Per Trump l’anno nuovo sarà decisivo. Sei voci dagli Usa sotto pressione
Anna Lombardi
,
dal nostro inviato ANNA LOMBARDI
Isolata nel mondo, scossa da tensioni sociali, ma con la Borsa a mille. Il cruciale rinnovo del Congresso a novembre
Aggiornato 7 minuti di lettura
NEW YORK. È l'ultimo dell'anno, ma l'America che sta per dire addio al 2017 ha già gli occhi puntati su un altro giorno, quasi un anno più in là: il 6 novembre del 2018, il giorno del midterm, le elezioni che potrebbero essere l'inizio della fine per l'America di Donald Trump, il presidente che aveva promesso di farla di nuovo grande e che invece sembra averla resa più piccina e isolata dal resto del mondo.
The Donald, ha scritto ieri il Washington Post ricostruendo il dietro le quinte del suo buen retiro a Mar-a-Lago, "è stato avvertito dai collaboratori che se nel 2018 perderà la Camera, i democratici avvieranno le procedure di impeachment e ostacoleranno la sua agenda legislativa rendendo più difficile la rielezione nel 2020". Per Trump, e per l'America e il mondo, l'anno che verrà sarà dunque così decisivo? Repubblica lo ha chiesto a sei personalità della…
NEW YORK. È l'ultimo dell'anno, ma l'America che sta per dire addio al 2017 ha già gli occhi puntati su un altro giorno, quasi un anno più in là: il 6 novembre del 2018, il giorno del midterm, le elezioni che potrebbero essere l'inizio della fine per l'America di Donald Trump, il presidente che aveva promesso di farla di nuovo grande e che invece sembra averla resa più piccina e isolata dal resto del mondo.
The Donald, ha scritto ieri il Washington Post ricostruendo il dietro le quinte del suo buen retiro a Mar-a-Lago, "è stato avvertito dai collaboratori che se nel 2018 perderà la Camera, i democratici avvieranno le procedure di impeachment e ostacoleranno la sua agenda legislativa rendendo più difficile la rielezione nel 2020". Per Trump, e per l'America e il mondo, l'anno che verrà sarà dunque così decisivo? Repubblica lo ha chiesto a sei personalità della politica e della cultura, facendosi raccontare cosa si aspetta davvero, l'America, dal 2018.
Ma nessuna previsione può fare a meno di basarsi su ciò che ci lasciamo alle spalle. Ecco dunque la mappa delle preoccupazioni, delle speranze e dei risultati. Il razzismo sempre più ostentato, la paura per una nuova sfida sul nucleare innescata dalle provocazioni di Kim Jong-un e dalle risposte a tono di The Donald con l'incognita della Cina sempre più superpotenza, i timori per l'influenza della Russia di Vladimir Putin (anche lui al voto l'anno prossimo), la nuova questione femminista. Ma anche il varo dell'importante riforma fiscale e Wall Street che a dicembre ha inannellato record su record. Qual'è la verità sul presidente che i due terzi degli americani disapprovano, ma che vanta ancora uno zoccolo duro di elettori convinti? La risposta riguarda tutti: lo abbiamo capito quando Trump ha stracciato gli accordi del clima di Parigi o annunciato di riconoscere Gerusalemme capitale d'Israele, scatenando all'Onu la protesta anche dell'Italia. È l'ultimo dell'anno: ma quanto somiglierà quello che sta arrivando a quello che se ne va?
Diritti Paul Beatty: "Basta razzismo, prendiamoci dei rischi"
Scrittore afroamericano di 55 anni, nel 2016 è stato il primo statunitense a vincere il Man Booker Prize, con il suo romanzo “Lo schiavista”
"Più di questo". Lo scrittore afroamericano Paul Beatty, 55 anni, vincitore del Man Booker Prize con il romanzo "Lo Schiavista" (Fazi) scandisce queste tre parole in italiano e poi prosegue in inglese: "Nel 2018 dobbiamo aspettarci più di quel che abbiamo visto fino ad ora".
Quali saranno le grandi sfide degli Stati Uniti d'America?
"La vera sfida è tornare a responsabilizzare la gente e la politica. Nell'ultimo anno l'America non si è presa la responsabilità di niente. Donald Trump in pratica non ha governato, malgrado la maggioranza al Congresso".
Ha chiuso l'anno varando la riforma fiscale, riconoscendo Gerusalemme capitale...
"Pretende di governare. Finge: declama. Ma in fondo non ha passato nessuna legge che abbia un impatto costruttivo sulla vita della gente".
Di che cosa parleremo di più nel 2018?
"Oggi tutti tirano fuori il razzismo come se fosse un'emergenza nuova: ma c'è sempre stato e da decenni c'è chi lotta contro. Quello che davvero conta, anche qui, è tornare a prendersi rischi. Penso al giocatore di football Colin Kaepernick, che ha iniziato la protesta degli atleti inginocchiati in campo durante l'inno e ha pagato per quello. Ecco, vorrei che nel 2018 la gente parlasse di questo: se si vuole cambiare bisogna prendersi dei rischi. E saperne accettare il costo".
(reuters)
Economia Erica Jong: "Il no alle molestie ci spingerà a fare politica"
Scrittrice e icona femminista, 75 anni, fece scalpore nel 1973 affrontando il tema del desiderio sessuale delle donne in “Paura di volare”
"Nel 2017 ho sentito pronunciare la parola "scary", paura, più che in tutto il resto della mia vita". E dire che Erica Jong, 75 anni, di paura ne sa qualcosa. Scrittrice femminista, nel 1973 infranse ogni tabù con "Paura di volare" e di recente ha affrontato il tema della vecchiaia con "Paura di morire" (Bompiani). "Da quando Trump è alla Casa Bianca siamo tornati a temere cose che credevamo dimenticate: i nazisti, la guerra nucleare".
Cosa si aspetta dal 2018?
"Spero che ci faccia superare quella paura. Le donne hanno alzato la testa. Non solo denunciando le molestie ma tornando in massa alla politica. Quelle che correranno per le elezioni di midterm saranno tantissime. È un momento di grande impegno ma troppe volte ho visto la società tornare indietro. Mai come quest'anno bisognerà tenere sempre la guardia alta".
Di cosa discuterà l'America?
"Di politica, non c'è dubbio: il midterm sarà la chiave di ogni altro argomento, che si tratti di donne, di clima, di guerra nucleare. Bisogna lavorare bene: perché se si perde questa occasione si abbandona il paese nelle mani di Trump per non so quanto tempo".
Non salva niente della presidenza?
"Sono curiosa di vedere cosa faranno i repubblicani ora che hanno ottenuto la riforma fiscale. Quanti, insomma, saranno ancora dalla parte di Trump a novembre".
Giustizia Scott Turow: "Jared Kushner pagherà il conto del Russiagate"
Scrittore e avvocato, 66 anni, partecipò all’Operazione Greylord contro la corruzione giudiziaria a Chicago
"Resistenza è stata la parola d'ordine del 2017: e mi ha sorpreso la costanza con cui la gente, i giornali, la giustizia hanno reagito a ogni azione di Donald Trump". Scott Turow, 68 anni, autore di "Presunto Innocente" (Mondadori), negli anni '80 fu il braccio destro di quel procuratore Thomas Sullivan che avviò l'Operazione Greylord anti corruzione.
La resistenza caratterizzerà anche il 2018?
"Sarà ancora più forte: e spero che la gente si prenderà l'opportunità democratica delle elezioni di midterm per dimostrarlo".
Di cosa discuterà di più l'America?
"Di cybersicurezza: più la società diventa complicata, più siamo vulnerabili alle intrusioni, come dimostrato da nordcoreani e russi. E poi, naturalmente, delle indagini su Trump".
Le indagini del procuratore Robert Mueller approderanno a qualcosa?
"All'inizio dissi a mia moglie che nemmeno Trump poteva essere così stupido da ingaggiare comunicazioni dirette coi russi. Ma ci sono troppe cose che, messe in fila, dimostrano il contrario. Mueller finora ha fatto tutte le mosse giuste, non ci sono leaks, non si fa intimidire. Si sta preparando bene e penso che il primo a venire incriminato, in questo 2018, sarà il genero di Trump, Jared Kushner. Personaggi così incredibili che nemmeno la fantasia di un romanziere avrebbe potuto partorire".
Minoranze Valeria Luiselli: "I migranti sono i nuovi schiavi. Liberiamoli"
Scrittrice messicana di origini italiane, 34 anni, vive a Brooklyn. È l’autrice di “La storia dei miei denti” e “Carte false”
"Davvero la più grande democrazia del mondo pensa di poter affrontare la questione dei migranti con la forza e sbarrando le frontiere?". Valeria Luiselli, 34 anni, è la pluripremiata scrittrice messicana, autrice di "Carte False" e "La Storia dei miei denti" (edizioni La nuova frontiera) che da più di dieci anni vive in America. "Sarà l'immigrazione la sfida più importante di questo 2018. E non solo negli Stati Uniti ma nel mondo".
Una sfida globale: come affrontarla?
"Sottoposti a trattamenti inumani, i migranti sono i nuovi invisibili. Bisogna invertire questa tendenza. Costruire inchieste, denunciare. Qui in America ad esempio su di loro è sorta un'industria: e i clandestini fermati dai centri di detenzione vengono portati in carcere e costretti a lavorare per pochi centesimi. Una nuova forma di schiavitù. Hanno capito che deportare costa e rende meno. Succedeva già ai tempi di Barack Obama".
Sbagliato quindi dare tutta la colpa a Donald Trump.
"È importante capire che non è solo lui il problema. E non finirà con lui"
Di cos'altro discuterà l'America?
"Di democrazia: scopriamo che è molto più fragile di quel che pensavamo. E poi di clima. E di molestie sessuali, spero, in un modo diverso. Perché discutere ossessivamente delle vite delle star non serve a fermare, per dire, il bastardo a capo del fast food qui di fronte che molesta le impiegate".
(ansa)
Politica interna Michael Walzer: "Midterm decisivo ma ora la sinistra trovi un leader"
Filosofo statunitense, 82 anni, è professore emerito all’università di Princeton e co-direttore della rivista liberal di sinistra Dissent
"Il 2018 sarà un anno politicamente importantissimo: le elezioni di midterm possono cambiare tutto. Per questo i democratici devono concentrarsi e lavorare duro: dalla vittoria in Alabama si può imparare". Michael Walzer, 82 anni, professore emerito di Princeton, è l'autore di "Guerre giuste e ingiuste" e decine di altri saggi di teoria ed etica politica.
Sono le elezioni di autunno la sfida più importante del 2018?
"Sì. Il partito democratico deve ripartire dall'inusuale efficienza dimostrata in Alabama, visto che alle elezioni precedenti aveva fallito nel portare la gente al voto. Sapendo, per altro, che i candidati da fronteggiare non saranno pessimi come Roy Moore. Deve lavorare sui dati di quest'elezione che ha visto tornare alle urne neri e donne grazie ad una organizzazione capillare iniziata ben prima che si parlasse di scandalo. E poi deve riguadagnare la sinistra di Bernie Sanders".
Vede nuovi leader all'orizzonte?
"In un anno alla Casa Bianca Donald Trump ha fatto pochissimo per la gente che lo ha votato e questo mi ha sorpreso. Ho la sensazione che qualsiasi democratico potrebbe potenzialmente sconfiggerlo: ma non so chi. Un nuovo leader emergerà proprio dalla campagna 2018. Non Joe Biden, Bernie Sanders o Elizabeth Warren: troppo anziani. Nella fascia 40/60 anni ce ne sono di bravi come Sharrod Brown dell'Ohio o Kamala Harris in California. Ma non hanno ancora un'immagine nazionale".
Quali saranno gli altri temi del 2018?
"Direi Medio Oriente, dove dubito che Trump abbia un piano. E hacker. Ma sospetto che sarà più interessante continuare a parlare di sesso. Le rivelazioni sulle molestie di uomini potenti hanno messo in moto qualcosa di profondo. E cominceremo a fare attenzione anche alle molestie di uomini comuni. Estendere protezioni finora incerte: ecco una vera rivoluzione culturale".
Politica estera Strobe Talbott: "Diplomazia a pezzi. Dobbiamo ricucire con gli alleati"
Vicesegretario di Stato con Bill Clinton, 71 anni, è stato direttore del centro di ricerca Brookings Institution dal 2002 a gennaio 2017
"Tornare a farci considerare affidabili dai paesi alleati sarà la sfida più importante che l'America dovrà fronteggiare non solo del 2018 ma, temo, negli anni a venire". Strobe Talbott, 71 anni, ex vicesegretario di stato ai tempi di Bill Clinton, fino a pochi mesi fa ha guidato la Brookings Institution, il think tank di Washington cui fanno riferimento i più importanti studiosi ed esperti di politica. "Dipartimento di Stato, diplomazia, la Cia: tutte istituzioni che in un anno Donald Trump ha massacrato. Per ricostruire tutto ci vorranno 10 anni a partire dalla sua uscita dalla Casa Bianca".
Alla scadenza naturale del mandato? O davvero qualcosa potrebbe accadere già in questo 2018?
"L'ipotesi di un impeachment mi pare francamente remota. L'unica certezza è che Trump non aggiusterà il tiro: ma per quanto la situazione sia spaventosa non è ancora tragica. Molta gente che lo ha votato sta cambiando idea: lo dicono le ultime elezioni, lo dicono i sondaggi. Spero che in previsione del midterm si riaccenda una nuova fiamma politica: come quella che regge la statua della libertà. Non dovrei dirlo perché il mio think thank è un'organizzazione no partisan: ma ormai molti suoi colleghi di partito, con cui sono in contatto, sostengono che Donald Trump non sia un sincero repubblicano".
Quali altri temi ricorreranno nel 2018?
"Del Russiagate non sapremo nulla a lungo: ma certo la principale questione da dirimere è che cosa sapeva veramente Trump. Penso poi che Tillerson non resterà: non mi è simpatico dopo quel che ha fatto al Dipartimento di Stato ma rispetto a minacce reali come quella nordcoreana si è mosso con cautela e per questo è insultato da molti alla Casa Bianca. Lascerà o sarà licenziato. Mi preoccupa il Medioriente dove la politica di Trump si basa sul suo narcisismo. E poi bisognerebbe recuperare i rapporti con la Nato".