Isinbaeva: “Ai Giochi i russi ci saranno, potranno vincere e sfilare con la bandiera”
Rosalba Castelletti , dalla nostra corrispondente ROSALBA CASTELLETTILa campionessa di salto con l'asta Yelena Isinbaeva ora siede nella commissione atleti del Cio e non boccia il verdetto: "Soluzione che accontenta noi e loro"
MOSCA. "Aspettavo il verdetto con ansia. Temevo che il Cio avrebbe sospeso la nazionale olimpica in toto. Invece lascia un'alternativa, una scelta, una chance di vincere e tornare a casa con orgoglio". Yelena Isinbaeva, la due volte campionessa olimpica russa, regina dei record nel salto con l'asta, non è l'atleta ferita che un anno fa ruggiva "Dio vi giudicherà". Esclusa dalle Olimpiadi di Rio che dovevano coronare la sua straordinaria carriera prima del ritiro, seppure non fosse mai risultata positiva, la scorsa estate era diventata il volto di un Paese travolto dallo scandalo doping. Oggi siede nella Commissione atleti del Comitato olimpico internazionale e nel Consiglio di sorveglianza dell'agenzia antidoping russa Rusada. Al telefono da Volgograd ha toni concilianti: "Il Cio ha trovato una soluzione che accontenta noi e loro".
Isinbaeva, come ha reagito al verdetto del Cio?
"Sulle prime ero indignata e furiosa ma, …
Isinbaeva, come ha reagito al verdetto del Cio?
"Sulle prime ero indignata e furiosa ma, …
MOSCA. "Aspettavo il verdetto con ansia. Temevo che il Cio avrebbe sospeso la nazionale olimpica in toto. Invece lascia un'alternativa, una scelta, una chance di vincere e tornare a casa con orgoglio". Yelena Isinbaeva, la due volte campionessa olimpica russa, regina dei record nel salto con l'asta, non è l'atleta ferita che un anno fa ruggiva "Dio vi giudicherà". Esclusa dalle Olimpiadi di Rio che dovevano coronare la sua straordinaria carriera prima del ritiro, seppure non fosse mai risultata positiva, la scorsa estate era diventata il volto di un Paese travolto dallo scandalo doping. Oggi siede nella Commissione atleti del Comitato olimpico internazionale e nel Consiglio di sorveglianza dell'agenzia antidoping russa Rusada. Al telefono da Volgograd ha toni concilianti: "Il Cio ha trovato una soluzione che accontenta noi e loro".
Isinbaeva, come ha reagito al verdetto del Cio?
"Sulle prime ero indignata e furiosa ma, dopo averci dormito su la notte, sono giunta ad altre conclusioni. Il Cio non ha negato alla nazionale russa la possibilità di partecipare alla Olimpiadi, ma ha offerto una modalità diversa di gareggiare. I criteri di ammissione, secondo me, sono accettabili. La situazione era complicata, tesa e ingiusta. Sembrava non ci fosse sbocco. Il Cio ha trovato una soluzione che accontenta noi e loro. Un primo fatto importante, a mio parere, è che i nostri atleti gareggeranno non come "neutrali", il che sarebbe stato offensivo per loro e i tifosi, ma come "Team olimpico dalla Russia". Un altro è che, se rispettate tutte le condizioni esposte dal Cio, durante la cerimonia di chiusura i nostri atleti potranno sfilare con il tricolore russo".
C'è chi ha definito la sentenza "umiliante" per la Russia e il suo popolo.
"Non sono d'accordo. I nostri atleti, ripeto, potranno gareggiare come "Team dalla Russia". Tutti sapranno da che Paese provengono. E ho la sensazione che, chiuse le Olimpiadi invernali, quest'epopea attorno allo sport russo, per molti versi falsificata e ingigantita, si chiuderà. In nome del futuro, non dobbiamo esagerare, ma seguire le raccomandazioni del Cio. Dobbiamo gareggiare e farci valere per poi poter sventolare con orgoglio la nostra bandiera alla cerimonia di chiusura. Se l'anno scorso mi avessero presentato quest'alternativa, avrei accettato senza esitare".
Quindi non vede analogie tra PyeongChang e Rio?
"Assolutamente no. Un anno fa la Federazione internazionale di atletica leggera non ci diede nessuna chance, nessun'alternativa. Se avessero creato condizioni analoghe a quelle di oggi, avrei potuto gareggiare e vincere il mio terzo oro olimpico. E, al ritorno da Rio, avrei avuto uguali festeggiamenti e riconoscimenti. Qui un'alternativa c'è. C'è una scelta, una chance di vincere e di tornare a casa con orgoglio".
Che cosa pensa del bando a vita dalle Olimpiadi del vicepremier Vitalij Mutko?
"Non sono pronta a commentare. Posso solo dire che gli atleti squalificati solo sulla base di supposizioni della Commissione Oswald dovrebbero presentare ricorso al Tribunale arbitrale sportivo. I graffi sulle bottigliette che contenevano i campioni biologici non provano loro colpe. Non hanno responsabilità".
Che cosa pensa dei due rapporti McLaren?
"Non contengono prove dirette di "doping di Stato", né della manomissione delle bottigliette. La maggior parte delle conclusioni si basa su supposizioni e sulla testimonianza di Grigorij Rodcenkov. Su queste basi mi sembra azzardato decidere una squalifica a vita. Per me si tratta di un'intrusione politica nello sport".
Quanto peserà questa squalifica nell'anno dei Mondiali di calcio?
"In nessun modo. Sono convinta che, finite le Olimpiadi di PyeongChang, lo scandalo doping si chiuderà e con esso tutte le tensioni e le ingiustizie. Con l'inizio dei Mondiali potremo finalmente aprire un nuovo capitolo".
Isinbaeva, come ha reagito al verdetto del Cio?
"Sulle prime ero indignata e furiosa ma, dopo averci dormito su la notte, sono giunta ad altre conclusioni. Il Cio non ha negato alla nazionale russa la possibilità di partecipare alla Olimpiadi, ma ha offerto una modalità diversa di gareggiare. I criteri di ammissione, secondo me, sono accettabili. La situazione era complicata, tesa e ingiusta. Sembrava non ci fosse sbocco. Il Cio ha trovato una soluzione che accontenta noi e loro. Un primo fatto importante, a mio parere, è che i nostri atleti gareggeranno non come "neutrali", il che sarebbe stato offensivo per loro e i tifosi, ma come "Team olimpico dalla Russia". Un altro è che, se rispettate tutte le condizioni esposte dal Cio, durante la cerimonia di chiusura i nostri atleti potranno sfilare con il tricolore russo".
C'è chi ha definito la sentenza "umiliante" per la Russia e il suo popolo.
"Non sono d'accordo. I nostri atleti, ripeto, potranno gareggiare come "Team dalla Russia". Tutti sapranno da che Paese provengono. E ho la sensazione che, chiuse le Olimpiadi invernali, quest'epopea attorno allo sport russo, per molti versi falsificata e ingigantita, si chiuderà. In nome del futuro, non dobbiamo esagerare, ma seguire le raccomandazioni del Cio. Dobbiamo gareggiare e farci valere per poi poter sventolare con orgoglio la nostra bandiera alla cerimonia di chiusura. Se l'anno scorso mi avessero presentato quest'alternativa, avrei accettato senza esitare".
Quindi non vede analogie tra PyeongChang e Rio?
"Assolutamente no. Un anno fa la Federazione internazionale di atletica leggera non ci diede nessuna chance, nessun'alternativa. Se avessero creato condizioni analoghe a quelle di oggi, avrei potuto gareggiare e vincere il mio terzo oro olimpico. E, al ritorno da Rio, avrei avuto uguali festeggiamenti e riconoscimenti. Qui un'alternativa c'è. C'è una scelta, una chance di vincere e di tornare a casa con orgoglio".
Che cosa pensa del bando a vita dalle Olimpiadi del vicepremier Vitalij Mutko?
"Non sono pronta a commentare. Posso solo dire che gli atleti squalificati solo sulla base di supposizioni della Commissione Oswald dovrebbero presentare ricorso al Tribunale arbitrale sportivo. I graffi sulle bottigliette che contenevano i campioni biologici non provano loro colpe. Non hanno responsabilità".
Che cosa pensa dei due rapporti McLaren?
"Non contengono prove dirette di "doping di Stato", né della manomissione delle bottigliette. La maggior parte delle conclusioni si basa su supposizioni e sulla testimonianza di Grigorij Rodcenkov. Su queste basi mi sembra azzardato decidere una squalifica a vita. Per me si tratta di un'intrusione politica nello sport".
Quanto peserà questa squalifica nell'anno dei Mondiali di calcio?
"In nessun modo. Sono convinta che, finite le Olimpiadi di PyeongChang, lo scandalo doping si chiuderà e con esso tutte le tensioni e le ingiustizie. Con l'inizio dei Mondiali potremo finalmente aprire un nuovo capitolo".