Nel mezzo della crisi catalana, in tempi di populismi e social network spesso terreni fertili di esaltazioni fasciste, anche l'anniversario dei 42 anni dalla morte del generalissimo Francisco Franco, diventa occasione di memorabilia, chi evocandolo come "garante col re dell'unità del paese", chi rimpiangendo il Caudillo "che certamente non si sarebbe fatto dissolvere il paese sotto i piedi", taluni rivalutando ora quel dittatore come l'uomo di "estremo centro", riesumando il mai tramontato motto di italiche memorie del Ventennio, "quando c'era lui...".
Franco morì il 20 novembre del 1975, dopo quasi quarant'anni di dominazione assoluta in Spagna, due settimane prima del suo ottantatreesimo compleanno. Ed ecco chi manda sui social la foto delle allora prime pagine dei giornali, chi riesuma braccia tese e slogan "Presente!" come usa anche per i morti fascisti d'Italia.
Ecco foto d'epoca e e disfide di bandiere castigliane-catalane, piovono nostalgie dalla Valle de Los Caidos, la grande basilica voluta dal Caudillo alle porte di Madrid per seppellire il fondatore della Falange spagnola, José Antonio Primo de Rivera e poi diventata anche il sacrario del dittatore e, per tutti, luogo di riferimento dei nostalgici del franchismo e dei fascismi.
Ma gli omaggi al dittatore sanguinario, corredati di foto e esortazioni, in verità sono intervallati anche da risposte di pari spessore storico, "Franco, faccia di c.", "il grande porco" con foto d'epoca del Caudillo a pochi metri da un maiale di rango. E a chi stabilisce che il generalissimo rese la Catalogna più ricca, qualcuno risponde che Franco vietò l'uso della lingua regionale, catalano bandito, e decise lingua ufficiale per tutti il castigliano.
C'è chi twitta "San Francisco Franco Rajoy", e c'è chi lo interpreta in positivo, e sul generalissimo alla fine cinguetta persino il leader catalano in esilio Carles Puigdemont. Fa i conti in tasca dello Stato spagnolo che finanzia il monumento-sacrario di Franco, attrazione turistica alle porte di Madrid.
Ecco foto d'epoca e e disfide di bandiere castigliane-catalane, piovono nostalgie dalla Valle de Los Caidos, la grande basilica voluta dal Caudillo alle porte di Madrid per seppellire il fondatore della Falange spagnola, José Antonio Primo de Rivera e poi diventata anche il sacrario del dittatore e, per tutti, luogo di riferimento dei nostalgici del franchismo e dei fascismi.
Ma gli omaggi al dittatore sanguinario, corredati di foto e esortazioni, in verità sono intervallati anche da risposte di pari spessore storico, "Franco, faccia di c.", "il grande porco" con foto d'epoca del Caudillo a pochi metri da un maiale di rango. E a chi stabilisce che il generalissimo rese la Catalogna più ricca, qualcuno risponde che Franco vietò l'uso della lingua regionale, catalano bandito, e decise lingua ufficiale per tutti il castigliano.
C'è chi twitta "San Francisco Franco Rajoy", e c'è chi lo interpreta in positivo, e sul generalissimo alla fine cinguetta persino il leader catalano in esilio Carles Puigdemont. Fa i conti in tasca dello Stato spagnolo che finanzia il monumento-sacrario di Franco, attrazione turistica alle porte di Madrid.