorno, secondo la World Bank. 

Ora l'inattesa decisione del nuovo leader, che ha licenziato anche tutti i membri del consiglio d'amministrazione della Sonangol, potrebbe aprire nuovi scenari nel Paese dell'Africa occidentale, che da tempo invoca un cambio di passo: Lourenço dovrà combattere la corruzione, come chiesto a gran voce dal popolo che lo ha eletto, e rafforzare l'economia, diversificandola. E a venirgli in soccorso, in tale direzione, potrebbe essere la Cina, già principale partner commerciale dell'Angola che, in cambio di greggio e diamanti, negli anni ha dotato la nazione di infrastrutture e formazione tecnologica. Resta da capire se il nuovo governo scelga di raccogliere pienamente la sfida, ponendo realmente fine al dominio, finora incontrastato, della dinastia dos Santos.