Venezuela, Cnn: "Ucciso Oscar Perez", poliziotto anti-Maduro
Oscar Perez, 36 anni: finisce la parabola del poliziotto anti-Maduro (ansa)
Dopo ore di accerchiamento, l'ex agente sarebbe morto nell'assedio a un sobborgo di Caracas. Sette mesi fa l'uomo volò sulla capitale in elicottero per chiamare alla rivolta contro il presidente
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E' STATO ucciso in uno scontro armato con le forze di sicurezza venezuelane Oscar Perez, 36 anni, l'ex poliziotto della scientifica (e attore) che lo scorso giugno sorvolò in elicottero il ministero dell'Interno e la Corte attaccando i due edifici a colpi di arma da fuoco e granate. Lo ha riferito la Cnn citando fonti venezuelane secondo le quale Perez, il poliziotto anti-Maduro, è stato rintracciato nel quartiere El Junquito di Libertador ad ovest di Caracas, grazie al segnale del suo telefono satellitare.
In precedenza il ministero dell'Interno aveva riferito dell'uccisione di "membri di una cellula terroristica che ha opposto resistenza", mentre cinque componenti sono stati arrestati. Due gli agenti morti nell'azione.
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All'alba le forze di sicurezza, la polizia e la Guardia nazionale sono entrate nel quartiere di El Junquito, nella parte ovest della capitale venezuelana e poco dopo, Perez ha diffuso un video annunciando un negoziato con le autorità e assicurando di non cercare lo scontro. Più tardi però in un secondo video l'ex agente è comparso con la faccia sporca di sangue e ha denunciato "ci stanno uccidendo", mentre in sottofondo si udivano rumori simili a esplosioni.
Gli ultimi video che Perez ha caricato sui social lo mostravano con il volto macchiato di sangue, accovacciato mentre sopra di lui sibilavano le pallottole. Uno dei suoi compagni, in sottofondo, urlava "Abbiamo famiglie, e vogliamo rivederle!". L'ex poliziotto diceva che voleva negoziare la resa, ma "ci vogliono uccidere".
Lo scorso 27 giugno, a bordo di un elicottero della polizia - che portava come bandiera l'articolo della Costituzione venezuelana che ordina al popolo la ribellione contri chi abusa del potere - Perez sorvolò il centro di Caracas per ore senza essere intercettato. Dal velivolo, i poliziotti ribelli lanciarono granate sulla sede della Corte Suprema e sparato contro il ministero degli Interni e della Giustizia, senza causare vittime. Maduro denunciò che si trattava di un ennesimo complotto finanziato dagli Usa e lo proclamò "il peggiore dei traditori".
Scomparso senza lasciare traccia, Perez era quindi passato alla clandestinità, facendosi tuttavia vedere in varie occasioni: ha visitato una protesta dell'opposizione nell'Est di Caracas e ha pubblicato vari video chiamando alla rivolta armata contro Maduro, in unione del popolo e delle Forze Armate.
Poi, lo scorso 19 dicembre, il colpo grosso. Perez e i suoi uomini hanno preso d'assalto un'unità della Guardia Nazionale, neutralizzando le guardie e rubando armi da guerra dall'arsenale. In quell'occasione Maduro annunciò in tv che l'ex poliziotto era ormai diventato "il nemico pubblico numero 1 della Patria". Fino a oggi, quando Perez è finito accerchiato da un'impressionante operazione di sicurezza a El Junquito dove dalla notte scorsa i vicini parlavano sui social di "zona militarizzata" e spari a continuazione.
Secondo la versione ufficiale dei fatti, Perez e i suoi ribelli hanno attaccato la polizia mentre si negoziava la loro resa. Nei suoi ultimi video Perez ha raccontato una versione diametralmente opposta.