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(reuters)

Sul maxi ponte che celebra la Crimea russa

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Dopo l'annessione, Kiev ha isolato la regione. E allora Putin ha voluto una grande opera simbolo
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Di che cosa stiamo parlando

Dopo l'avvicinamento dell'Ucraina all'Europa e la caduta del governo filorusso di Kiev nel 2014 (che hanno portato alla guerra nelle regioni dell'est ucraino a maggioranza russa) la Crimea è stata annessa "de facto" da Mosca con l'intervento di soldati russi. Un referendum tra la popolazione (russa al 58%) ha sancito l'annessione mai riconosciuta dalla comunità internazionale.

STRETTO DI KERCH. Tra lo sfriggere dei saldatori e i rintocchi sordi dei macchinari, un formicaio di operai si affaccenda sui ponteggi del più vasto e ambizioso cantiere di tutta la Russia: il doppio ponte, uno per i veicoli e uno per i treni, che attraverserà lo stretto di Kerch. "Sono orgoglioso di partecipare a quest'impresa", esclama Aleksandr, prendendosi una pausa. Alle sue spalle, la penisola di Taman, l'ultima lingua di terra russa, si scorge appena tra la nebbia e il groviglio di gru. Dinanzi, ol…

Di che cosa stiamo parlando

Dopo l'avvicinamento dell'Ucraina all'Europa e la caduta del governo filorusso di Kiev nel 2014 (che hanno portato alla guerra nelle regioni dell'est ucraino a maggioranza russa) la Crimea è stata annessa "de facto" da Mosca con l'intervento di soldati russi. Un referendum tra la popolazione (russa al 58%) ha sancito l'annessione mai riconosciuta dalla comunità internazionale.

STRETTO DI KERCH. Tra lo sfriggere dei saldatori e i rintocchi sordi dei macchinari, un formicaio di operai si affaccenda sui ponteggi del più vasto e ambizioso cantiere di tutta la Russia: il doppio ponte, uno per i veicoli e uno per i treni, che attraverserà lo stretto di Kerch. "Sono orgoglioso di partecipare a quest'impresa", esclama Aleksandr, prendendosi una pausa. Alle sue spalle, la penisola di Taman, l'ultima lingua di terra russa, si scorge appena tra la nebbia e il groviglio di gru. Dinanzi, oltre gli imponenti archi da più di 5mila tonnellate l'uno, si staglia la Crimea, la penisola ucraina annessa "de facto" alla Federazione tre anni e mezzo fa.

"Che importa a chi appartenga? Stiamo costruendo un ponte e i ponti uniscono la gente". Roman Novikov, capo dipartimento della società committente, liquida così le questioni di diritto internazionale. Preferisce snocciolare i numeri del colossale progetto: 19 chilometri di lunghezza, quattro corsie autostradali e due linee ferroviarie in grado di trasportare 40mila veicoli e 47 treni al giorno, due archi sospesi 35 metri sopra il livello del mare per consentire il passaggio delle navi, 7mila operai al lavoro. E ribadisce le scadenze che è sicuro di rispettare: fine 2018 per il ponte autostradale; l'anno dopo per il ponte ferroviario.

Inaugurare l'opera nell'anno delle presidenziali, che non a caso si terranno il 18 marzo nell'anniversario del referendum sull'annessione, è una priorità per Vladimir Putin. Una volta completato, il ponte sancirà simbolicamente non solo il ruolo geopolitico della Russia, ma anche l'irreversibilità del suo controllo sulla Crimea. E ridarà fiato all'economia della penisola. Da quando l'Ucraina ha tagliato strade e linee ferroviarie, il suo approvvigionamento dipende solo dal "grande fratello" russo, e gli unici mezzi di rifornimento sono i traghetti, spesso cancellati a causa del maltempo, e gli aerei.

Putin è determinato a riuscire laddove tutti, dai britannici a fine '800 a Hitler e Stalin, hanno fallito. È sulle rovine di un viadotto nazista che i sovietici ultimarono un ponte ferroviario nel 1944. Si tramanda che lo stesso Iosif Stalin lo attraversò in treno tornando a Mosca dalla conferenza di Jalta. Pochi giorni dopo, però, cedette sotto l'urto dei banchi di ghiaccio. Invece che ripararlo, nel 1954 venne inaugurata la linea di traghetti tuttora in funzione. Da allora, l'idea di un ponte è stata accarezzata più volte e sempre abbandonata a causa dei costi. Oltre un secolo di tentativi fallimentari non ha però scoraggiato Putin. Nel 2014 ha mobilitato un team d'ingegneri e funzionari che gli ha prospettato ben 90 opzioni, incluso un tunnel. Putin ha scelto il ponte. Giudicato da molti troppo costoso, complesso, persino inutile, ha una missione simbolica: mostrare al mondo che la Russia è capace di grandi cose.

Non c'è stata alcuna gara d'appalto. Nel gennaio 2015 il contratto da tre miliardi di euro, ora lievitati a 4,5, è stato affidato alla ditta Strojgazmontazh di Arkadij Rotenberg: l'ex compagno di judo di Putin soprannominato da Forbes "il re delle commesse statali", tra i destinatari delle sanzioni americane in risposta all'annessione. Sembrò uno sberleffo all'Occidente. In realtà, nessun altro voleva assumersi il rischio date le molteplici sfide. "Si tratta di una zona sismica, durante il disgelo si creano banchi di ghiaccio e il fondale è tappezzato da una sedimentazione sabbiosa profonda 80 metri", spiega Leonid Ryzhenkij, vicedirettore per i progetti infrastrutturali di Strojgazmontazh.

Visto dal belvedere di Taman, il cantiere sembra un arcipelago di isole di cemento. Non è costruito linearmente, ma cresce simultaneamente in diversi punti collegati da un ponte temporaneo. Svetlana, arrivata sin qui da Nizhnij Novgorod, si scatta un selfie. Non ha dubbi: "È il ponte del secolo, la dimostrazione che la Russia è un grande Paese".