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Sopra: Elsa Artadi, Inés Arrimadas, Marta Rovira. Sotto, manifestazione a Barcellona per la liberazione dei prigionieri politici catalani 

Tre donne all’assalto del governo catalano

Da outsider a leader, le alternative del fronte indipendentista se Puigdemont non potrà essere eletto
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Di che cosa stiamo parlando

Oggi si insedia, dopo le elezioni del 21 dicembre, il nuovo Parlamento catalano. Prime battaglie: l'elezione dell'ufficio di presidenza e del presidente del Parlamento. Lo schieramento di maggioranza è formato dai partiti nazionalisti (PDeCat di Puigdemont, Esquerra di Junqueras, estrema sinistra Cup). Entro il 31 gennaio dovrà essere eletto il nuovo presidente della Generalitat. Puigdemont si candida ma la sua nomina in assenza è proibita. 


BARCELLONA. Il parco è ancora quello, l'edificio del Parlamento catalano anche. Com'è, più o meno uguale, la maggioranza dei deputati indipendentisti rieletti il 21 dicembre: 70 su 135. Ma dimenticate i protagonisti delle drammatiche giornate di tre mesi fa, quando - era il 27 ottobre - venne dichiarata un'indipendenza fragilissima, simbolica, e soprattutto impossibile da realizzare. A Rajoy bastò attivare il commissariamento della regione …

Di che cosa stiamo parlando

Oggi si insedia, dopo le elezioni del 21 dicembre, il nuovo Parlamento catalano. Prime battaglie: l'elezione dell'ufficio di presidenza e del presidente del Parlamento. Lo schieramento di maggioranza è formato dai partiti nazionalisti (PDeCat di Puigdemont, Esquerra di Junqueras, estrema sinistra Cup). Entro il 31 gennaio dovrà essere eletto il nuovo presidente della Generalitat. Puigdemont si candida ma la sua nomina in assenza è proibita. 


BARCELLONA. Il parco è ancora quello, l'edificio del Parlamento catalano anche. Com'è, più o meno uguale, la maggioranza dei deputati indipendentisti rieletti il 21 dicembre: 70 su 135. Ma dimenticate i protagonisti delle drammatiche giornate di tre mesi fa, quando - era il 27 ottobre - venne dichiarata un'indipendenza fragilissima, simbolica, e soprattutto impossibile da realizzare. A Rajoy bastò attivare il commissariamento della regione autonoma per cancellare tutti i sogni utopistici delle truppe nazionaliste che sventolavano le esteladas per le strade di Barcellona. Oggi Carles Puigdemont è in esilio a Bruxelles, mentre il suo ex vice, Oriol Junqueras, è in carcere per ribellione a Estremera, 70 chilometri da Madrid. Così i nuovi interpreti di queste giornate che si daranno battaglia nell'aula catalana saranno soprattutto tre donne. 

La prima è Inés Arrimadas. La giovane leader di Ciutadans, costola locale del nuovo centro-destra di Ciudadanos di Albert Rivera, è riuscita a diventare la paladina indiscussa dei "charnegos" ( i terroni), ossia quelle decine di migliaia di spagnoli emigrati dal Sud, soprattutto dall'Andalusia e dall'Estremadura, in cerca di lavoro nella ricca Catalogna a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso. Inés, con il 25% dei suffragi e 36 seggi, è la vincitrice morale delle ultime elezioni. Nonostante serva a poco, in Catalogna Ciutadans è diventato il primo partito. E di lei, avvocato, 36 anni, nata in Andalusia, la più piccola di cinque fratelli, ormai si parla come una possibile leader nazionale da quando molti sondaggi la collocano davanti a Rivera nel gradimento degli elettori.

L'altra donna in campo è l'esatto opposto di Inés. Ricca e raffinata erede di una importante famiglia di industriali catalani, Elsa Artadi è diventata negli ultimi mesi il vero braccio destro dell'ex presidente Puigdemont. Quella che ha diretto la campagna elettorale di Junts per Catalunya, la lista del presidente. Lista che anche grazie a lei ha battuto, contro ogni pronostico, l'altro grande partito nazionalista, Esquerra repubblicana di Oriol Junqueras.

Artadi, 41 anni, laurea in Economia, master a Harvard, prima di entrare in politica ha insegnato per cinque anni a Milano, alla Bocconi, e lavorato alla Banca Mondiale. Ora è una principessa ribelle che lotterà fino alla fine per raggiungere l'obiettivo: rimettere, nonostante tutti i veti, Puigdemont alla guida della Generalitat. L'altra ipotesi - che nessuno scarta in queste ore - è che invece sia proprio lei, Elsa, la nuova presidente, come fedelissima del capo in esilio. 

La sfida sul futuro della Catalogna, che passa oggi per l'elezione del presidente del Parlamento e entro il 31 gennaio per quella del nuovo presidente della Generalitat, è semplice: si gioca sulla possibilità di un "presidente tecnico", e una legislatura nazionalista "tranquilla", per recuperare le istituzioni regionali oppure su un nuovo "colpo di mano" per forzare l'elezione di Puigdemont a distanza, via Skype. La tentazione c'è ma già Rajoy come i consiglieri giuridici del Parlament hanno dato l'altolà. Il primo ha detto che in quel caso prolungherebbe il commissariamento, i secondi che eleggere un presidente in sua assenza è illegale.

E qui entra in gioco la terza donna di questo scenario, Marta Rovira. Con Junqueras in carcere, Marta è diventata la leader di Esquerra republicana. Quarantun'anni, li compie il 25 gennaio, laurea in Scienze politiche, nata a Vic, nel cuore della Catalogna secessionista, è lei che in queste ore proclama una iniezione di sano realismo per evitare un nuovo e inutile scontro aperto con Madrid. Infine però, c'è anche una quarta donna decisiva nel futuro che inizia stamane. Ed è la sindaca di Barcellona Ada Colau. Infatti sarà grazie all'astensione del suo gruppo, En Comú-Podem, che i deputati indipendentisti in esilio (cinque) non dovranno, almeno per ora, rinunciare al loro seggio per garantire i numeri della maggioranza nazionalista.