Ha umiliato i popolari di Rajoy e battuto le due formazioni indipendentiste — Esquerra republicana di Oriol Junqueras e Junts per Catalunya di Carles Puigdemont — arrivando al primo posto — in seggi e in consensi — alle elezioni catalane ma la lunga e trionfale corsa di Inés Arrimadas e del suo partito, Ciudadanos (Ciudatans in Catalogna), potrebbe alla fine risultare più importante sul piano nazionale che su quello locale. Nonostante il successo elettorale della sua giovane leader non sarà facile per ora vedere per la prima volta alla presidenza dell’autonomia — la Generalitat — una persona non nata in Catalogna. Però è lei la vincitrice morale di questo voto ed è comunque lei, insieme al leader nazionale di Ciudadanos, Albert Rivera, che ha avuto la forza di concentrare il voto unionista e di risvegliare l’interesse, portandoli alle urne, di tantissimi ex astenuti mobilitati per difendere non s…
Ha umiliato i popolari di Rajoy e battuto le due formazioni indipendentiste — Esquerra republicana di Oriol Junqueras e Junts per Catalunya di Carles Puigdemont — arrivando al primo posto — in seggi e in consensi — alle elezioni catalane ma la lunga e trionfale corsa di Inés Arrimadas e del suo partito, Ciudadanos (Ciudatans in Catalogna), potrebbe alla fine risultare più importante sul piano nazionale che su quello locale. Nonostante il successo elettorale della sua giovane leader non sarà facile per ora vedere per la prima volta alla presidenza dell’autonomia — la Generalitat — una persona non nata in Catalogna. Però è lei la vincitrice morale di questo voto ed è comunque lei, insieme al leader nazionale di Ciudadanos, Albert Rivera, che ha avuto la forza di concentrare il voto unionista e di risvegliare l’interesse, portandoli alle urne, di tantissimi ex astenuti mobilitati per difendere non solo l’unità con Madrid ma anche quella con l’Europa.
Però quello catalano è un risultato che lancia Ciudadanos alla conquista dell’egemonia nel centrodestra spagnolo oggi dominato dai Popolari di Mariano Rajoy. Nato nel 2005 proprio a Barcellona da un piccolo movimento civico di intellettuali e docenti, il partito di Rivera e Arrimadas è stato residuale fino alla stagione dei grandi scandali di corruzione e del movimento degli “indignados” che vide l’affermarsi di formazioni politiche nuove: Podemos a sinistra e, appunto, Ciudadanos a destra. A partire dal 2015, il partito di Rivera si afferma come il centrodestra nuovo e pulito, non toccato dalla corruzione, e prima a Barcellona e poi nel voto nazionale ottiene i suoi migliori exploit rivendicando il centrismo di Adolfo Suárez, il presidente dei primi governi post-franchisti dopo la fine della dittatura, ormai 40 anni fa.
Ora in Catalogna Rivera e Inés hanno addirittura inghiottito Rajoy. C’è sicuramente l’effetto di una corsa al “voto utile” che ha trascinato gli elettori del centrodestra a scegliere chi, nel blocco unionista, aveva più possibilità di vincere. Almeno la sfida del primo posto, anche se non quella per il governo. Però il disastro del partito di Rajoy in Catalogna, che passa da 11 seggi a 3, con meno del 3% dei voti avrà certamente un riflesso nazionale. Il terrore di Rajoy e del suo partito è che, dopo essere stato costretto a chiedergli i voti per formare il governo a Madrid, ora Ciudadanos diventi sempre più chiaramente anche una alternativa nell’egemonia del centro destra. Una nuova opzione non solo politica ma anche generazionale all’antica, un po’ ammuffita, e molto corrotta, guida della destra.
L’altra sorpresa è il partito dell’ex presidente Puigdemont al primo posto nel blocco nazionalista. L’esule — Puigdemont — ha battuto il prigioniero — Junqueras — . È anche l’effetto dello storico “presidenzialismo” dei nazionalisti catalani. Il presidente prima di tutto e nonostante tutto. Così la “lista” di Puigdemont che all’inizio della campagna elettorale era addirittura sotto i socialisti e andata crescendo molto oltre il reale appoggio che ha il suo partito. L’obiettivo degli indipendentisti era battere Madrid rimettendo al suo posto il loro simbolo nazionale, cioè Puigdemont, nonostante tutti gli errori che possa aver commesso. Così “Puigdi” adesso si candida a tornare in quel palazzo di Barcellona da dove Rajoy lo aveva cacciato due mesi fa con l’applicazione dell’articolo 155. A Madrid il premier Rajoy non deve solo leccarsi le ferite per come Ciudadanos gli ha strappato almeno 7 seggi. La nuova maggioranza assoluta indipendentisti riapre la crisi. Se Puigdemont rientra, lo arresteranno?
Però quello catalano è un risultato che lancia Ciudadanos alla conquista dell’egemonia nel centrodestra spagnolo oggi dominato dai Popolari di Mariano Rajoy. Nato nel 2005 proprio a Barcellona da un piccolo movimento civico di intellettuali e docenti, il partito di Rivera e Arrimadas è stato residuale fino alla stagione dei grandi scandali di corruzione e del movimento degli “indignados” che vide l’affermarsi di formazioni politiche nuove: Podemos a sinistra e, appunto, Ciudadanos a destra. A partire dal 2015, il partito di Rivera si afferma come il centrodestra nuovo e pulito, non toccato dalla corruzione, e prima a Barcellona e poi nel voto nazionale ottiene i suoi migliori exploit rivendicando il centrismo di Adolfo Suárez, il presidente dei primi governi post-franchisti dopo la fine della dittatura, ormai 40 anni fa.
Ora in Catalogna Rivera e Inés hanno addirittura inghiottito Rajoy. C’è sicuramente l’effetto di una corsa al “voto utile” che ha trascinato gli elettori del centrodestra a scegliere chi, nel blocco unionista, aveva più possibilità di vincere. Almeno la sfida del primo posto, anche se non quella per il governo. Però il disastro del partito di Rajoy in Catalogna, che passa da 11 seggi a 3, con meno del 3% dei voti avrà certamente un riflesso nazionale. Il terrore di Rajoy e del suo partito è che, dopo essere stato costretto a chiedergli i voti per formare il governo a Madrid, ora Ciudadanos diventi sempre più chiaramente anche una alternativa nell’egemonia del centro destra. Una nuova opzione non solo politica ma anche generazionale all’antica, un po’ ammuffita, e molto corrotta, guida della destra.
L’altra sorpresa è il partito dell’ex presidente Puigdemont al primo posto nel blocco nazionalista. L’esule — Puigdemont — ha battuto il prigioniero — Junqueras — . È anche l’effetto dello storico “presidenzialismo” dei nazionalisti catalani. Il presidente prima di tutto e nonostante tutto. Così la “lista” di Puigdemont che all’inizio della campagna elettorale era addirittura sotto i socialisti e andata crescendo molto oltre il reale appoggio che ha il suo partito. L’obiettivo degli indipendentisti era battere Madrid rimettendo al suo posto il loro simbolo nazionale, cioè Puigdemont, nonostante tutti gli errori che possa aver commesso. Così “Puigdi” adesso si candida a tornare in quel palazzo di Barcellona da dove Rajoy lo aveva cacciato due mesi fa con l’applicazione dell’articolo 155. A Madrid il premier Rajoy non deve solo leccarsi le ferite per come Ciudadanos gli ha strappato almeno 7 seggi. La nuova maggioranza assoluta indipendentisti riapre la crisi. Se Puigdemont rientra, lo arresteranno?