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Germania, dalla dama nera dell'aristocrazia a chi evoca i campi di concentramento: l'Afd sempre più a destra

Al congresso di Hannover ha prevalso l'ala più radicale: Alexander Gauland alla guida della terza forza politica tedesca

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HANNOVER - Il colpo di scena è arrivato nel tardo pomeriggio di sabato, quando sullo schermo delle candidature per la nuova guida dell'Afd è apparso il nome della dama nera dell'aristocrazia tedesca, Doris von Sayn-Wittgenstein. La sala dei delegati si era già rassegnata a una soporifera votazione, ma con l'arrivo dell'avvocatessa dall'aria da mezzosoprano wagneriano, un applauso frenetico ha rianimato tutti. 
 
Certo, nell'hangar della Congresshalle di Hannover è risuonato limpidissimo qualche fischio. "In confronto a lei", ci ha sussurrato un delegato della Sassonia a microfoni spenti, "la pecora nera del partito, Bjoern Hoecke, sembra un moderato". Blusa inamidata, capelli biondi e sguardo d'acciaio nonostante i lineamenti addolciti dalla chirurgia, von Sayn-Wittgenstein è salita sul palco motivando la sua candidatura con cadenza marziale, citando "l'Europa delle patrie di De Gaulle" e il Bismarck della "buona diplomazia coi russi". 
 
Ma alle cronache, la capa dell'Afd dello Schleswig Holstein è nota soprattutto per le simpatie verso gli Identitari, neonazisti giovanilisti che tentano di darsi un'aria hipster. E la sessantatreenne è anche famosa per essere stata insultata da un parente lontanissimo, principe di una stirpe millenaria. Il sincero democratico Alexander zu Schaumburg-Lippe l'ha definita tempo fa una "parassita" su Facebook, proprio a causa del suo impegno nella destra populista tedesca. E ha commentato, lapidario, che i veri Sayn-Witgenstein sono i "zu", non i "von".
 
Lei, Doris "von", ha fatto spallucce e ha continuato la sua resistibile ascesa nell'Afd. E quando l'applauso verso di lei si è trasformato in ovazione, è stato il chiaro segnale che una parte importante della sala dei delegati non voleva accettare una seconda candidatura moderata, dopo la conferma del capo uscente, Joerg Meuthen. 
 
Il punto di rottura del congresso dell'Afd è stato quello, il segnale dell'opa da parte della corrente patriottica sul partito. Di scissione in scissione, l'Afd si è spostata sempre più a destra. E il successo crescente sembra dimostrare che è una tendenza vincente.
 
Come co-pilota, era previsto Georg Pazderski: una faccia che avrebbe fatto felice il grande pittore della borghesia weimariana, Georg Grosz. Un ex poliziotto dall'indole moderata che ha sempre cercato di spingere il partito verso il centro. Ma dopo due votazioni a vuoto, in cui né Pazderski né von Sayr-Wittgenstein hanno conquistato la maggioranza assoluta, l'Afd ha voluto Alexander Gauland alla guida. Pazderski è riuscito soltanto a conquistare stamane un posto da vice. La dama nera, invece, si è ripetutamente candidata anche come vice ma è finita ogni volta fuori pista.
 
Gauland, ex giornalista settantaseieenne, 40 anni di carriera nella Cdu, altrettanti con la stessa identica cravatta verde coi cani gialli, da settembre capogruppo dell'Afd al Bundestag, è da tempo il padre padrone del partito ed è soprattutto l'esponente più potente della componente più radicale. In un'intervista a Bild ha definito il leader della Turingia, il controverso Bjoern Hoecke, "l'anima dell'Afd". Ieri, accettando la nomina, ha ammesso di aver "salvato il partito" dall'esplosione di nuove faide.
 
La sera, quando le telecamere si sono dileguate appresso ai big, al congresso si sono susseguiti al microfono gli aspiranti vice e i delegati. E' stato uno dei momenti chiarificatori sulle anime che albergano in questo partito. E alcuni hanno fatto impallidire persino la dama nera. 
 
Il neoparlamentare Kay Gottschalk, successivamente acclamatissimo vice dell'Afd, si è prodotto in un crescendo di insulti alla sinistra radicale - era fresco fresco di botte dei manifestanti e ostentava un braccio fasciato - e ha urlato che "sessant'anni fa li avrebbero messi a dirigere un campo di concentramento". Gottschalk ha concluso il suo focoso discorso elettorale con un "rivoglio il marco", seguito da un boato in sala, ma non è chiaro il nesso logico con le botte.
 
Petr Bystron, capo bavarese dell'Afd, anche lui neoeletto al Bundestag, ha fatto un ficcante discorso per candidarsi da vice (lui però non è passato). Ha esordito ricordando il suo "terribile" passato nel comunismo - è cresciuto nella Repubblica ceca - ma si è scordato di citare le sue note simpatie per i neonazisti Identitari. Poi ha menzionato un busto di Lenin che terrebbe in casa. Mormorìo della sala. "E' solo per ricordare a me stesso chi era, Lenin: una spia tedesca che doveva distruggere la rivoluzione bolscevica!". Dalla sala, neanche una risata. Solo applausi. Infine, inebriato dal calore dei delegati, gli è scappato un urlo: "Andremo avanti finto alla vittoria totale". A quel punto qualcuno deve essersi ricordato chi aveva detto quella frase per primo. E' partito un fischio.
 
La serata di sabato è continuata con delegati che citavano en passant la "purezza etnica" o la "luegenpresse", la "stampa bugiarda", termine che viene dritto dritto dal Terzo Reich ed è amatissimo dalle piazze anti-islamiche di Pegida. Ad un certo punto si è presentato alla sala un personaggio che sembra uscito da un romanzo di Heinrich Mann, Albrecht Glaser, ossuta faccia da pavido burocrate, trombato ogni volta che l'Afd ha tentato di candidarlo alla vicepresidenza del Bundestag. Tuttavia, quando ha cominciato a fare il discorso "deutschnational" - "Non esiste una filosofia senza Kant e Hegel, non esiste una storia senza Mommsen, non esiste un'archeologia senza Schliemann" - anche i più tenaci hanno cominciato a spalancare la bocca, sopraffatti dagli sbadigli. Glaser, comunque, è stato eletto vice del partito.
 
Qualche ora dopo, nella prima domenica d'avvento, Hannover si è risvegliata sotto una fitta coltre di neve. Nell'ultimo giorno del congresso, gli sconfitti della componente moderata si aggiravano per il gelido hangar della sala congressi con la faccia pallida di Alice Weidel. L'ex Goldman Sachs tenta ancora di dare un tocco da Tea Party all'Afd, ma sta finendo sempre più in minoranza. Nel corso della mattinata, quando è stata nominata vice, il suo arcinemico Bjoern Hoecke non ha avuto remore ad agguantare il microfono sibilando che "l'Afd è un po' scettica sull'accumulazione del potere". 
 
Weidel è attualmente capogruppo al Bundestag. Ma anche il protettore di Hoecke e neo leader dell'Afd, Alexander Gauland, lo è. Hoecke fa finta di ignorare questa inoppugnabile "accumulazione del potere". A dimostrazione che la verità, dalle parti dell'Afd, è un fatto un po' relativo. Come i libri di storia.