✕
Sherin Khankan nella sua moschea di Copenaghen (foto Linda Kastrup/ AFP) 

Sherin, l’imam femminista nel nome del Corano

Ascolta l'audio

La moschea Mariam di Copenaghen accoglie sunniti, sciiti, credenti e non credenti. La sua guida spirituale, Sherin Khankan, si batte per la parità di genere ed è malvista sia dagli islamofobi che dai musulmani ortodossi. “Con il Profeta in fuga pregavano due donne”
2 minuti di lettura
COPENAGHEN. Devi cercarla tra le boutique eleganti del centro storico, la moschea Mariam, inaugurata l'anno scorso nel salotto di uno spazioso appartamento per accogliere sunniti, sciiti, credenti e non credenti, vittime di soprusi e violenze ma anche omossessuali. Il suo imam, anzi, la sua imame, con la "e" finale, come sottolinea lei stessa, è donna: Sherin Khankan, 43 anni, madre di quattro figli, laureata in sociologia delle religioni, psicoterapeuta e femminista convinta, invisa agli islamofobi locali così come ai musulmani più ortodossi. "Eppure sono stata riconosciuta da un'autorità del mondo islamico, un importante imam indonesiano che è venuto pochi mesi fa a visitare la mia moschea", dice questa guida spirituale minuta e dallo sguardo dolce, che ha già unito in matrimonio sedici coppie e che porta il velo soltanto quando prega perché convinta che le donne debbano essere libere di scegliere se indoss…
COPENAGHEN. Devi cercarla tra le boutique eleganti del centro storico, la moschea Mariam, inaugurata l'anno scorso nel salotto di uno spazioso appartamento per accogliere sunniti, sciiti, credenti e non credenti, vittime di soprusi e violenze ma anche omossessuali. Il suo imam, anzi, la sua imame, con la "e" finale, come sottolinea lei stessa, è donna: Sherin Khankan, 43 anni, madre di quattro figli, laureata in sociologia delle religioni, psicoterapeuta e femminista convinta, invisa agli islamofobi locali così come ai musulmani più ortodossi. "Eppure sono stata riconosciuta da un'autorità del mondo islamico, un importante imam indonesiano che è venuto pochi mesi fa a visitare la mia moschea", dice questa guida spirituale minuta e dallo sguardo dolce, che ha già unito in matrimonio sedici coppie e che porta il velo soltanto quando prega perché convinta che le donne debbano essere libere di scegliere se indossarlo o meno.

Inutile dire quanto sia per lei scontata la necessità della parità di genere e quanto si batta contro ogni forma di predominanza maschilista che opprime e marginalizza l'altro sesso. "Nel febbraio 2016, quando decisi di aprire una moschea diretta dalle donne, i musulmani danesi insorsero, sebbene il Corano non lo vieti. Non solo, nella casa di Medina dove riparò il Profeta in fuga dalla Mecca, è scritto che vi pregavano due donne imame".

Figlia di un'infermiera finlandese cattolica arrivata a Copenaghen in cerca di lavoro e di un rifugiato siriano in fuga dal regime di Afez el Assad negli anni Settanta, si è rivolta verso la religione quando compì 19 anni: cambiò allora il suo nome Ann Christin in Sherin e dopo un viaggio a Damasco e al Cairo optò per il sufismo, quella corrente mistica e minoritaria dell'Islam che è stata atrocemente funestata venerdì scorso nella moschea egiziana di Bir al-Abed. Per mettere in pratica la sua visione moderna ed ecumenica della religione, da subito è stata costretta a combattere su due fronti: contro gli imam più radicali e contro i razzisti danesi. Recentemente, tre deputati dello xenofobo Dansk Volkeparti, il partito del Popolo danese, l'hanno accusata di predicare un Islam estremista. "Sono stufa dei loro attacchi e stavolta li denuncio per diffamazione", sbuffa l'imame.

Infatti, Sherin è anche la direttrice di Exit Circle, un'organizzazione che negli ultimi tre anni ha soccorso più di 500 donne vittime di violenze fisiche e psicologiche. Gli strali dei tre deputati rischiano di bloccare le sovvenzioni statali che riceve l'ong. "Mi attaccano perché 15 anni fa, quando volevo entrare nel partito di centrosinistra Radikale Venstre, in un dibattito mi rifiutai di abiurare la sharia, pur spiegando che considero una barbarie le flagellazioni o le lapidazioni ancora in voga in Arabia Saudita e in Sudan. Ma chiedere a un musulmano di rinnegare la sharia è come costringere un cattolico a non riconoscere il primato del Papa".

L'imam si lamenta dell'islamofobia che infierisce in Danimarca, Paese con 270mila musulmani, un po' meno del 5% della popolazione, e dice di sentirsi insultata ogni volta che dopo un attentato le chiedono di dissociarsi dal terrorismo islamista. "Che cosa c'entriamo noi musulmani con quei criminali psicopatici che non hanno mai letto il Corano o che se l'hanno letto non l'hanno capito". Sherin considera un fallimento anche l'Islam politico, perché sostiene che scavi un fossato tra chi crede e chi non crede, e tra Oriente e Occidente. "Il cambiamento deve prodursi dentro ognuno di noi. Io sono insieme siriana, finlandese e danese, ma quello che mi caratterizza non è il mio passaporto, bensì la mia opposizione a ogni dogma. Quanto all'omosessualità, non mi sento di condannarla. Attraverso la religione, cerco di alleviare le sofferenze di chiunque bussi alla mia porta".

È per questo che ha creato la moschea Mariam, aperta a tutti, appunto, salvo il venerdì, in cui è dedicata soltanto alla preghiera delle donne. Qui, ha già celebrato matrimoni inter-confessionali di solito proibiti alle musulmane, con contratti che vietano la poligamia ma che concedono il divorzio anche alle donne. Quando le chiediamo se non ha paura per la sua vita, l'imame minimizza, per poi dirsi consapevole dell'enorme fatica che ha deciso di affrontare, quella di "scardinare le gerarchie grazie alle quali gli uomini hanno da troppo tempo monopolizzato la parola, ignorando le problematiche delle musulmane". A darle coraggio è che nel 1938 fu proprio in Danimarca che le prime donne furono ordinate pastori protestanti. Il loro numero è oggi vicino a quello dei pastori uomini.