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(ap)

Spie e repressione, così Teheran blocca la rivolta

Ma Rouhani apre. Il presidente parla ai giovani: “Il problema oggi è la distanza fra le generazioni. Questa non è solo una questione di economia”
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Di che cosa stiamo parlando

Le ultime proteste in Iran (nate principalmente contro la corruzione e il rincaro dei prezzi) sono scoppiate il 28 dicembre scorso a Mashhad, la seconda più grande del Paese, e si sono poi diffuse in numerose altre città. Dopo diversi giorni di disordini, sono state soffocate dalle forze di sicurezza, in primis le "Guardie della Rivoluzione" iraniane. Il bilancio: 23 morti e centinaia di arresti 

Dopo le proteste di piazza la crisi politica iraniana entra in una seconda fase: quella del confronto, anche duro, fra il governo del moderato Hassan Rouhani e i circoli che rappresentano il nucleo conservatore del sistema nato dalla rivoluzione islamica. In Iran il presidente è il capo di un governo dai poteri limitati: di fronte a lui c'è innanzitutto la "Guida suprema", un elemento che è insieme leader religioso e politico, praticamente al disopra di ogni controllo o censura. Attorno a Khamenei ci …

Di che cosa stiamo parlando

Le ultime proteste in Iran (nate principalmente contro la corruzione e il rincaro dei prezzi) sono scoppiate il 28 dicembre scorso a Mashhad, la seconda più grande del Paese, e si sono poi diffuse in numerose altre città. Dopo diversi giorni di disordini, sono state soffocate dalle forze di sicurezza, in primis le "Guardie della Rivoluzione" iraniane. Il bilancio: 23 morti e centinaia di arresti 

Dopo le proteste di piazza la crisi politica iraniana entra in una seconda fase: quella del confronto, anche duro, fra il governo del moderato Hassan Rouhani e i circoli che rappresentano il nucleo conservatore del sistema nato dalla rivoluzione islamica. In Iran il presidente è il capo di un governo dai poteri limitati: di fronte a lui c'è innanzitutto la "Guida suprema", un elemento che è insieme leader religioso e politico, praticamente al disopra di ogni controllo o censura. Attorno a Khamenei ci sono il clero, le forze di sicurezza guidate dai Pasdaran, i partiti politici conservatori o "principalisti" e infine il vasto mondo del business.

Ieri il presidente Rouhani ha sfidato tutto questo quando ha detto che "dietro le proteste non ci sono solo rivendicazioni economiche, ma anche richieste politiche, sociali, culturali e di sicurezza".  Fino ad oggi secondo i gruppi politici conservatori le ragioni della protesta erano state sostanzialmente due: le politiche economiche fallimentari del governo Rouhani e l'infiltrazione di potenze straniere che avrebbero manipolato le piazze per provocare i disordini.

Rouhani invece ha fatto un discorso che è anche un tentativo di riprendere il contatto con il suo elettorato, quella base sociale che lo ha appoggiato nelle elezioni e sembra in crisi a causa delle difficoltà economiche. Ha detto che "sarebbe una rappresentazione dei fatti falsa, e anche un insulto al popolo iraniano dire che i manifestanti hanno solo richieste economiche. Siamo una grande nazione, le autorità non sono infallibili e tutti possono essere criticati. Se le critiche sono accompagnate da speranza, volontà e soluzioni corrette sono molto utili". E ancora: "Non possiamo prendere uno stile di vita e dire di seguirlo a due generazioni dopo la nostra: il punto di vista delle giovani generazioni sulla vita, sul mondo è diverso dal nostro". Il discorso di Rouhani, apparentemente equilibrato, è invece una sfida aperta ai conservatori. Un passaggio che i suoi rivali giudicheranno una resa alle ragioni dei rivoltosi. 

Come reagiranno gli avversari? Cosa faranno i Pasdaran, le Guardie rivoluzionarie che anche stavolta sono state in prima linea per difendere il sistema? Le proteste alla fine dell'anno sono state violente, diffuse e improvvise. Tanta violenza nei quasi quarant'anni della Repubblica islamica non si era mai vista, ha spaventato perfino le classi borghesi che erano scese in piazza nel 2009. Le Guardie della rivoluzione, anche se all'inizio sono state colte di sorpresa, hanno agito con prontezza, grazie a un'organizzazione perfetta. 

In Iran ci sono diciassette organizzazioni per la sicurezza. Le principali sono i Pasdaran, i basiji e la polizia. Le Guardie hanno dieci centri regionali con comandi autonomi divisi in comandi provinciali e collegati con il comando centrale attraverso diversi livelli gerarchici. I basiji, una milizia civile che è considerata la più grande del mondo con quasi 5 milioni di aderenti, hanno una rete di oltre 50 mila postazioni. 
In questo contesto Rouhani porterà avanti la sua battaglia, all'interno di un sistema che lui stesso giudica non sempre infallibile e certo non sempre adatto a governare le "nuove generazioni" che sono una metà dell'Iran. 
Un sistema che comunque proverà a non lasciargli nessuno spazio.