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I copisti del Louvre

Imitano, duplicano, copiano molti dei capolavori più famosi esposti nei musei. Ma non chiamateli "falsari"
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L'accusa peggiore è quella di chi, sbagliando, li chiama "falsari". "Siamo copisti, un mestiere nobile e antico" racconta Michel Champion che fino all'anno scorso era il decano dei pittori che imitano, duplicano, insomma copiano molti dei capolavori più famosi esposti nei musei. Quando ancora non esistevano le Belle Arti, tanti giovani erano prima copisti, imparavano le basi della tecnica cercando di riprodurre il lavoro di altri pittori per poi dedicarsi alle proprie creazioni, che spesso mostravano affinità con i maestri. "Rubens copiava Tiziano, Cézanne copiava Rubens, Velázquez copiava Raffaello, Manet copiava Velázquez..." ricorda Champion. Molti copisti sono invece rimasti anonimi, se hanno lavorato a contatto con grandi artisti la loro opera talvolta si presta a essere confusa con l'originale.

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L'accusa peggiore è quella di chi, sbagliando, li chiama "falsari". "Siamo copisti, un mestiere nobile e antico" racconta Michel Champion che fino all'anno scorso era il decano dei pittori che imitano, duplicano, insomma copiano molti dei capolavori più famosi esposti nei musei. Quando ancora non esistevano le Belle Arti, tanti giovani erano prima copisti, imparavano le basi della tecnica cercando di riprodurre il lavoro di altri pittori per poi dedicarsi alle proprie creazioni, che spesso mostravano affinità con i maestri. "Rubens copiava Tiziano, Cézanne copiava Rubens, Velázquez copiava Raffaello, Manet copiava Velázquez..." ricorda Champion. Molti copisti sono invece rimasti anonimi, se hanno lavorato a contatto con grandi artisti la loro opera talvolta si presta a essere confusa con l'originale.

L'importanza di questo mestiere è cambiato con l'avvento della fotografia e la riproducibilità tecnica dell'opera d'arte. Eppure nel ventunesimo secolo, i copisti esistono ancora, anzi sono legione. Il Bureau des Copistes del Louvre ha talmente tante richieste che è stato costretto a mettere il numero chiuso, 250 posti ogni anno, dando la priorità agli studenti delle Belle Arti. Per gli altri, la lista d'attesa è lunga quasi due anni, con domande che arrivano da Russia, Stati Uniti, Giappone.

"È un'attività che rientra nel nostro statuto" precisa Isabelle Vieilleville, direttrice del Bureau des Copistes. Già nel 1793, quando il governo rivoluzionario della Convenzione aveva deciso di trasformare il Louvre in museo del popolo, esponendo i beni artistici confiscati alla monarchia e al clero, era previsto che ci fosse un accesso privilegiato per chi studiava e copiava le opere. A differenza di altri musei, come l'Ermitage, l'ospitalità dei copisti è rimasta completamente gratuita. Ogni dipartimento del Louvre può scegliere una decina di candidati che avranno poi l'autorizzazione a lavorare per circa tre mesi, con tanto di cavalletto e sgabello messo a disposizione dal Louvre.
Sam Rachamin copia "La bagnante" di Ingres (IVAN GUILBERT/COSMOS/LUZ) 
Il rito è sempre lo stesso. Posizionarsi davanti all'opera originale, fare conoscenza, decifrare i gesti dietro a ogni dettaglio artistico. Restare silenziosi e concentrati in mezzo alle migliaia di visitatori che circolano nelle sale del museo. Il lavoro di osservazione prende tempo, si tenta di capire quale intonaco, quanti strati, se ci sono altri dettagli tecnici. Servono giorni, settimane. Molti copisti si documentano anche fuori dal museo, leggono biografie, la corrispondenza dell'artista da imitare, in modo da essere ancora più in sintonia con l'artista: come degli attori, entrano nella parte che devono recitare. Infine, comincia il lavoro vero e proprio di riproduzione.
Christian copia un'opera del Louvre (IVAN GUILBERT/COSMOS/LUZ) 
La copia non è mai identica, anche perché il Louvre impone che ci sia un formato diverso dall'originale: un po' più grande, o un po' più piccolo. La firma dell'artista non può essere riprodotta. Ogni copia viene certificata dal Bureau des Copistes, iscritta nel registro che esiste dal 1793. Botticelli, Degas, Rembrandt, Dürer, Rubens: le copie di questi e altri artisti si ritrovano ogni due anni nel sesto arrondissement durante il Salon des

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Copistes. Il pittore che attira più imitatori è Eugène Delacroix. Sulla Gioconda il museo ha messo qualche freno dopo che si è scoperto una sorta di mercato nero di copie con falsi bolli del Louvre. Un tempo, i copisti che uscivano dal museo potevano facilmente rivendere le loro opere, oggi sempre meno. Per tanti è diventato un passatempo, più che un mestiere. La Cina si è messa a fare concorrenza anche su questo, con tele prodotte in serie a prezzi stracciati: qualcosa di molto diverso da quello strano gioco di specchi che si rinnova ogni giorno nelle stanze del Louvre.

Quando una copia è terminata, riceve sul retro un timbro del museo. L'uscita delle opere dal museo segue un protocollo strettissimo (foto IVAN GUILBERT/COSMOS/LUZ)