ROMA - Mentre si acuisce la tensione tra Washington e Pechino, nella contesa sul rispetto dell'embargo a Pyongyang si apre un altro fronte: citando due fonti qualificate di servizi dell'Europa occidentale, l'agenzia Reuters rivela che petroliere russe hanno rifornito di carburante la Corea del Nord in almeno tre occasioni negli ultimi mesi trasferendo il carico durante la navigazione. In questo modo Mosca avrebbe dato un rilevante sostegno economico al regime di Kim Jong-un e avrebbe violato le sanzioni imposte dall'Onu.
Il fatto che in ottobre e novembre il carburante sia stato trasferito in mare rappresenta un'evoluzione rispetto a quanto la stessa Reuters riportò lo scorso settembre, e cioè che navi nordcoreane salpavano direttamente da porti russi.
Il traffico è stato confermato da entrambe le fonti della Reuters, ma una ha precisato che non ci sono prove di un coinvolgimento diretto del governo di Mosca. Ed entrambe hanno fatto riferimento a servizi di intelligence navale e immagini satellitari dei cargo, ma senza fornire ulteriori dettagli.
Le autorità russe non hanno voluto commentare la notizia, mentre la società proprietaria di una delle navi che sarebbe stata utilizzata per far arrivare il carburante al regime di Pyongyang ha negato ogni contatto con la Corea del Nord.
A complicare ancora di più il quadro, dopo le accuse lanciate dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Pechino, arriva da Seul la notizia che in novembre i sudcoreani hanno sequestrato una petroliera, la Lighthouse Winmore, formalmente battente bandiera di Hong Kong e quindi riconoducibile a Pechino, sospettata di aver trasbordato il 19 ottobre 600 tonnellate di petrolio su una nave nordcoreana. Una notizia che sembrerebbe avvalorare le accuse di Trump e vanificare la piccata replica di Pechino che parla di notizie "non accurate" e afferma che non permetterà mai alle sue compagnie di "violare le risoluzioni dell'Onu" volte a contrastare i programmi di armamento nucleare del regime di Kim.
Il fatto che in ottobre e novembre il carburante sia stato trasferito in mare rappresenta un'evoluzione rispetto a quanto la stessa Reuters riportò lo scorso settembre, e cioè che navi nordcoreane salpavano direttamente da porti russi.
Il traffico è stato confermato da entrambe le fonti della Reuters, ma una ha precisato che non ci sono prove di un coinvolgimento diretto del governo di Mosca. Ed entrambe hanno fatto riferimento a servizi di intelligence navale e immagini satellitari dei cargo, ma senza fornire ulteriori dettagli.
Le autorità russe non hanno voluto commentare la notizia, mentre la società proprietaria di una delle navi che sarebbe stata utilizzata per far arrivare il carburante al regime di Pyongyang ha negato ogni contatto con la Corea del Nord.
A complicare ancora di più il quadro, dopo le accuse lanciate dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Pechino, arriva da Seul la notizia che in novembre i sudcoreani hanno sequestrato una petroliera, la Lighthouse Winmore, formalmente battente bandiera di Hong Kong e quindi riconoducibile a Pechino, sospettata di aver trasbordato il 19 ottobre 600 tonnellate di petrolio su una nave nordcoreana. Una notizia che sembrerebbe avvalorare le accuse di Trump e vanificare la piccata replica di Pechino che parla di notizie "non accurate" e afferma che non permetterà mai alle sue compagnie di "violare le risoluzioni dell'Onu" volte a contrastare i programmi di armamento nucleare del regime di Kim.