L’ayatollah Khamenei chiama i pasdaran nell’Iran in rivolta
Vincenzo Nigro
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di VINCENZO NIGRO
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Più di 40 morti nelle strade al sesto giorno di proteste. La Guida si affida ai guardiani della rivoluzione e attacca i “nemici esterni”
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TEHERAN. Il sesto giorno parlò anche l'ayatollah Alì Khamenei, la guida suprema della repubblica islamica dell'Iran. Seguendo un istinto scontato, il leader iraniano ha accusato il "nemico esterno", ha evocato il ruolo di agenti stranieri nel fomentare i disordini che da una settimana infiammano il Paese. "I nostri nemici si sono uniti usando i loro mezzi, il denaro, le armi, la politica e i servizi di sicurezza per creare problemi alla Repubblica Islamica", ha detto l'ayatollah senza citare apertamente i nomi di Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita, gli avversari eterni dell'Iran.
Le proteste esplose giovedì scorso a Mashhad si sono diffuse a tutto il Paese e continuano a intermittenza: i morti sono già più di 40, ma all'improvviso il numero dei video, delle foto, delle notizie in uscita sui social si è ridotto. Gli arrestati sono saliti a più di mille, mentre il capo della Corte Rivoluzi…
TEHERAN. Il sesto giorno parlò anche l'ayatollah Alì Khamenei, la guida suprema della repubblica islamica dell'Iran. Seguendo un istinto scontato, il leader iraniano ha accusato il "nemico esterno", ha evocato il ruolo di agenti stranieri nel fomentare i disordini che da una settimana infiammano il Paese. "I nostri nemici si sono uniti usando i loro mezzi, il denaro, le armi, la politica e i servizi di sicurezza per creare problemi alla Repubblica Islamica", ha detto l'ayatollah senza citare apertamente i nomi di Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita, gli avversari eterni dell'Iran.
Le proteste esplose giovedì scorso a Mashhad si sono diffuse a tutto il Paese e continuano a intermittenza: i morti sono già più di 40, ma all'improvviso il numero dei video, delle foto, delle notizie in uscita sui social si è ridotto. Gli arrestati sono saliti a più di mille, mentre il capo della Corte Rivoluzionaria della provincia di Teheran, Moussa Ghazanfarabad, ha detto che alcune delle persone fermate potrebbero essere accusate di "Muharebeh" (guerra contro Dio), reato che prevede la pena di morte.
La censura della polizia iraniana ha stretto Internet, sono entrati in azione i nuclei informatici dei "pasdaran", le "guardie della rivoluzione". Ieri il comandante generale delle "guardie" ha avuto riunioni con collaboratori della guida suprema e del presidente riformatore Hassan Rouhani. Il generale Mohammed Alì Jafari, con il suo capo di Stato maggiore Mohammed Hejazi, sta pianificando il possibile intervento massiccio dei guardiani in ciascuno dei 31 "ostanha", i distretti in cui è diviso il Paese.
I "pasdaran" vennero creati pochi giorni dopo il rientro Iran di Khomeini il primo febbraio del 1979: per proteggere i leader della rivoluzione appena nata, il 5 maggio del 1979 venne istituito il "sepah e-pasdaran". I mullah organizzarono le guardie in tutte le province; dopo pochi mesi furono costretti a sperimentare sul campo della sanguinosa guerra Iran-Iraq la tenuta del corpo. Il massacro di quella guerra, che ha insanguinato e segnato generazioni di uomini e giovani iraniani, ha rafforzato in maniera mistica lo spirito di corpo dei pasdaran.
Che all'inizio del 2018 si presentano con due caratteristiche decisive sulla scena iraniana: innanzitutto sono le forze armate più efficienti di tutto il Paese, hanno 103mila soldati nella forza di terra, 5000 nell'aviazione, 20 mila nella marina. Hanno il controllo del comando per i missili strategici e per l'aerospazio, controllano il programma nucleare, che sarebbe sempre stato "civile" ma veniva sorvegliato appunto dai pasdaran. Un efficienza consolidata dai successi che i pasdaran hanno raggiunto in Iraq e in Siria negli ultimi 3 anni.
Ma il secondo pilastro su cui i pasdaran fondano la loro potenza è quello economico. A partire dagli anni Ottanta, i pasdaran iniziarono ad occuparsi di economia: si fecero affidare i beni, le fabbriche, le attività commerciali confiscate ai sostenitori dello scià costretti a fuggire all'estero. Da allora quel nucleo economico si è allargato: oggi fra le società dei pasdaran c'è per esempio "Khatam Al Anbia", un general contractor da 7 miliardi di dollari di fatturato, con 25.000 ingegneri e tecnici capace di effettuare lavori edili di ogni tipo. Oriental Oil Kish invece è una delle società petrolifere; ci sono poi banche, società che costruiscono aeroporti civili (oltre che militari), società di distribuzione commerciale. Decisi a difendere la rivoluzione ma anche questo loro impero economico, i pasdaran saranno cruciali. Qassem Suleiman è il generale dei pasdaran diventato eroe di Siria e Iraq. Adesso potrebbe essere un suo collega a prendersi il compito di ordinare di sparare sui rivoltosi: è il generale Mohammed Reza Naqdi, da lui dipendono i "basiji", i picchiatori pronti a scendere in piazza come nel 2009. I pasdaran saranno in prima fila.