Milos Yannopoulos, il guru dell’alt-righi incontra l’onda nera di Visegrad
Anna Lombardi , dalla nostra inviata ANNA LOMBARDIIl giovane leader della destra americana invitato dal governo ungherese. Intanto litiga anche con il suo ex editore
NEW YORK. Milo l'incendiario, il controverso guru dell'alt right americana, spera di appiccare il fuoco dall'altra parte del mondo. Il governo ungherese, presidente di turno di quel Gruppo di Visegrad che raccoglie anche Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia e sta sfidando l'Unione europea su immigrazione, diritti e identità, lo ha infatti invitato a Budapest alla conferenza internazionale sul futuro dell'Europa per dare pepe, assieme al sociologo populista Frank Füredi, a un panel già di per sé piccante e intitolato alle "Culture Wars": le guerre della cultura.
Milo Yiannopoulos (ma il vero cognome è Hanrahan) classe 1984, il ragazzone gay britannico approdato in America nel 2015 per lavorare al sito di ultradestra Breitbart, creato dall'ex stratega della Casa Bianca Steve Bannon, di guerre culturali d'altronde ne ha già scatenate parecchie. L'ultima si sta combattendo proprio in queste ore in un …
Milo Yiannopoulos (ma il vero cognome è Hanrahan) classe 1984, il ragazzone gay britannico approdato in America nel 2015 per lavorare al sito di ultradestra Breitbart, creato dall'ex stratega della Casa Bianca Steve Bannon, di guerre culturali d'altronde ne ha già scatenate parecchie. L'ultima si sta combattendo proprio in queste ore in un …
NEW YORK. Milo l'incendiario, il controverso guru dell'alt right americana, spera di appiccare il fuoco dall'altra parte del mondo. Il governo ungherese, presidente di turno di quel Gruppo di Visegrad che raccoglie anche Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia e sta sfidando l'Unione europea su immigrazione, diritti e identità, lo ha infatti invitato a Budapest alla conferenza internazionale sul futuro dell'Europa per dare pepe, assieme al sociologo populista Frank Füredi, a un panel già di per sé piccante e intitolato alle "Culture Wars": le guerre della cultura.
Milo Yiannopoulos (ma il vero cognome è Hanrahan) classe 1984, il ragazzone gay britannico approdato in America nel 2015 per lavorare al sito di ultradestra Breitbart, creato dall'ex stratega della Casa Bianca Steve Bannon, di guerre culturali d'altronde ne ha già scatenate parecchie. L'ultima si sta combattendo proprio in queste ore in un tribunale di New York. Milo ha infatti chiesto a Simon & Schuster 10 milioni di dollari per aver recesso il contratto della sua autobiografia. Un libro intitolato guarda un po' Dangerous, pericoloso, che quando fu annunciato un anno fa scalò il podio dei più richiesti in prevendita su Amazon in meno di 24 ore.
La nota casa editrice si era accaparrata il libro nel pieno della velenosa campagna presidenziale del 2016. La stella del provocatore era allora all'apice grazie a proposte spericolate come la creazione di un fondo scolastico per soli maschi bianchi e la campagna razzista contro l'attrice afroamericana Leslie Jones. Per non parlare dei tanti articoli aggressivi con titoli che erano tutto un programma: "Il femminismo rende le donne brutte", "Donald Trump primo presidente nero". Provocazioni che esaltando la destra più estrema spinsero, lo scorso febbraio, gli studenti di Berkeley alla rivolta - il campus messo a fuoco pur di cancellare una conferenza di cattivissimo Milo. L'episodio scatenò un difficile dibattito sulla libertà d'espressione: che si è poi trasformato in autogol. Breitbart lo ha scaricato dopo che ha giustificato perfino la pedofilia in un video pubblicato online. Il libro è stato cancellato.
La sua stella, insomma, si è appannata. Ed è a questo punto che Yiannopoulos è ricorso alla sua miglior difesa di sempre: l'attacco. "Simon & Schuster odiano i repubblicani", ha detto trascinandoli in tribunale. E pazienza se l'editor (gay anche lui) Mitchell Ivers è lo stesso che ha curato libri di ultras conservatori come Glenn Beck e Rush Limbaugh. Si arriva così allo scorso 21 dicembre: quando la difesa porta in tribunale il manoscritto con i commenti dell'editore.
Quelle note, diventate pubbliche, fanno sbellicare la rete: "Il capitolo sui gay ha bisogno di tesi migliori rispetto a quella che gli omosessuali dovrebbero tornare a nascondersi". E ancora: "Il capitolo sul femminismo manca di argomenti. Non basta dire che sono brutte, frigide e amano i gatti. Non è chiaro, non è buffo: cancella". Una doccia gelata per Milo l'incendiario. Che ora, spera in un nuovo ritorno: nella sua vecchia Europa dilaniata dai populismi.
Milo Yiannopoulos (ma il vero cognome è Hanrahan) classe 1984, il ragazzone gay britannico approdato in America nel 2015 per lavorare al sito di ultradestra Breitbart, creato dall'ex stratega della Casa Bianca Steve Bannon, di guerre culturali d'altronde ne ha già scatenate parecchie. L'ultima si sta combattendo proprio in queste ore in un tribunale di New York. Milo ha infatti chiesto a Simon & Schuster 10 milioni di dollari per aver recesso il contratto della sua autobiografia. Un libro intitolato guarda un po' Dangerous, pericoloso, che quando fu annunciato un anno fa scalò il podio dei più richiesti in prevendita su Amazon in meno di 24 ore.
La nota casa editrice si era accaparrata il libro nel pieno della velenosa campagna presidenziale del 2016. La stella del provocatore era allora all'apice grazie a proposte spericolate come la creazione di un fondo scolastico per soli maschi bianchi e la campagna razzista contro l'attrice afroamericana Leslie Jones. Per non parlare dei tanti articoli aggressivi con titoli che erano tutto un programma: "Il femminismo rende le donne brutte", "Donald Trump primo presidente nero". Provocazioni che esaltando la destra più estrema spinsero, lo scorso febbraio, gli studenti di Berkeley alla rivolta - il campus messo a fuoco pur di cancellare una conferenza di cattivissimo Milo. L'episodio scatenò un difficile dibattito sulla libertà d'espressione: che si è poi trasformato in autogol. Breitbart lo ha scaricato dopo che ha giustificato perfino la pedofilia in un video pubblicato online. Il libro è stato cancellato.
La sua stella, insomma, si è appannata. Ed è a questo punto che Yiannopoulos è ricorso alla sua miglior difesa di sempre: l'attacco. "Simon & Schuster odiano i repubblicani", ha detto trascinandoli in tribunale. E pazienza se l'editor (gay anche lui) Mitchell Ivers è lo stesso che ha curato libri di ultras conservatori come Glenn Beck e Rush Limbaugh. Si arriva così allo scorso 21 dicembre: quando la difesa porta in tribunale il manoscritto con i commenti dell'editore.
Quelle note, diventate pubbliche, fanno sbellicare la rete: "Il capitolo sui gay ha bisogno di tesi migliori rispetto a quella che gli omosessuali dovrebbero tornare a nascondersi". E ancora: "Il capitolo sul femminismo manca di argomenti. Non basta dire che sono brutte, frigide e amano i gatti. Non è chiaro, non è buffo: cancella". Una doccia gelata per Milo l'incendiario. Che ora, spera in un nuovo ritorno: nella sua vecchia Europa dilaniata dai populismi.